GRANDI FISCHI

Terremoto L’Aquila, Boschi: «Bertolaso si credeva un Dio»

La riunione della Grandi Rischi a L’Aquila: «frettolosa, porte aperte…mancava solo un panino»

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Enzo Boschi

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L’AQUILA. Enzo Boschi, l'ex presidente dell’Ingv, condannato a 6 anni insieme agli altri membri della Commissione Grandi Rischi, è tornato a parlare della riunione aquilana dalla quale uscì un messaggio rassicurante alla popolazione.
Intervistato da Presa Diretta di Riccardo Iacona ha spiegato che quando ha sentito l’intercettazione (ascolta l’audio) di Bertolaso al telefono con l’ex assessore regionale Daniela Stati «mi è venuto da piangere». «Lui», ha detto Boschi riferendosi all’ex numero uno della Protezione Civile, «probabilmente era stressato perché era alla Maddalena…»
«Le è venuto il dubbio che sia stato spedito a L’Aquila per fare una ‘operazione mediatica’ e non il suo lavoro?», gli chiede l’intervistatrice.
«Il dubbio? A me è venuta la certezza. A me è venuta la netta sensazione, prima ancora che iniziasse il terremoto, che ci fosse qualcosa che non andava di tutta questa storia».
E poi ha ricordato quel giorno, così particolare quando «si riunisce la Commissione Grandi Rischi, che non delibera niente perché ad un certo punto la Stati e De Bernardinis si sono alzati dichiarando chiusa la seduta…c’era un sacco di gente che non conoscevo, la porta aperta…mancava solo un panino...».
Da quella riunione né uscì un messaggio tranquillizzante e Boschi insiste: «io pensavo di andare a L’Aquila per fare il mio mestiere, per rispondere a delle domande…poi ho capito che la riunione è stata fatta per smentire e dire formalmente che i terremoti non si potevano prevedere. Non sapevo che da quella riunione fosse uscita una rassicurazione ai cittadini. Il termine ‘operazione mediatica’ io l’ho scoperta molti mesi dopo, poco tempo fa. Probabilmente lui (Bertolaso, ndr) lo ha detto anche in buona fede …perché io lo conosco, non è scemo…non è un delinquente. Il responsabile della Protezione Civile è uno che si sente un…»
«Un dio?» suggerisce la giornalista. «Vicino sì», replica Boschi. «L’ho visto anche con chi lo ha preceduto. C’è la gente che ti aspetta, che vuole sapere, oppure il fatto che uno ha due, tre elicotteri a disposizione, aerei…e questa è una cosa pericolosa. Uno che fa questo lavoro deve avere forte il senso delle dimensioni, con una idea di sé…. Allora magari in questi casi uno arriva anche a pensare nell’inconscio ‘i terremoti si verificheranno quando io ho tempo perché adesso devo fare altre cose’…»
Poi torna sulla riunione della Grandi Rischi a L’Aquila, «fu frettolosa», ammette. «La cosa grave non è quello che si è detto lì ma è quello che è uscito fuori. Se si voleva fare una informazione bella, corretta e ben fatta alla popolazione ci volevano delle ore e dei giorni. Quando sono tornato a casa da L’Aquila ho pensato: ‘ma cosa sono andato a fare?».
«Posso dire che quella riunione fu una farsa», chiede l’intervistatrice? «lei lo può dire, ma non lo dico io».
a.l.