EMERGENZA TERREMOTO

Abruzzo/L’Aquila, Corte dei Conti Ue contro Progetto Case: «intempestive, costose e insufficienti»

«Non rispettati gli obiettivi del finanziamento erogato»

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Abruzzo/L’Aquila, Corte dei Conti Ue contro Progetto Case: «intempestive, costose e insufficienti»



BRUXELLES. La Corte dei Conti Ue ha espresso dubbi sull'appropriato utilizzo del Fondo di solidarietà Ue per il terremoto in Abruzzo.
Sotto la lente è finito il 'progetto Case', in particolare la natura temporanea delle abitazioni realizzate e i costi eccessivi di costruzione. Promossi, invece, Map e Musp che «hanno soddisfatto le immediate necessità della popolazione tramite interventi di emergenza espressamente previsti nel regolamento».

«INSUFFICIENTI»
Le abitazioni del progetto Case «non hanno risposto in modo tempestivo e con sufficiente capacità agli effettivi bisogni della popolazione», dice la Corte dei Conti Ue che dunque contesta l'utilizzo del mezzo miliardo di euro dal fondo di solidarietà, in particolare per il progetto case che ha assorbito 350 milioni. Secondo quanto previsto dal regolamento istitutivo, il campo d’azione dell’Fondo di solidarietà dell’Ue era limitato «alle più urgenti necessità», mentre la ricostruzione a più lungo termine doveva esser lasciata ad altri strumenti. «Ne consegue che, poiché il progetto Case mirava a fornire una sistemazione abitativa duratura, esso non rispettava gli obiettivi dell’Fsue»
«La strategia del 'progetto case' - si legge nel documento della Corte dei Conti Ue - ha soddisfatto le necessità abitative di 15mila persone colpite dal sisma ma non ha risposto in modo tempestivo e con sufficiente capacità agli effettivi bisogni della popolazione» e «gli edifici costruiti sono stati molto più cari rispetto a quelli costruiti in situazioni normali». Il 'progetto Case', per la magistratura contabile europea, proprio per aver fornito «una sistemazione duratura e sostenibile» agli alloggiati, «non ha rispettato gli obiettivi» del fondo di solidarietà Ue.

IMPATTO DURATURO SUL PAESAGGIO
«Invece di fornire alloggi temporanei, come previsto dal regolamento Fondo», si legge, «il progetto ha comportato la costruzione di nuove strutture permanenti adatte ad ospitare la gente durante gli anni necessari per la ricostruzione, il che ha creato un impatto duraturo sul paesaggio e sul patrimonio abitativo del comune de L’Aquila».
E poi ancora: «sebbene la Commissione e le autorità italiane avessero stabilito nell’accordo di attuazione che gli interventi che andavano al di là dello stretto necessario non avrebbero dovuto essere finanziati, gli appartamenti del progetto CASE sono, con la loro elevata efficienza energetica ed il loro isolamento sismico, molto meglio equipaggiati delle case provvisorie tradizionali e di molti degli edifici preesistenti».

GENERERANNO ENTRATE E…. NON SI PUO’
Si contesta, inoltre, il fatto, che in futuro quelle abitazioni possano produrre delle entrate: «il Comune progetta di vendere in futuro alcuni degli appartamenti costruiti col progetto CASE sul libero mercato. Altri verranno usati per ovviare ai bisogni di alloggi sociali e per affittarli agli studenti universitari e ad altri. Pertanto, ci si attende che gli appartamenti generino delle entrate. Diversamente da quanto avviene con i regolamenti dei Fondi strutturali, però, il regolamento FSUE non disciplina tali eventualità».
La Corte dei Conti rileva inoltre che per poter attuare il progetto CASE in modo sufficientemente veloce, si è avviato l’appalto prima che fossero disponibili i numeri sulle effettive necessità abitative (arrivati solo ad agosto 2009), e che l’obiettivo di alloggiare la popolazione in appartamento prima dell’inverno «non è stato completamente raggiunto».

TROPPO COSTOSI
Si passa poi al costo delle case, che già diverse perplessità avevano creato in regione per uno spropositato prezzo al metro quadro. E anche da Bruxelles si muovono contestazioni: «Non è stata prestata molta attenzione all’economicità». «Per l’edilizia a fini sociali, il manuale di riferimento stabilisce un prezzo base di circa 1.153 euro al metro quadro, rispetto al quale gli edifici del progetto CASE sono stati, in media, del 43 % più cari». Si nota inoltre che «il prezzo era un criterio secondario per l’assegnazione dei contratti» e che «al prezzo è stata assegnata scarsissima importanza relativa». Alla fine «i criteri di aggiudicazione hanno comportato una maggiorazione del prezzo al metro quadro».

COMMISSIONE RESPINGE
«La Commissione Ue considera infondate le critiche», replica la portavoce del commissario alle politiche regionali Johannes Hahn. Il progetto Case «rispetta in pieno condizioni e obiettivi» del Fondo Ue.
Procedure di gara più lunghe e più dettagliate «avrebbero fatto risparmiare ma avrebbero comportato ritardi nella costruzione degli appartamenti». Inoltre «l’economicità, che pure deve essere ricercata, va tuttavia considerata nel contesto specifico di una situazione di emergenza».
La Commissione ritiene, inoltre soddisfatto anche il requisito della temporaneità: «il termine ‘temporaneo’ indica ‘per il tempo necessario fino a quando la popolazione interessata può tornare nelle proprie case’. Nel caso de L’Aquila il fatto che questo periodo richiederà molti anni fa parte delle caratteristiche di questa drammatica circostanza».

Alessandra Lotti