Il Parco Majella nega gli atti: «la legge non prevede un controllo generalizzato»

E sulla citazione fatta nei confronti di PrimaDaNoi.it:«non paga il Parco ma l’assicurazione»

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Il Parco Majella nega gli atti: «la legge non prevede un controllo generalizzato»
ABRUZZO. C’è la privacy, gli atti non si possono dare.




Si è sentito rispondere anche questo Mario Mazzocca, presidente della Comunità del Parco della Majella e sindaco di Caramanico.
Da alcune settimane il primo cittadino ha deciso di andare a fondo sulla gestione del Parco, istituzione pubblica che non ha brillato mai per trasparenza e che non gradisce affatto che si scriva o -non sia mai- che si critichino certe scelte amministrative (tanto da citare in giudizio questa testata giornalistica che da sola negli anni ha cercato risposte con difficoltà).
Eppure casualmente dopo i nostri articoli sulla inosservanza della legge sulla trasparenza sono comparsi sul sito istituzionale del Parco alcuni atti amministrativi che dovevano essere pubblicati da almeno due anni, essendo ancora oggi il sito sprovvisto di una sezione che possa essere identificata come “albo pretorio on line” conforme alle disposizioni vigenti. Su queste sviste incredibili vige come sempre il silenzio assoluto della politica anche se pare che il Ministero abbia chiesto qualche spiegazione.
Così l’album della storia del Parco Majella si arricchisce di una nuova pagina, quella scritta da Iezzi, presidente-commissario, vicino a Forza Italia-Pdl, che risponde a Mazzocca che voleva documenti.
«A giudizio dello scrivente», scrive Iezzi, «il presidente pro tempore della Comunità del parco e tanto meno il sindaco del comune di Caramanico, non hanno titolo, soprattutto riguardo ai termini e le modalità dell’istanza presentata, ad avanzare la richiesta di documentazione (parte della quale inesistente) di cui alla nota che si riscontra. Saranno comunque effettuati i necessari approfondimenti di carattere giuridico e giurisprudenziali».
E’ una semplice richiesta di accesso agli atti perché c’è bisogno oggi di approfondire «gli aspetti giuridici e giurisprudenziali»? Dovrebbe essere chiara la normativa o no?
Iezzi però nonostante il diniego assicura a parole «la necessaria collaborazione tra gli enti per la misura degli atti per i quali vi sia un interesse diretto, concreto ed attuale, tenendo conto che non sono ammissibili istanze di accesso preordinati ad un controllo generalizzato dell’operato dell’amministrazione e quelli contenenti dati sensibili, nel rispetto della normativa della privacy».

CITAZIONE CONTRO PRIMADANOI:«NON PAGA IL PARCO MA L’ASSICURAZIONE»
E’ chiara la posizione di Iezzi nei confronti delle spese sostenute dal Parco per il giudizio (perso in primo grado) intentato contro Pdn per volere del direttore Nicola Cimini che si era sentito diffamato.
«Circa la causa risarcitoria promossa dal dottor Cimini», scrive Iezzi, «sulla base di competenze desunte dalla normativa generale, dai contratti di categoria, dalle deliberazioni a suo tempo assunte dal consiglio direttivo dell’ente e dai presidenti che si sono succeduti è utile precisare che trattasi di un giudizio di primo grado e che le spese processuali che sono state liquidate non graveranno come paventato sui contribuenti in quanto coperte da speciale polizza assicurativa».
Per i cittadini comuni si può sintetizzare il concetto: intanto non vi allarmate perché fino alla sentenza definitiva c’è tempo, poi non c’è alcun problema: è tutto regolare, Cimini ha fatto bene a citare in giudizio ma i soldi per le spese non saranno pagate dal Parco ma dalla assicurazione.
Con questa risposta, dunque, Iezzi avalla in toto la scelta di Cimini. Per il momento Il Parco ha versato direttamente quasi 7 mila euro in spese legali (escluse le spese per il proprio avvocato) ed ha già impugnato la sentenza civile con un ulteriore aggravio di costi.
Se ci fosse trasparenza si saprebbe molto di più sulla «speciale polizza assicurativa» che paga le spese processuali. Paga anche i consulenti legali? Resta il fatto che l’assicurazione viene pagata dal Parco e dunque comunque si tratta di soldi pubblici spesi per una citazione quantomeno discutibile.
E il direttore Cimini in proroga da 15 anni ce l’ha il contratto per il 2013? Gli è stato rinnovato ancora?
«In merito alla normativa del direttore del parco», risponde Iezzi, «si assicura che saranno seguite fedelmente tutte le normative le procedure previste e relativi atti, che sono stati assunti lo saranno nel prosieguo, saranno ispirate al superiore interesse dell’ente».
Tradotto: sì, Cimini è stato riconfermato ancora. E lo sappiamo solo perchè continua a firmare qualche atto che viene pubblicato sul sito istituzionale.