IL FATTO

Tabacco e Piccone, dipendenti pugliesi infuriati con il senatore abruzzese

Yesmoke: «impegnati a tutelare le multinazionali più che i lavoratori»

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Tabacco e Piccone, dipendenti pugliesi infuriati con il senatore abruzzese

La protesta dei dipendenti


LECCE. 67 lavoratori della ex manifattura tabacchi, oggi dipendenti della Korus del senatore del Pdl, Filippo Piccone, che doveva subentrare alla Bat, non sanno quale sarà il loro futuro.
«E’ successo di tutto», raccontano i dipendenti che si sfogano e si dicono preoccupati anche per i problemi segnalati dalla Corte dei Conti sulla gestione del Comune di Celano, amministrato proprio da Piccone http://www.primadanoi.it/news/abruzzo/536644/Corte-dei-conti---Comune.html .
Su quel fronte la minoranza comunale sostiene che il primo cittadino si comporti come se il Comune fosse la sua azienda e «non una Istituzione che vive nel rispetto di precise regole democratiche» e denunciano: «il bilancio del Comune è palesemente falsato e le casse comunali sono ormai a secco al punto che si sta richiedendo una anticipazione di fondi alla Cassa di Risparmio».
Ma tornando a Lecce: le notizie non sono migliori: «ora Piccone dice che ha solo bisogno di 30 persone al posto di 70. E per far tutto questo dal 3 di dicembre ha mandato tutti in cassa integrazione». A meno di un anno dello startup (peraltro mai iniziato).
Successivamente è stata presentata una terza azienda (Ocma di Ascoli) che assumerà i restanti 35 lavoratori.  La vicenda ha avuto inizio nel 2010 quando la British American Tobacco ha deciso di chiudere l'ultimo dei 22 siti italiani, quello di Lecce, per delocalizzare la produzione in Paesi dove il costo del lavoro è minore.
Una decisione presa, nonostante gli affari andassero bene. Si parla di un incremento da 9 a 13 milioni di chili di sigarette prodotte dall’impresa, con una chiusura in attivo degli utili, solo pochi mesi prima della cancellazione del sito. Prima di chiudere, però, il colosso ha messo al sicuro i lavoratori del sito disponendo per loro la possibilità di essere ricollocati, una volta completate le attività di riconversione.
Poi, terminata la fase di organizzazione, la Bat ha fatto i nomi dei suoi successori. E tra questi c’era anche la Korus srl di Piccone insieme alla Iacobucci Hf, alla HDS Group e Cali Gest che si occupano di produzione di componenti per l'aeronautica, edilizia, multiservizi per la gestione di strutture ricettive turistico-alberghiere e call center.


Dalla Korus Spa è stata costituita la società IP srl (con atto del 10 ottobre 2010 rep. 16336 a firma notaio Martirani Luigi) che doveva assorbire 67 dipendenti.
Due anni dopo la mazzata per i dipendenti che hanno scoperto che solo la metà di loro conserverà il posto.
Inoltre fino a dicembre gli operai avevano mensilità arretrate di 4 mesi (da agosto); ad oggi man mano la situazione retributiva si sta risolvendo anche se sono ancora in attesa dello stipendio di novembre e la tredicesima. «E non sappiamo nulla del nostro futuro», dicono con preoccupazione.
Durante lo scorsa primavera, nel corso di una intervista a il giornale Paese Nuovo Piccone non si era voluto sbilanciare sull’entità del suo investimento «stiamo investendo qualche soldino. Io, i conti non ce li ho».
Ma una speranze ce l’aveva: «spero solo di non sbagliare in questo investimento…».
A mettere il carico da novanta sulla vicenda tutta in salita è la Yesmoke (azienda che produce e vende sigarette) che due anni fa si era rivolta al sindaco di Lecce, Paolo Perrone (Pdl), per rilevare, assieme ad investitori stranieri, il sito produttivo.
«Non siamo stati nemmeno ascoltati», dice l’azienda. Proprio alla società che ha la sua sede a Torino si sono rivolti i lavoratori in cassa integrazione chiedendo se la Yesmoke avrebbe potuto veramente salvare lo stabilimento.
«La risposta è si, le possibilità c'erano», dice l’azienda. «Non tanto per la Yesmoke, che pur avendo da poco iniziato un trend positivo nell'export produceva quantitativi ancora modesti, ma per gli investitori stranieri: uno stabilimento tecnologicamente avanzato come quello di Lecce, «chiavi in mano», sarebbe stata una rara opportunità, non a caso la BAT appena ha potuto lo ha smantellato, affinché nessun possibile concorrente potesse utilizzarlo».
Ed è sempre la Yesmoke –rispondendo ai dipendenti-  che avanza dubbi sul destino del polo e spiega che chi sosteneva la «riconversione da manuale» oggi sarebbe più impegnata a fare gli interessi della multinazionale su altri fronti: «oggi quel che preoccupa l'Italia non è l'ignobile trattamento riservato ai lavoratori ma è il rischio che la Commissione Europea possa introdurre il pacchetto senza il logo di Big Tobacco, o eliminare il pacchetto da 10 o le sigarette ‘slim’. Così uno schieramento di fondazioni, politici, giornalisti e professori ha già preso posizione compatta a difesa dei marchi delle multinazionali con un fiume di iniziative, con la BAT sponsor ufficiale di sciccosissimi convegni, conferenze, tavole rotonde, tutte con il pieno di giornalisti e fotografi. Per esempio la fondazione Magna Carta del senatore del Pdl Gaetano Quagliarello, ufficialmente sponsorizzata dalla BAT (della quale fanno parte sia il senatore Piccone, proprietario della Korus, che l'ex amministratore della BAT Francesco Valli) oggi non si occupa dei lavoratori di Lecce, ma difende a spada tratta il pacchetto con il logo del produttore, il pacchetto da 10 e le sigarette ‘slim’»