CONSEGUENZE

Assoluzione D’Alfonso, Spinosa Pingue: «chi risarcirà il danno all’immagine dell’Abruzzo?»

«Giustizia lenta e spettacolarizzata, basta con la caccia alle streghe»

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Assoluzione D’Alfonso, Spinosa Pingue: «chi risarcirà il danno all’immagine dell’Abruzzo?»




ABRUZZO. Fabio Spinosa Pingue, presidente di Confindustria l'Aquila, interviene sul caso D'Alfonso.
E ricorda che insieme all’ex sindaco sono stati assolti altri 23 imputati, la maggior parte imprenditori abruzzesi. «In 4 anni che cosa è stato di loro?», chiede Pingue. «Chi calcola il danno al tessuto economico del territorio? Un’intera classe imprenditoriale è stata fatta passare come corrotta ed inaffidabile, non solo nei confronti della comunità ma anche e soprattutto nei confronti del sistema creditizio».
Il presidente di Confindustria ricorda «l’arresto spettacolare, mentre il sindaco era in carica», la custodia cautelare e quattro anni di processo. Poi, lunedì scorso, tutti assolti.
«La cronaca giudiziaria della regione degli ultimi lustri», va avanti Spinosa Pingue, «ci ha dolorosamente abituati ai clamori mediatici, dall’arresto del Governatore della Regione Abruzzo Del Turco, passando per gli arresti di assessori della Giunta Chiodi, che hanno letteralmente massacrato il brand di questa Regione».
L’Abruzzo è finita sempre più spesso nelle pagine della cronaca giudiziaria dei giornali nazionali: «abbiamo consegnato ai media l’idea di un territorio in cui il rapporto impresa/politica è tra i più inquinati d’Italia, senza chiederci quale effetto avrebbe avuto sulla parte sana della nostra società. Nessuno, dico nessuno, ha denunciato gli effetti nefasti del sensazionalismo sul sistema territorio nel suo complesso. C’è un danno d’immagine, è certo, alla politica e all’istituzione giudiziaria. Ma chi calcola il danno subito dall’intero sistema economico della regione? Un’intera classe imprenditoriale è stata fatta passare come corrotta ed inaffidabile, non solo nei confronti della comunità ma anche e soprattutto nei confronti del sistema creditizio».
«Abbiamo sottoscritto protocolli ed innalzato il livello dei nostri codici etici», spiega ancora il presidente di Confindustria, «promuovendo in ogni modo la cultura della legalità sia presso i nostri associati che verso i potenziali nuovi iscritti. Abbiamo chiesto con forza comportamenti ancora più virtuosi, proprio perché riteniamo di dover essere al di sopra di ogni sospetto. Abbiamo partecipato ed organizzato convegni ed incontri con personalità che si distinguono per la lotta alla legalità. Abbiamo presenziato all’inaugurazione degli anni giudiziari. Alla luce del calvario del Sindaco, dei suoi amici e degli imprenditori coinvolti, c’è oggi da chiedersi se veramente valga la pena sottoscrivere protocolli quando nessuno si adopera per una seria riforma che tuteli i cittadini dai danni di una giustizia lenta e spettacolarizzata. Le Imprese hanno bisogno di operare nella certezza del diritto. Chiediamo a gran voce il ritorno alla normalità e la fine della caccia alla streghe. E nel più breve tempo possibile. Altrimenti, tutto è inutile».