IL CASO

I debiti del Cam: la Cna:«vergogna infinita della politica»

Debiti ingenti, gestione politica fallimentare, poca trasparenza e poltrone

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Pasquale Cavasinni

Pasquale Cavasinni





ABRUZZO. Il costo dell’acqua è quasi vicino alo zero. Specie se si attinge direttamente alla fonte così come accade per le aziende pubbliche addette alla gestione. Eppure molte di queste sono in passivo, cioè generano più spese che entrate.

Il caso che sta infiammando negli ultimi giorni l’Abruzzo interno è quello del deficit del Cam, azienda consortile che si occupa del servizio idrico. Il primo “mistero” dovuto alla poca trasparenza delle carte è l’effettivo ammontare del debito che oscilla tra i 50mln di euro ed i 30 (come se 20 milioni fosse una differenza trascurabile). Il secondo mistero è come si possa giustificare che una gestione tutta controllata dalla politica possa in così poco tempo generare una voragine così grossa senza dover sostenere spese per la materia prima. A tutto c’è rimedio e così la stessa politica -che come al solito non si interroga minimamente sulle responsabilità oggettive della gestione fallimentare- sta discutendo di impegnare i fondi europei (quelli che dovrebbero servire per lo sviluppo) invece per tappare i buchi di bilancio e mettere una pezza sulle responsabilità. Una pezza che costa tanto alla collettività.
Storie già viste e sentite mille volte che sono destinate a rimanere misteri e vergogne di una regione in cui tutto è ancora possibile.
Oggi scende in campo la Cna di Avezzano che bacchetta duramente la classe politica locale e fa notare alcuni punti a dir poco imbarazzanti.
«Se ad un imprenditore, anche ad uno delle migliaia di quelli “piccoli” o “medi” iscritti alla CNA chiedessero se un’azienda con il prodotto primario a costo zero possa rischiare di fallire, certamente si farebbe una grassa risata e penserebbe ad uno scherzo e certamente lo considererebbe un paradosso». Questo è quanto afferma Pasquale Cavasinni direttore della CNA di Avezzano in riferimento alle notizie sul Cam.
«Mi preme segnalare che», dice, «c’è forte e diffusa preoccupazione fra la popolazione e le imprese per tale situazione per la quale, nostro malgrado, all’esito delle verifiche che si stanno effettuando, quest’azienda, con la materia prima a costo zero, cioè l’acqua, potrebbe rischiare addirittura il fallimento».
«Mi permetto di osservare, inoltre, che l’ipotesi di rifinanziare le casse del CAM con i fondi FAS potrebbe rivelarsi una soluzione inappropriata poichè potrebbe precluderci la possibilità dell’utilizzo di dette risorse per finanziare progetti ed iniziative atte alla crescita e lo sviluppo così come dovrebbero essere utilizzate. L’altro inaccettabile paradosso», insiste Cavasinni, «che sta emergendo è che a fronte di una situazione insostenibile e di un debito inimmaginabile (per il quale tutti gli eventuali effetti negativi, sia economici sia amministrativi, ricadrebbero sulle spalle dei contribuenti: cittadini ed imprese) si continua a polemizzare sulle cariche, sui ruoli, sulle procedure quando, a mio modesto avviso, bisognerebbe concentrarsi sul cosa fare per evitare ciò che potrebbe rivelarsi un vero e proprio disastro economico, senza precedenti, per il nostro territorio!».
«Se a tutto ciò» conclude Cavasinni «aggiungiamo che moltissimi cittadini non bevono acqua di rubinetto perché non si sentono sicuri della genuinità del prodotto e, quindi, continuano ad approvvigionarsi di quella imbottigliata e, ancora, che la rete idrica andrebbe totalmente revisionata e che i contatori comunque registrano i consumi che dovremo pagare, come dire il quadro è completo. Un quadro che di certo non è da prendere come esempio di gestione aziendale  efficiente, produttiva, per il servizio offerto e per il costo».