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Inchiesta sull’usura bancaria: dal suicidio di un imprenditore guai per tre banche

Continua il lavoro del pm Dell’Orso per individuare i responsabili di un grosso giro di usura

Redazione Pdn

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Andrea Dell'Orso

Il pm Andrea Dell'Orso




CHIETI. C’è un suicidio dietro l’inchiesta sull’usura scattata a Chieti nel maggio scorso e di cui si è avuta notizia pochi giorni fa con le perquisizioni in due banche di Pescara.
Gli accusati di usura sono 5 funzionari di banca in servizio o in pensione ed alcuni intermediari finanziari. Avrebbero taglieggiato un imprenditore agricolo della Val di Foro - che poi si è tolto la vita lo scorso anno – attraverso l’erogazione di prestiti vietati ed intascando sostanziose “provvidenze” mascherate da commissioni per la pratica bancaria. Per loro il pm Andrea Dell’Orso aveva chiesto l’arresto, poi non concesso dal Gip.
Le perquisizioni da parte delle Squadre Mobili di Chieti, Pescara e Roma sono avvenute in tre banche coinvolte (due abruzzesi ed una fuori regione): si cercano i documenti che in questo caso avrebbero consentito un giro vorticoso di finanziamenti a vario titolo per un importo vicino ai 2 mln di euro, di cui gran parte finiti nelle tasche dei 5 usurai. Ma la storia non finisce qui: nel corso delle indagini gli inquirenti si sono imbattuti in una ventina di altre posizioni di cittadini “costretti” a subire il taglieggiamento attraverso tangenti mascherate da “consulenze” per questi prestiti che non potevano essere concessi.
Su queste posizioni, che interessano il circondario di Chieti, sono in corso ulteriori accertamenti e verifiche. Così come sono sotto verifica molte altre banche locali e nazionali, alcune Finanziarie ed anche diverse associazioni imprenditoriali attraverso le quali sono passati decine di assegni, finanziamenti, mutui, scoperti bancari ed erogazioni di fondi pubblici che forse non potevano essere erogati.
Insomma i 5 presunti usurai avevano messo in piedi un sistema che da una parte invogliava ad indebitarsi e dall’altra rendeva impossibile saldare i debiti per le esose “competenze” estorte: una vera e propria persecuzione che non si è fermata nemmeno di fronte al suicidio e che sarebbe continuata anche nei confronti della famiglia della vittima.
Il dramma della famiglia della vittima è più che vivo acuito anche dal biglietto di quattro righe lasciato dal capofamiglia per chiedere perdono del suo gesto.
Ma proprio questo suicidio spiega il “vortice dell’usura” che travolge gli usurati e cioè la fiducia di poter trovare sempre una soluzione ai problemi, senza accorgersi che i debiti aumentano invece di diminuire. E spiega come alla fine chi è soffocato dal debito abbia la sensazione di non potercela fare, di essere abbandonato da tutti e di non avere altra soluzione che quella estrema. Oltre al biglietto di addio, nelle tasche di questo imprenditore è stato trovato il numero di telefono di un’Associazione antiusura che PrimaDaNoi.it ha contattato.
Il dramma dell’usura è una piaga difficile da estirpare e che gode purtroppo di ottima salute specie in questi tempi di crisi. La procura di Chieti intanto continua ad indagare mentre l’inchiesta si allarga e potrebbe raggiungere nuovi approdi.


Sebastiano Calella