CONTRO I CRAVATTARI

Il pozzo (senza fondo) dell’usura: «certe banche applicano tassi anche del 500%»

Federitalia: «Tangenti a funzionari corrotti per ottenere prestiti vietati»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

9255

Maria Flora Rutolo

Maria Flora Rutolo




CHIETI. L’inchiesta per usura della procura di Chieti è nata da un suicidio drammatico di un imprenditore strozzato da usurai-bancari.
Nelle tasche del suicida gli inquirenti hanno trovato un biglietto con un numero di telefono di una associazione antiusura che ha peraltro firmato una denuncia di 24 pagine che ha dato la stura alle indagini.
La associazione si chiama Federitalia e PrimaDaNoi.it ha cercato di conoscerla meglio.
«Seguiamo da vicino questo caso ed il messaggio che deve scaturire da questa vicenda drammatica è quello di evitare gesti estremi: si deve invece cercare aiuto con l’assistenza delle associazioni di consumatori e con le denunce alla Procura della Repubblica – spiega Maria Flora Rutolo, delegata regionale di Federitalia, l’associazione di consumatori che tutela gli usurati e che anche i problemi dell’anatocismo (gli interessi applicati sugli altri interessi bancari) – a livello nazionale lo scorso anno abbiamo seguito migliaia di casi, ma qui le denunce sono ancora poche. Però nella nostra sede di Villamagna abbiamo circa 200 iscritti. L’usurato vive come dentro un pozzo profondo da cui non riesce a risalire perché le pareti sono lisce: noi cerchiamo di aiutarlo con una scala o fornendo appoggi sicuri».
Quali sono i meccanismi dell’usura che hanno fatto scattare questa inchiesta?
«E’ tutto documentato nella denuncia di 24 pagine presentata alla Procura di Chieti. Per rispetto della famiglia e delle indagini in corso, mi limito a dire che in questo caso ci sono tutti gli ingredienti ricorrenti in queste storie, come gli “amici” che si offrono di aiutarti e poi ti “strozzano”. Aggiungo solo che sotto accusa sono soprattutto le banche: se in questo caso, come in altri, chi chiede un prestito già da anni è nell’elenco della Centrale rischi come cattivo pagatore, perché i finanziamenti vengono concessi?»
Già: perché e come?
«Il nostro sospetto è che funzionari infedeli riescano ad oscurare i dati negativi per 15-20 giorni, il tempo cioè per avere l’ok all’operazione che sarebbe vietata. Poi inizia il tourbillon degli assegni, dei rimborsi, delle competenze trattenute dai mediatori e dai bancari».
Facciamo un esempio?
«Chi ha un mutuo da 100 mila euro e non riesce a pagare le rate, viene segnalato alla centrale rischi e non può avere più credito. Se gli restano da pagare 60 mila euro, gli si avvicina il direttore della banca e gli propone un altro mutuo da 100 mila “così paghi i 60 che restano e i 40 che avanzano li dividiamo a metà per la mia intermediazione”. In questo modo il debito cresce, con erogazioni successive per pagare i nuovi debiti, poi aumentano anche le tangenti “perché le operazioni sono sempre più difficili”, non si riesce mai a ricoprire lo scoperto bancario, entrano in gioco anche altri intermediari finanziari che propongono prestiti a familiari “puliti” dal punto di vista bancario. Magari si aggiunge qualche minaccia ed il gioco è fatto: un piccolo scoperto diventa una montagna di soldi da restituire che porta ai decreti ingiuntivi, ai pignoramenti, alle vendite dei patrimoni familiari, alla rovina di chi pensava di crescere, al fallimento delle aziende».
Insomma accanto agli usurai veri e propri sotto accusa sono le banche?
«Sul ruolo delle banche in generale e sugli interessi che praticano seguiamo altre vicende. I nostri periti hanno scovato tassi allucinanti, con punte del 100 o 200 % e fino al 500% ed oltre. Per fortuna a Chieti funzionano bene la struttura antiusura della Prefettura, la Procura della Repubblica e la Squadra mobile. Ci aiutano ad ottenere l’applicazione della legge che prevede la tutela degli usurati e la sospensione dei fallimenti e dei decreti ingiuntivi. In associazione c’è poi l’assistenza dei nostri tre avvocati».
A sorpresa, tra i legali che operano con Federitalia, c’è anche Massimo Dragani, un nome ricorrente nelle ultime inchieste tra droga ed usura e che difende anche il presidente della Giulianese per il crack della cooperativa che produceva confetture, anche lui “usurato”. Alla richiesta di sapere di più sulla denuncia che ha fatto scattare quest’ultima inchiesta, anche lui glissa e rinvia ai comunicati della Squadra mobile ed a Federitalia. Segno che sono previsti sviluppi.


Sebastiano Calella