SCIAME SISMICO

Abruzzo/Terremoto, altre 4 scosse. «E’ sciame sismico»

Entro l’estate una grande esercitazione

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Abruzzo/Terremoto, altre 4 scosse. «E’ sciame sismico»
ABRUZZO. Altre 4 scosse di terremoto sono state registrate nella giornata di lunedì.





Dopo le 8 di domenica la terra ha continuato a tremare anche ieri. Quattro le scosse di piccola intensità, tutte verificatesi nel distretto sismico Gran Sasso tra i comuni di Crognaleto, Barete, Barisciano e Campotosto.
La prima si è verificata alle 16.27 (magnitudo 2) ad una profondità di 17,8 km. La seconda replica alle 18.29 (magnitudo 2.1). Poi una terza alle 20.56 (magnitudo 2.1) e l’ultima alle 21.40 (magnitudo 2.2).
«E’ SCIAME SISMICO»
«Le scosse ripetute fanno intendere che è in atto uno sciame sismico», ha detto il vice sindaco Roberto Riga: «comunque, gli esperti della protezione civile nazionale e dell'istituto nazionale di geofisica e vulcanologia a Roma mi hanno confermato che non ha nessun collegamento con quanto sta accadendo nella zona di Frosinone».
Riga ieri, insieme al sindaco Massimo Cialente, ha incontrato il capo della protezione civile nazionale, Franco Gabrielli. Un incontro che ha riguardato anche il tema delle scosse in atto all'Aquila e nel circondario dopo quella di 3.7, avvenuta domenica notte alle 2,00, che ha fatto ripiombare gli aquilani dell'incubo della maledetta notte del 6 aprile 2009 quando al culmine di uno sciame sismico si è verificato un terremoto che ha fatto 309 morti.
«A Roma seguono con grande attenzione l'evoluzione dello sciame - ha continuato Riga -. Non sono preoccupato, ma siamo molto attenti e vigili».

LE TENDE RISCALDATE
Intanto, dopo l'annuncio di domenica mattina, a oltre otto ore dalla scossa di 3.7 nel distretto del Gran Sasso, dell' attivazione di tre tende riscaldate per ospitare i cittadini che non volevano tornare a casa, Riga ha precisato che per il momento è in funzione solo quella di Murata Gigotti.
«Le altre due saranno attivate qualora, speriamo di no, ce ne fosse bisogno», ha detto ancora Riga, il quale ha anche fatto presente che «la sensibilità dell'amministrazione comunale è di condividere con i cittadini quante più iniziative possibili per garantire la tranquillità dei cittadini».
Non mancano le polemiche perché tre tende per 50 mila abitanti appaiono decisamente poche.
A tale proposito, ci sarà un confronto con amministratori e tecnici del Comune di Potenza, «che ha molto cose in comune con L'Aquila e che ha acquisito - ha spiegato Riga - ottime conoscenze nell'attuazione del piano di protezione civile». «Vogliamo incontrarli - ha concluso Riga -, per conoscere la loro esperienza al fine di migliorare e rendere più efficace e fruibile il nostro piano di protezione civile».

ESERCITAZIONE ENTRO L’ESTATE
Ed entro l'estate all'Aquila ci sarà una grande esercitazione di protezione civile per approfondire comportamenti da adottare in caso di rischi sismico, ha annunciato Riga che nei prossimi incontrerà l'assessore regionale alla protezione civile, Gianfranco Giuliante, per cominciare a parlare delle modalità. Tra le altre cose, ci saranno simulazioni con il coinvolgimento di cittadini e istituzioni, oltre che un importante fase di informazione. La manifestazione in programma in estate è la prima dopo il tragico sisma e potrebbe sopperire, sia pure tardivamente, alla carenza di formazione e di informazione tra i cittadini: non a caso, le istanze maggiori dopo la scossa di sabato notte nella telefonate a vigili del fuoco e forze dell'ordine erano tese a chiarire in che maniera comportarsi.

FANGO E CANTIERI IN AREA ACCOGLIENZA DI TEMPERA
Intanto è polemica per il fango e i tre cantieri adibiti a deposito materiale - regolarmente recintati e con la presenza di materiale edile - all'interno dell'area di accoglienza allestita nella frazione Tempera del Comune dell'Aquila, come previsto dal Piano di protezione civile. La denuncia giunge dal componente dell'Amministrazione Separata dei Beni di Uso Civico di Tempera Andreino Risdonna. I cantieri, secondo Risdonna, occupano molto spazio rendendo l'area del Comune inutilizzabile e, di conseguenza, i cittadini non tutelati. Quell’area, infatti, dovrebbe essere destinata, in caso d’emergenza, a tutti i cittadini ma è chiaro che in quelle condizioni nessuno si senta tutelato.