PERICOLO

Abruzzo, 26 impianti a rischio rilevante

In tutta Italia sono 1.100

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INDUSTRIA




ABRUZZO. Oltre 1.100 impianti a rischio di incidente rilevante sparsi in tutta Italia e che interessano 739 comuni.
E' la fotografia scattata dal rapporto di Legambiente e Protezione civile 'Ecosistema rischio industrie', presentato a Roma. Alle domande rivolte alle amministrazioni comunali che ospitano impianti pericolosi hanno risposto soltanto 211 comuni (29%) fra cui non compare Taranto che - afferma il capo della Protezione civile Franco Gabrielli - «non ci risulta essere un comune non implicato da questo punto di vista».
Ma tace anche l’Abruzzo che di impianti ne conta 26 (su 20 comuni diversi). Per Gabrielli quello che «preoccupa di più» è che «siamo un Paese poco sensibile su questi temi: siamo in una sorta di limbo; quello che mi allarma è la mancanza di consapevolezza».
E infatti il rapporto parla di «informazione ancora insufficiente ai cittadini sui rischi e sui comportamenti da tenere in caso di emergenza» (solo 105 comuni, 50%); mentre «scuole (18% dei casi), centri commerciali (13%), strutture turistiche (8%), chiese (7%), ospedali (2%)» continuano a esser «presenti nelle aree a maggior rischio», definite aree di danno, in 104 comuni.
La concentrazione degli impianti (dai petrolchimici alle raffinerie che in caso di incidente possono provocare incendi, contaminazione di suoli, acque, aria) riguarda soprattutto Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna.
«I comuni - spiega Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente - hanno il compito fondamentale di fare da raccordo tra la pianificazione urbanistica e la presenza di insediamenti a rischio; spetta loro l'informazione ai cittadini».
Per Simone Andreotti, responsabile Protezione civile di Legambiente, è di «fondamentale importanza che tutti facciano la propria parte per rispettare la legge».

I ‘MAGNIFICI’ 26
Stando al rapporto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio del Mare 8 impianti sono in provincia di Chieti, 7 in provincia di L’Aquila, 7 nel Pescarese e 4 nel Teramano.
Nel Chietino il ministero segnala una società di produzione e deposito esplosivi a piane di Santo Stefano a Frisa, uno stabilimento chimico e petrolchimico a Gissi, una distilleria a Villa Caldari di Ortona, uno stabilimento chimico e petrolchimico a Punta Penna a Vasto, una ditta di produzione ed esplodivi a Casalbordino, un deposito di gas liquefatti a Chieti scalo, una società di stoccaggi sotterranei a Cupello, il deposito di oli minerali dell’Eni in contrada San Pietro ad Ortona. Nell’Aquilano ci sono i laboratori nazionali del Gran Sasso, una società che si occupa di produzione e deposito di esplosivi a Oricola e una seconda a Tagliacozzo. Nella lista viene inserita anche la Micron, un deposito di gas liquefatti a Barisciano, e altri due a L’Aquila. Nel Pescarese il ministero segnala oltre allo stabilimento chimico e petrolchimico di Bussi anche due aziende che producono esplosivi a Città Sant’Angelo e due depositi di gas liquefatti, un deposito di oli minerali a Pescara.
Nel Teramano rientrano invece lo stabilimento chimico e petrolchimico di Ancarano, un deposito di esplosivi a Teramo e lo stoccaggio sotterraneo della Edison di Cellino Attanasio.

*** IL DOCUMENTO