L'UDIENZA

Abruzzo/Inchiesta Mare-Monti: fuoco incrociato sulla testimonianza che inchioda D’Alfonso &Co

Il gup: l’inchiesta rimane a Pescara in gran parte

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Luciano D'Alfonso

Luciano D'Alfonso




PESCARA. Il gup Gianluca Sarandrea ha deciso ieri mattina sulla competenza: saranno i giudici di Pescara, eventualmente, a giudicare gli imputati del processo Mare-Monti.
Eventualmente perché il gup non si è ancora pronunciato, invece, sul rinvio a giudizio riservandosi la decisione alla prossima udienza che è stata fissata il prossimo 28 marzo dopo le repliche degli avvocati difensori.
Nell’udienza di ieri il pm Gennaro Varone ha chiesto il rinvio a giudizio per Luciano D'Alfonso, all'epoca dei fatti contestati presidente della Provincia, e per gli imprenditori Carlo, Alfonso e Paolo Toto, nell'ambito della vicenda riguardante la realizzazione della S.S. 81 (Mare-Monti).
Il pm ha chiesto il rinvio a giudizio anche per altri sette imputati, vale a dire, il progettista della strada Carlo Strassil, arrestato il 19 aprile 2010; l'ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis, responsabile del procedimento (coinvolto nell'inchiesta sulla cricca del G8 della Maddalena); Valeria Olivieri, commissario straordinario; Cesare Ramadori, del cda della Toto; Paolo Lalli, direttore dei lavori; Michele Minenna, dirigente Anas; Angelo Di Ninni, incaricato dalla Provincia di Pescara di valutare l'incidenza ambientale della variante.
Il gup nella ordinanza letta ieri ha stabilito che la vicenda è di competenza del tribunale di Pescara, tranne per gli imputati Roberto Lucetti, funzionario Anas, e Paolo Cuccioletta, consulente.
Per Luccetti il procedimento si sposta a L'Aquila dove il gup di quel distretto dovrà decidere se rinviare a giudizio valutando da capo gli elementi della inchiesta che lo riguardano. Stessa cosa per Cuccioletta che dovrà spostarsi invece a Roma per l’eventuale processo.
Gli imputati devo rispondere, a vario titolo, di corruzione, truffa aggravata, falso ideologico, concussione, violazione delle leggi ambientali.

LA «REGIA OCCULTA» DI D’ALFONSO
La vicenda è quella nota e riguarda l’incompiuta stradale di Penne denominata appunto Mare-Monti la cui costruzione è stata assegnata con un appalto alla ditta Toto che poi propose una variante. Ed è su questo stravolgimento dell’appalto che si basa l’accusa che ha raccolto diverse testimonianze e documenti che proverebbero la commistione tra enti pubblici e ditta. Tra gli imputati c’è Luciano D’Alfonso che viene indicato come «regista occulto».
Nonostante polemiche iniziate fin da subito, l’inchiesta penale è partita solo dopo l’esposto del Wwf che lamentava uno sconfinamento della strada nella riserva naturale protetta.
A ritroso la Forestale che ha indagato ha poi ripercorso la vicenda attraverso testimonianze ed il sequestro di documentazione.

LE PRESUNTE TANGENTI 2.0
Si è poi arrivati ad individuare anche le presunte tangenti sotto forma di utilità e regali. Il gip De Ninis nella sua ordinanza di arresto individuava una evoluzione della corruzione.
«Si delinea così una forma per così dire evoluta di corruzione», scriveva il gip, «più moderna e raffinata di quella tradizionale e sicuramente di più alto impatto lesivo per l'interesse pubblico sotteso all'azione amministrativa: non più il passaggio della mazzetta in cambio di atti favorevoli all'impresa ma la totale e sistematica condivisione della attività della controparte pubblica. Attraverso la cattura delle pubbliche funzioni e la conseguente sostituzione del corruttore alla stessa attività tecnica del pubblico ufficiale. Essa determina il singolare risultato per cui la tangente viene corrisposta dall'impresa per così dire in natura ovvero con lo svolgimento del lavoro tecnico-professionale del pubblico ufficiale ma viene poi monetizzata dallo stesso ente pubblico per cui lavorano i corrotti attraverso il pagamento dei loro ragguardevoli compensi, peraltro ampiamente gonfiati da una serie di ulteriori condotte fraudolente».
Insomma lauti compensi pubblici gonfiati ad arte e spesso non dovuti perché frutto di accordo fraudolento.
La vicenda giudiziaria si è trascinata poi dietro quella politica che nel giro di più di un decennio ha dovuto fare i conti con questa opera contestata da pochissimi e voluta praticamente da tutti, anche dopo le notizie che trapelavano dalla procura di una inchiesta e di presunti abusi.

IL “CONCERTO” DELLA MARE-MONTI
A proposito di testimonianze, in questo processo ce n’è una particolarmente interessante e forse ‘pericolosa’ che di striscio è finita anche nel processo Housework conclusosi con l’assoluzione totale di tutti gli imputati.
Si tratta di quella del geometra Giuseppe Cantagallo che ha raccontato moltissime cose agli investigatori che lo ritengono attendibile e preciso. Sulla sua testimonianza si è acceso lo scontro nel processo Housework tra il pm Varone e l’avvocato dei Toto, Augusto La Morgia: il primo aveva chiesto di acquisire il verbale della testimonianza del geometra, il secondo si era opposto e il tribunale aveva disposto di poter ascoltare Cantagallo, interrogandolo nella abitazione di quest’ultimo perche gravemente malato. Il testimone, infatti, è infermo e non fu possibile portarlo in udienza. Quando era già tutto deciso il pm «per evitare eccessivi stress» rinunciò alla preziosa testimonianza .
Nell’udienza di ieri, tuttavia, l’avvocato La Morgia ha chiesto nuovamente l’incidente probatorio in questo procedimento che equivale ad acquisire nuovamente la testimonianza. Solo le eventuali nuove testimonianze finiranno nel processo a differenza di quella resa ai Forestali. Acquisire nuovamente la deposizione potrebbe portare diversi vantaggi alla difesa, se non altro per il tempo trascorso dai fatti (inizio 2000) ma potrebbe anche creare quel contraddittorio che non vi è stato la prima volta. La vera incognita, però, sono le condizioni di salute di Cantagallo.
PrimaDaNoi.lit nell’ottobre 2011 aveva già riportato fa il contenuto di quel verbale che racconta di fatto la dimestichezza e la disinvoltura che esisteva tra enti pubblici (controllori) e ditta privata (Toto- controllante).
Il 1° settembre del 2009 Cantagallo venne stato ascoltato per quattro ore dagli uomini della Forestale di Pescara e dai carabinieri di Penne che stavano indagando sulla Mare-Monti.
Dopo circa 10 anni dall’inizio delle procedure amministrative che riguardavano la Mare-monti, nell’anno 1996, Cantagallo è stato contattato dall’ingegner Capone perchè «c’era la volontà politica per la riattivazione del progetto preliminare e definitivo della Mare-Monti». L’allora presidente della Provincia di Pescara, Luciano D’Alfonso, «premeva per la redazione del progetto esecutivo e mi convocò in Provincia», ha raccontato l'uomo. «In quell’occasione, precisamente l'8 aprile del 1999, presenti io, Luciano D’Alfonso, Rocco Petrucci, il geometra Leombroni della Provincia e l’Ingegner Rossini, venne decisa la revoca dell’incarico ai professionisti precedentemente nominati dalla Comunità Montana e contestualmente l’incarico fu affidato all’Ing. Rossini che doveva effettuare solamente il calcolo delle strutture in cemento armato (muri, viadotti e ponti)». Al professionista», ha raccontato sempre Cantagallo, «fu stabilito di erogare un compenso di 30 milioni delle vecchie lire», mentre a lui fu affidato l’incarico “a parole” per la redazione dell’intero progetto esecutivo.

«TI AFFIDEREMO ALTRI INCARICHI DIRETTI»
Relativamente al compenso –raccontò sempre Cantagallo agli investigatori- quegli amministratori «decisero che io sarei stato pagato secondo la parcella professionale spezzettando il progetto esecutivo nelle varie fasi di progettazione (piano particellare degli espropri, computo metrico estimativo, piano di sicurezza, ecc.) che mi sarebbero state assegnate ciascuna con determina dirigenziale quale affidamento diretto. Inoltre, mi fu promesso l’affidamento di altri incarichi».

PROBLEMI? CI PENSA LA TOTO SPA
Nel periodo aprile-maggio 1999 Cantagallo era alle prese con la redazione dell’elenco prezzi necessario per la redazione del computo metrico ed aveva dei dubbi su alcuni prezzi (sul capitolato dell'appalto, ndr); «poiché il Luciano D’Alfonso mi aveva detto di procedere celermente», racconta il professionista agli inquirenti, «lo contattai rappresentando le mie difficoltà nella redazione di detto elenco; lui mi invitò, per risolvere il problema, a contattare un certo Rapposelli, comunicandomi il telefono dell’ufficio dello stesso. Preciso che il D’Alfonso si limitò a dirmi che era un geometra, senza specificare altro. Non so se ho ancora il numero di telefono, ma quando chiamai quel numero scoprii che era quello della Toto Spa di Pescara».

«PROMESSE DI ASSUNZIONI ALL'ANAS E AFFIDAMENTI DIRETTI»
Per i rilievi topografici a Cantagallo vennero dati in anticipo 30 milioni di vecchie lire con due diversi bonifici da 15 milioni ciascuno. Ma dopo qualche mese i soldi erano finiti e Cantagallo raccontò a D'Alfonso che non riusciva ad andare avanti e anticipare i soldi.
«Sono tornato a Pescara da D’Alfonso», ha raccontato durante l'escussione, «e gli ho chiesto un ulteriore acconto; questi mi rassicurò dicendo che mi avrebbe fatto prendere altri 30 milioni, ribadendo anche le promesse di una mia assunzione all’Anas e di lavori da parte dell’Anas stessa».
«Dopo quest’ultimo incontro avuto con D'Alfonso a Pescara», continua Cantagallo, «quest’ultimo ha sempre evitato di incontrarmi ed all’epoca non riuscivo a spiegarmene il motivo, mentre in seguito sono giunto alla conclusione che forse lui si aspettava di ricevere da me parte dei soldi erogatimi dalla Provincia. Ad essere sinceri, se lo avessi intuito prima, considerato il mio stato di bisogno dell’epoca, con una famiglia da sostenere con tre figli all’università, probabilmente avrei anche acconsentito».

«LA TOTO PER FORTUNA SI E' RIPRESA L'APPALTO»
Tra il 1999 e il 2000 Cantagallo ha avuto problemi di salute. Due ictus che lo hanno costretto al ricovero e al riposo forzato. Durante quel periodo sono state portate a termine tutte le incombenze burocratiche che portarono all’aggiudicazione della gara d’asta da parte della ditta Toto, alla quale sono stati consegnati i lavori il 6 aprile del 2001. E Cantagallo ha riferito alcuni discorsi con D'Alfonso nell’ufficio di Lucio Marcotullio presso la Brioni Roman Style di Penne: «D'Alfonso aveva con se una fotocopia della gazzetta ufficiale che pubblicava l’aggiudicazione della gara d’asta indetta per la realizzazione della Mare-Monti, che era stata definita come opera di interesse nazionale».
L'ex sindaco «disse che per fortuna Toto era riuscito a riprendersi l’appalto, spiegando che inizialmente l’asta se l’era aggiudicata una ditta del Nord Italia, se non ricordo male dell’Emilia Romagna, mentre in seguito Toto era riuscito a riprendersela pagando un miliardo delle vecchie lire alla ditta stessa affinché si ritirasse, in modo tale che la Toto potesse subentrare come secondo miglior offerente. Spiegando la cosa, D’Alfonso la commentava positivamente ed in maniera entusiasta dicendo testualmente, tra l’altro, “con Toto ci si può parlare! … è un’azienda vicina al nostro gruppo …”. Ricordo bene che l’incontro avvenne prima della consegna dei lavori alla ditta Toto».
Per l'accusa c'è proprio «la regia occulta di D'Alfonso» dietro la procedura amministrativa. Secondo la procura, infatti, l’anomalo ribasso della ditta Toto nascondeva in realtà l’intenzione di non iniziare i lavori ma di sfruttare una perizia di variante vantaggiosa. La difesa dal canto suo mira a sentire il testimone per demolirlo e provare eventuali incongruenze ed inesattezze, ma questo può avvenire solo nel processo. 

a.b.