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Tagli alle Provincia di Teramo, Catarra: «bisogna cambiare approccio»

Conferenza dirigenti e assessori: «Tamponiamo l’emergenza»

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Tagli alle Provincia di Teramo, Catarra: «bisogna cambiare approccio»


TERAMO. Distinguere fra uffici e personale che assicurano i servizi essenziali; accorpamenti fra settori e immediati trasferimenti di personale per tamponare le emergenze come quelle dei Centri per l’Impiego.

Dopo aver provveduto ad alcuni immediati tagli alla spesa corrente, la scorsa settimana, adesso dirigenti e assessori si sono seduti allo stesso tavolo per decidere le linee di indirizzo di quella che si profila come una mini riorganizzazione dei settori dell’ente necessaria in seguito alla cessazione della funzione di supporto alla Provincia della Teramo Lavoro con i suoi 110 dipendenti e dei tagli dei trasferimenti operati dal Governo sulle Province.
«Utilizziamo questa circostanza – ha detto il presidente – per razionalizzare organizzazione e personale limitando il disagio e le ricadute negative sui cittadini e sulle imprese: pensiamo a loro e cambiamo approccio».
I dirigenti disporranno nel più breve tempo possibile lo spostamento momentaneo di alcuni dipendenti sia all’interno dello stesso settore (ad esempio da uno sportello all’altro come accadrà per i Centri per l’Impiego) sia intersettoriali.
«Mi rendo conto che questo può generare delle resistenze, anche nel personale, e lo comprendo – ha affermato Catarra – ma bisogna gestire l’emergenza. Solo dopo che abbiamo fatto questo e se non sarà sufficiente penseremo a ridurre gli orari di alcuni servizi a sportello, come i Centri per l’Impiego, e solo, comunque, dopo aver ascoltato i Sindaci dei comuni interessati. Naturalmente mi auguro che nei prossimi mesi la situazione muti, almeno in parte, ma non bisogna farsi troppe illusioni».

Ogni dirigente, intanto, nei propri settori, dovrà compiere una ricognizione precisa distinguendo fra i servizi essenziali “non ci sono solo i Centri per l’Impiego ma, ad esempio, tutti quei servizi che assicurano attività autorizzatorie o di controllo le cui certificazioni sono indispensabili a cittadini e imprese” e, invece, quelle attività per le quali, comunque, ci sono capitoli di spesa azzerati e il cui personale potrebbe essere ricollocato. Infine ci sono servizi trasferiti dalla Regione, in tanti casi senza alcuna risorsa aggiuntiva: né economica né finanziaria e ci si chiede come sostenerli.

A sottolineare «la drammaticità e l’incongruenza della situazione che si sta creando in capo alle Province» la chiosa del vicepresidente Renato Rasicci che ha mostrato la lettera con la quale la Regione comunica il contributo per il trasporto disabili.
«Duecentomila euro, ne abbiamo spesi 980 mila, nonostante l’appello del presidente della Repubblica, nel suo discorso di fine anno, non c’è affatto la giusta l’attenzione verso i disabili e le categoria sociali più deboli e la Provincia sta facendo mille sforzi per mantenere gli impegni».