PROBLEMI COSTOSI

Progetto Case, «la faccia tosta del sindaco mentre gli alloggi cadono a pezzi»

Il consigliere Imprudente: «annullare le bollette pazze»

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Progetto Case, «la faccia tosta del sindaco mentre gli alloggi cadono a pezzi»

L’AQUILA. Canoni di compartecipazione per gli affitti e migliaia di euro per il pagamento delle utenze e delle spese comuni.
Gli aquilani che vivono negli alloggi del Progetto C.a.s.e. in questi giorni stanno facendo i conti con quelle che sono state già ribattezzate «bollette pazze».
Dunque sono costretti a pagare un canone anche nelle case post terremoto. Ora stanno arrivando le bollette per le spese comuni: 2.000, 3.000 euro o più, per luce, gas, Tarsu e pure per gli spazi condominiali, dove il servizio deve essere assicurato da una ditta che viene pagata con i fondi di Stato. Il Comune propone una rateizzazione di 18 mesi, i consiglieri Mancini e Vittorini ne hanno chiesti almeno 36.
«Gli edifici del progetto C.a.s.e. stanno cadendo a pezzi giorno dopo giorno e, con una gran faccia tosta, il sindaco Cialente e i suoi chiedono agli occupanti i canoni», protesta Emanuele Imprudente, consigliere Comunale (L’Aquila Città Aperta). Per quelli che occupano attualmente i Map la situazione non è molto diversa. 28mila persone sono ancora fuori delle loro case. Le case E della periferie, non sono state ancora ricostruite.
Ma a fronte di quale servizio i residenti devono pagare?, chiede Imprudente: «manutenzione zero, con gravi disagi per le persone che vivono in quegli appartamenti, perché il terremoto ha distrutto le loro case».

Infiltrazioni di acqua, luci che non funzionano, termosifoni che non si accendono (in pieno inverno), caldaie che – in alcuni casi – non sono a norma e per questo gli occupanti non possono, loro malgrado, produrre al Comune le certificazioni di legge sulla manutenzione obbligatoria degli impianti termici. La risposta che fornisce l’amministrazione a questo disastro è una sola: “La Protezione civile ci ha lasciato questo disastro, non è colpa nostra”.

«Bugia colossale; un’offesa all’intelligenza degli aquilani», incalza Imprudente.

«La Giunta Cialente aveva saputo per tempo di dover incamerare nel proprio patrimonio questi edifici e non ha provveduto a un sopralluogo, a una verifica della situazione dei complessi in questione. Ha dimostrato di non aver guardato i contratti stipulati tra la Protezione civile nazionale e le ditte appaltatrici, non ha mai utilizzato le garanzie previste per costringere le imprese a riparare i danni che, nel tempo, si sono verificati o a chiedere la liquidazione delle assicurazioni che le imprese stesse avevano dovuto stipulare per poter ottenere l’assegnazione dei lavori».
Un’inerzia che avrebbe prodotto oggi disagi e malcontento. Il consigliere chiede a Cialente: «piuttosto che chiedere il sangue agli aquilani, si renda conto che è necessario procedere sollecitamente a interventi strutturali su questi complessi. Interrompa la richiesta di irritanti balzelli e provveda a soddisfare le esigenze primarie della gente».

«SERVE UNA ACCELERAZIONE»
Intanto ieri nel corso di un convegno organizzato in città dalla Cgil il primo cittadino ha analizzato questa lunghissima fase post sisma che dura ormai da 45 mesi. «Rispetto all'immediato dopo sisma, quando erano presenti aspettativa ed entusiasmo, oggi sta subentrando tra i cittadini un pesante sentimento di sfiducia. La sfiducia, il pericolo più grande».
«Ci troviamo ancora impegnati ad avviare la ricostruzione. Il peso di questa attesa, incide soprattutto sui cittadini. Negativamente. La parola d'ordine, allora - ha affermato - deve essere accelerazione. Un intervento urgente che avvii la ricostruzione». Cialente ha ringraziato il ministro Barca per aver favorito il passaggio di governance, «ma ora c' è bisogno di nuove regole che funzionino con l'obiettivo di accelerare».

«TROPPI DUBBI PER IL FUTURO»
Secondo Cialente non c’è più certezza dei finanziamenti: «dobbiamo assolutamente sapere come finire il 2013 e andare avanti per tutto il 2014. Questo Governo, e me ne rammarico, ha perso l'occasione di dare le giuste risorse in sede di discussione della legge di stabilità. Un grave errore - ha osservato Cialente nel suo intervento - che lascia una pesante eredità a chi verrà dopo. Dovrà, pertanto, essere il primo punto in agenda per il nuovo governo. Ma cosa fare in questo comprensorio? Dove sarà il suo futuro? Dove vogliamo e possiamo andare?»