LA DENUNCIA

Abruzzo/Carcere L’Aquila, allarme sicurezza: Uil: «189 agenti per 130 detenuti al 41 bis»

«Intervenire prima che la bomba esploda»

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L’AQUILA. «La situazione presso la casa Circondariale dell’Aquila è al collasso».
La denuncia arriva dal segretario Provinciale di Uil Penitenziari, Mauro Nardella, che racconta la realta critica del carcere aquilano dove sono reclusi molti detenuti il regime di 41bi.
Negli ultimi cinque anni, spiega Nardella, la situazione sarebbe rpecipitata: «nel 2008 erano 310 le unità di polizia penitenziaria presenti a fronte di 73 detenuti sottoposti al regime del 41bis. Oggi si contano 189 unità di polizia penitenziaria amministrate a fronte di 130 detenuti al 41bis. Ci sono 2 commissari, 13 ispettori su 32 previsti dal decreto ministeriale del 2001, 9 sovrintendenti su 23 previsti, 165 tra assistenti capo, assistenti ed agenti su 190 previsti».
Molti sono gli ufficiali di polizia giudiziaria che quotidianamente devono essere prelevati da altri istituti penitenziari della provincia per garantire l’effettuazione dei processi a distanza attraverso le videoconferenze.
«Pochissimi», denuncia Nardella, «sono gli agenti utilizzati per garantire la sicurezza all’interno del reparto ove vengono svolte le videoconferenze. Pochissimi sono anche gli agenti utilizzati nei reparti detentivi e molti di loro, soprattutto quelli che fanno capo al Gruppo operativo mobile, effettuano turni anche di 12 ore con logiche ripercussioni a livello psicofisico». Anche a livello strutturale, considerati i pochissimi fondi messi a disposizione per la manutenzione ordinaria dell’istituto, la situazione sarebbe sempre più critica. 


«Sono numeri che fanno accapponare la pelle», continua Nardella, «e che rappresentano il punto estremo di una corda che è prossima a spezzarsi. Se a tutto ciò si somma il fatto che la maggior parte degli operatori ha più di 25 anni di servizio ed un’età media che supera di gran lunga i 45 anni si possono ben capire le drammatiche conseguenze che in un tempo non certo lungo potrebbe, e si spera di non raccontarlo mai, portare serie ripercussioni non solo per la sicurezza interna e quindi per l’incolumità di tutti gli operatori ma anche per l’intero territorio».
La Uil penitenziari invita l’amministrazione «a prendere cognizione della gravissima situazione e a porvi rimedio. Il tutto prima che possa succedere l’irreparabile. Il tutto prima che la bomba ad orologeria innescatesi in questi 5 anni scoppi». Intanto la Uil Penitenziari attiva sin da subito lo stato di agitazione del personale e invita il prefetto a «prendere in seria considerazione la situazione e concorrere, con tutti i mezzi che ha a disposizione, alla risoluzione immediata del problema».