RITORNO IN CAMPO

Abruzzo/D’Alfonso, «ho detto a mio figlio che c’è spazio per aver fiducia nella giustizia»

L’ex sindaco: «si è voluta giuridicizzare l’attività politica»

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Luciano D'Alfonso

Luciano D'Alfonso




PESCARA. Tranquillo, pacato, «senza alcun risentimento per nessuno».
Così a 24 ore esatte dalla sentenza di assoluzione Luciano D’Alfonso ha affrontato la prima intervista televisiva negli studi di Rete 8. Ha commentato questi anni di sofferenza, ha parlato degli amici che gli sono stati sempre accanto in un periodo difficile.
Ha confermato la voglia di tornare in campo e anche contribuire alla riforma della macchina giudiziaria perché «bisogna evitare impazzimenti che colpiscano la sfera della libertà della persona».
Si è complimentato comunque con il collegio giudicante: «Ho visto perizia, bravura, competenza, serietà. Ho detto a mio figlio che c’è spazio per avere fiducia. Non ho timore quando si entra nel merito ed è quello che per fortuna ho visto nelle aule di giustizia. Ho paura quando si uniscono cose che non si possono unire».
L’eloquio è quello suo, quello che i pescaresi conoscono bene, fatto di parole misurate, citazioni colte e perifrasi. Nessun attacco agli avversari che lo ha attaccato («non è mia abitudine») e ha replicato democristianamente anche ai «ragazzi» del Movimento 5 Stelle che nelle ultime ore hanno chiesto pubblicamente che non si ricandidi: «apprezzo la trasparenza dell’intento. Altri me lo hanno impedito loro me lo invocano, in questo senso li avverto quasi come rispettosi».
E a rischio, ha ammesso il quasi ex amministratore pubblico, non c’era solo la sua carriera politica ma anche la fiducia di quanti in questi anni hanno puntato e investito ideologicamente su di lui: «sono stati 4 anni fortemente segnati da preoccupazioni per una persona che ha una famiglia», ha detto, «c’è tanta gente che in passato mi ha sostenuto e io sentivo una grande responsabilità: dovevo dimostrare che non avevano sbagliato».
Se il collegio giudicante è stato ‘promosso’, sul pm Gennaro Varone, che ha condotto l’indagine contro di lui (e il relativo processo), non ha espresso parole di biasimo. Il nome del magistrato non lo ha mai pronunciato, così come ha preferito il termine ‘rilettura’ al posto di ‘inchiesta giudiziaria’.
«Non ho mai escluso», ha spiegato, «che ci potesse essere un pezzo dell’attività amministrativa bisognevole di una rilettura. La mia cultura liberal democratica non mi ha fatto vivere come violenza la rilettura di un potere nei confronti di un altro potere. Mi è dispiaciuta però la violenza demolitoria, messa in campo da vizi del circuito mediatico».
Ha ringraziato il suo avvocato Giuliano Milia: («è specialissimo, riservato, lontano chilometri dalle luci»)
Per il futuro? Questa esperienza gli ha insegnato qualcosa e lo ha detto in diversi momenti dell’intervista: «eviterò di fabbricarmi dei nemici». Sarà più prudente? «Io ho avuto e ho rapporti», ha continuato, «con imprenditori, commercianti, manager, portatori di interesse e di conoscenza. I rapporti non mi impediscono valutazioni autonome e genuine. Qui si è voluto giuridicizzare l’attività politica». Rifarebbe tutto quello che ha fatto? «Invocherei gli organi di supporto a ridurmi la velocità». E poi ancora: «non ho mai parlato in termini demolitivi dei miei avversari, e mai lo farò. Non ci deve essere il nemico in politica né in nelle aule giudiziarie».
E adesso? «Non cerco il rispetto di ritorno ma uno spazio per fare si che l’Abruzzo sia terra comoda, facile, per i diritti di tutti». Ha detto di aver ricevuto nelle ultime ore 15 richieste per partecipare a comizi elettorali. Ci andrà? «Compatibilmente con la ‘gabbia’ della mia famiglia che non mi vuole perdere, lo farò»
Su Bersani solo parole di elogio («formidabile amministratore nazionale») così come per i vertici regionali del Pd che dopo il suo arresto e quello di Del Turco si sono ritrovati a dover ricostruire un partito dalle fondamenta: «sono stati straordinari, hanno fatto un lavoro imponente sotto gli occhi di tutti». Sul cellulare che squilla ininterrottamente da 24 ore ha ancora 1.180 da leggere. «In queste ore mi sento circondato da affetto. Se si potesse dire, ma mia madre non vorrebbe mai sentirmelo dire, direi che è andata bene così».
La nuova era D’Alfonso è già cominciata e la politica abruzzese da ieri deve fare di nuovo i conti con “big Luciano”.
a.l.