SANITA'

Marchionno, Anaao: «rilanciare il SS. Annunziata con il finanziamento a Drg»

«Università più produttiva, potenziare le eccellenze, basta con la quota capitaria»

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Luciano Marchionno

Luciano Marchionno



ABRUZZO. Arriva al consiglio regionale Anaao di oggi “il grido di dolore” del rappresentate aziendale del SS. Annunziata di Chieti, un ospedale che ha subìto un lento declino che contrasta con la scritta che campeggia al suo ingresso: “Ospedale clinicizzato”, che un tempo era sinonimo di eccellenza.
Oggi non è più così e questo per vari motivi: la crisi della facoltà di medicina (secondo i report mensili della Asl “tirano” e sono in attivo solo i reparti chirurgici), alcune scelte politiche locali che non hanno potenziato l’assistenza ospedaliera, i provvedimenti del commissario Chiodi, l’imposizione di uno staff del manager che non ha valorizzato le professionalità locali e infine le incertezze nelle nomine del vertice Asl.
Il manager riconfermato ha infatti perso per strada il suo direttore amministrativo ed è ancora senza direttore sanitario. Appare perciò comprensibile lo scoramento di molti medici ospedalieri ma anche di alcuni docenti della facoltà di Medicina della d’Annunzio che recentemente si sono incontrati con i vertici della Regione Abruzzo per tentare di invertire la tendenza alla smobilitazione del SS. Annunziata. Di questo scoramento collettivo si farà oggi interprete Luciano Marchionno, responsabile aziendale Anaao al consiglio regionale del suo sindacato.
«Mentre nella maggior parte delle regioni italiane si lavora su progetti ambiziosi di integrazione dell’attività didattica, assistenziale e di ricerca, spesso delineate in strutture vissute come vere e proprie “città della salute”, nell’area del Campus e dell’Ospedale di Chieti si vive l’opposto per effetto dell’inagibilità di intere parti del SS.Annunziata – spiega Marchionno - Un vero e proprio programma di “evacuazione”, approntato in tempi rapidissimi,  con soluzioni ingegneristiche già definite, ha posto ospedalieri e universitari di fronte alla necessità di proseguire a lavorare in condizioni di disagio e con la preoccupazione di non riuscire ad assolvere ai propri programmi di tutela della salute dei cittadini o di formazione degli studenti. Mi auguro che questo disagio sia solo temporaneo. C’è però il timore che questo “incidente” che ha imposto lo sgombero di un’ala che ospita molti reparti sia di fatto la fotografia del ridimensionamento di molti progetti e ambizioni del nostro ospedale».
 Quali sono le proposte dell’Anaao?
«Riempire di contenuti i programmi - che ogni tanto vengono proposti - di rilancio dell’assistenza sanitaria nei nostri ospedali malandati – continua Marchionno – ad esempio realizzare la continuità terapeutica dei pazienti curati in ospedale, colmare il ritardo nell’estensione dei sistemi informatici che dialogano in tutta la Asl e che fino ad oggi parlano linguaggi diversi, attivare sul serio la riduzione delle liste di attesa incrementando le prestazioni ed equiparando il reddito dei nostri medici a quello di altre Regioni. Infatti non si utilizza il personale Asl, pagandolo con le prestazioni aggiuntive previste nei nostri contratti, e così si alimenta il flusso di prestazioni del privato, pur sapendo che la remunerazione dell’ospedale a quota capitaria (un tot per ogni assistito) è tra le più basse d’Italia».
 E quale potrebbe essere il ruolo dell’università?
«Non può più essere valido lo schema di regime a convenzione tra Università e Sistema sanitario che esalta il ruolo formativo dell’Università. Questo non ha prodotto in passato l’assunzione di  responsabilità gestionali che tamponassero o non alimentassero il disavanzo economico nella Sanità in Abruzzo. Per la parte assistenziale, l’Università deve fornire risultati economici utili al contenimento della spesa sanitaria quando utilizza i fondi del Servizio sanitario sperimentando il premio del pagamento a Drg (cioè per prestazioni) come previsto dalle attuali leggi sanitarie».
Perché in Abruzzo questo non è stato mai deliberato?
«Bisogna pretendere che l’Università sia in grado di aderire a programmi di assistenza sanitaria concordati con la Regione, pagandola  secondo le prestazioni erogate e non a quota fissa. Su queste basi c’è la disponibilità dell’Anaao, anche in via sperimentale, per iniziare una diversa gestione del SS. Annunziata o di aree di assistenza già pronte per tale sperimentazione. Ad esempio in tutta la filiera della cardiochirurgia e cardiologia o in altre eccellenze riconosciute a livello nazionale. Ma ci sono anche reparti in grado di attrarre mobilità attiva o di finanziarsi con programmi di ricerca definiti da fondi ministeriali o da accordi con imprese private».

Sebastiano Calella