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La guerra delle Terme di Caramanico: la Provincia dice no alla proroga della concessione

Il Comune punta alla gestione pubblica. Svolta dopo 70 anni

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Caramanico terme
PESCARA. Nove aprile 1943. Caramanico. Il fascismo è al potere, piena Seconda guerra Mondiale.


In un solo giorno un podestà -che diviene commissario prefettizio- procede alla vendita delle Terme dal Comune al privato. La delibera venne pubblicata un solo giorno, di domenica, con visto della Prefettura (per 10 giorni) e parere favorevole del ministero.
La procedura venne ultimata in 30 giorni e diventò subito effettiva. Da allora le Terme di Caramanico sono state gestite da una società privata. Dopo tutto questo tempo la concessione arriva a scadenza e la guerra può avere inizio.
Così ad "aprire le schermaglie" è un piccolo colpo di scena che forse solo i più attenti e fini conoscitori delle norme (peraltro mutate di recente) si attendevano. La Provincia di Pescara, infatti, con una recente determina, emessa a conclusione di un lungo e farraginoso iter, ha detto no alla “Società delle Terme Spa” che aveva chiesto di poter continuare a sfruttare le fonti di acque sulfuree denominate “S. Croce-Pisciarello”, così come fa da 70 anni.
Si tratta di una delle due fonti termali presenti in paese, entrambe gestite dalla stessa società.
La scadenza naturale è fissata per il prossimo maggio. Da diversi mesi gli enti locali coinvolti hanno preso parte a conferenze di servizi presso la Provincia che solo l’altro ieri ha rilasciato parere negativo per la proroga. Dunque: signori si cambia.
Un diniego motivato e complesso che può riassumersi con il fatto che nel frattempo tante cose sono cambiate, tra cui alcune leggi specifiche nel settore minerario (che regolano anche le acque termali) e specialmente con l’entrata in vigore, lo scorso dicembre, della legge regionale.
Dalla determina provinciale si evince anche che, proprio in virtù delle nuove norme che prevedono il divieto dell’affidamento diretto senza gara in accoglimento di leggi europee, bisognerà espletare una gara pubblica.

«Non può essere trascurato che l’attività economica in argomento», si legge nella determina, «assume carattere di monopolio naturale in ragione del fatto che il bene oggetto di concessione è del tutto unico. Ciò impone che il concessionario sia individuato nel rispetto dei principi posti a tutela della concorrenza e della libertà economica (ex art. 23 e segg. TCE). A tale vantaggio economico devono poter aspirare una pluralità di operatori evitando così il mantenimento di posizioni monopolistiche attribuite senza un confronto concorrenziale e quindi in violazione del principio di non discriminazione di cui agli artt. 31 e 12 del TCE».
Sulla istanza di rinnovo si è fatto poi presente l’incongruenza insanabile che la concessione era stata affidata alla società “Nuove Terme di Caramanico” con sede in Pescara mentre l’istanza di rinnovo è stata formulata dalla “Società delle Terme Spa”. Nella documentazione risultano allegate le visure camerali della “Società delle Terme Spa” ma viene allegato lo statuto della società Pitagora S.R.L.. Insomma un po’ di confusione.
Contestualmente la Provincia di Pescara tuttavia decide di dire no anche al Comune di Caramanico che aveva fatto richiesta di poter sfruttare la risorsa naturale attraverso una società che avrebbe fatto capo al Comune stresso.

SCENARI "FUNESTI" E GIA' VOLANO LE CARTE
Appare subito chiaro che gli interessi in gioco sono enormi e per di più acuitisi e consolidati nei decenni. Da una parte c'è il privato che ha ottenuto un bene pubblico potendolo sfruttare interamente e fatturando cifre sempre più grandi e sborsando al Comune la ‘stratosferica’ cifra di ben 50 centesimi all'anno (millesimo in più millesimo in meno). Dall'altra parte c'è il Comune che per ora ai parziali ha vinto una delle due battaglie fondamentali (anche se sono possibili ricorsi e controricorsi) che punta a "pubblicizzare" le terme, cioè poterle gestire in proprio.
Secondo l’avvocato Claudio Di Tonno, che assiste il Comune di Caramanico, un aspetto rilevante sarebbe la presunta nullità dell’atto di cessione delle sorgenti datato 9 aprile 1943 «sia perché sfornito delle preventiva autorizzazione sia perché avente ad oggetto un bene demaniale» e per questo il Comune ha sollecitato la Regione e la Provincia ad attivare le procedure per la decadenza del titolo.
La posizione del Comune è stata all'interno di questa prima schermaglia diametralmente opposta a quella della società poiché le esigenze che sosteneva erano di natura collettiva. «Studi hanno evidenziato la pressante necessità di tornare ad utilizzare anche una piccola parte della risorsa naturale a beneficio dell’intera collettività», ha detto il sindaco Mario Mazzocca, «se vi sono 8 pozzi, dei quali 4 funzionanti, è opportuno chiedere di mettere a disposizione della comunità almeno 2 pozzi, oppure uno solo».

L'ALBERGO E "LA SALUTE"
Ora però lo scontro è destinato ad alzarsi con l'entrata in gioco di altri enti come la Regione che, specie negli ultimissimi anni, avrebbe brillato soprattutto per... inerzia. Bisognerà dirimere poi la questione dell'albergo a cinque stelle annesso alle terme e gestito dalla stessa società. Con la decadenza della concessione decadono anche i diritti del privato sull'albergo? Sì o no? La società sostiene ovviamnete di no, il contrario sostiene il Comune.
A questo fronte si aggiungerà ben presto anche quello legato all'altra sorgente denominata "La Salute" sempre gestita dalla medesima società la cui scadenza è prevista però tra 20 anni e 20 anni sono troppi per cui il Comune sta cercando di far decadere questa concessione ben prima.
Se la tesi dell'avvocato Di Tonno dovesse prevalere (irregolarità gravissime nel contratto di cessione del 1943) allora al privato mancherà la terra (amministrativa) sotto ai piedi e sarà costretto ad abbandonare lo sfruttamento delle terme.
In questa intricata e onerosa vicenda c'è una sola certezza: sarà lunga e vedrà impegnati diversi giudici. Come andrà a finire per ora nessuno lo sa.


Alessandro Biancardi