TERREMOTO

Abruzzo/Terremoto L’Aquila e Frosinone, «origini diverse»

Appennino 'teso' da Tirreno a Adriatico

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Abruzzo/Terremoto L’Aquila e Frosinone, «origini diverse»




L’AQUILA. Gli scienziati spiegano che hanno avuto origine da sistemi di faglie diverse il terremoto di magnitudo 4,8 avvenuto alle 22,16 di sabato nel Frusinate e quello di magnitudo 3,7 avvenuto alle 2,00 di domenica mattina all'Aquila.
L'area attivata in quest'ultimo sisma, rileva l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), è molto vicina a quella che è stata interessata dalla sequenza sismica del 2009. Dopo il terremoto del 6 aprile 2009 infatti, oltre alle numerose repliche avvenute nell'area dell'Aquila, si sono attivati diversi settori dell'Appennino laziale-abruzzese, dal reatino al frusinate.
Il terremoto nel frusinate è stato generato dal movimento dell'Appennino che progressivamente si estende dal Tirreno verso l'Adriatico. E' questo, rileva il direttore del Centro Nazionale Terremoti dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Alessandro Amato, il meccanismo generale comune al terremoto avvenuto nella notte nella zona di Sora, in provincia di Frosinone, così come al terremoto dell'Aquila del 2009, a quello dell'autunno 2012 nel Pollino e a quello che nel 1997 ha colpito Umbria e Marche.
Possono essere interpretati in questo modo anche i grandi terremoti avvenuti in passato nel frusinate, come quello del 1654. Questo è stato il più recente fra i sismi più violenti avvenuti nella stessa zona colpita dal terremoto della notte scorsa, con danni fino al nono o decimo grado della scala Mercalli ed una magnitudo stimata di 6,2.
Un altro terremoto molto distruttivo avvenuto nella stessa zona risale al 1349. Il movimento di estensione dell'Appenino dal Tirreno all'Adriatico avviene ad una velocità compresa fra tre e cinque millimetri l'anno: «vale a dire che ogni mille anni l'Appennino si estende di qualche metro», osserva Amato. Questa sollecitazione viene distribuita su diversi sistemi di faglie: quello più vicino al Tirreno, che comprende i monti nell'area di Sora, poi il sistema più interno, del quale fa parte la zona dell'Aquila, e quindi il sistema di faglie più vicino all'Adriatico. La deformazione dovuta al movimento dell'Appennino, prosegue il sismologo, «si accumula nei secoli su queste diverse strutture, provocando terremoti forti, ma anche terremoti meno intensi».
Non c'é ancora un pieno accordo fra gli studiosi sulle cause del movimento che fa progressivamente estendere l'Appennino, come fosse un elastico. L'ipotesi più accreditata è quella che vede il motore di questo movimento nella placca Adriatica, sulla quale l'Appenninno è «appoggiato».
La placca Adriatica ruoterebbe in senso antiorario rispetto ad un punto localizzato in Italia settentrionale e in questo movimento trascinerebbe con sé la catena montuosa. «Questo tipo di movimento - spiega Amato - non è costante lungo tutto l'Appennino ed è questo il motivo per cui lungo questa catena montuosa avvengono terremoti con meccanismi diversi».