IL FATTO

Abruzzo/Sanità, «la Regione ha detto sì ad un nuovo manicomio»

La protesta del Comitato no Opg

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ABRUZZO. La Regione Abruzzo ha detto sì ad una struttura (casa di cura e custodia) destinata ad accogliere le persone che si trovano attualmente negli ospedali psichiatrici giudiziari.
Per la realizzazione della struttura, che avrà 20 posti letti, saranno spesi 3,6 milioni di euro. La casa di cura dovrebbe sorgere nell’area di competenza dell’Asl Chieti, Lanciano Vasto.
Insorge però il Comitato regionale Stop Opg che aveva chiesto un incontro con i vertici della regione: «ci abbiamo messo tutto il nostro impegno per far chiudere i manicomi, per consentire alle persone internate negli Opg di sperare in una vita fuori dalle mura di un carcere , magari in una casa in un contesto di civile abitazione, con il supporto di personale psico-sociale e sanitario, con un inserimento lavorativo . Oggi tutto questo è vanificato».
Il comitato protesta perché l’ok alla delibera è arrivato «evitando ogni confronto con noi», denuncia Alessandro Sirolli. «Avevamo chiesto un incontro il 28 dicembre scorso».
Il comitato avrebbe voluto proporre soluzioni alternative da discutere con tecnici e politici e avrebbe voluto mettere a disposizione i propri dati, diversi da quelli riportati nella delibera di giunta.
«Avremmo voluto far presente», continua Sirolli «la giovanissima età di molti di questi cittadini tra i 25 e 40 anni: tutte vite giovani interrotte, sospese, prima abbandonate nei luoghi di tortura ed ora che rischiano di finire rinchiusi in piccoli, forse moderni Ospedali Psichiatrici Giudiziari con buona pace della politica che riconsegna alla psichiatria quel ruolo di custodia, tolto da Franco Basaglia con la Legge 180».
Per la Regione i pazienti sono 18, per il comitato 22, per la Commissione per il Sistema sanitario nazionale sono 33.
«Quanti sono?», chiede di sapere il comitato. «Quanti sono scomparsi? Quanti deceduti ? Quanti trasferiti fuori regione? In nome dei Diritti Umani e Civili questo chiediamo e per questo continuiamo a chiedere incontro e a diffondere la nostra informazione».