WANTED

Abruzzo. Il bombarolo ancora in fuga. Lo psicologo: «ora si rischia l’emulazione»

Per l’esperto l’uomo «non si lascerà catturare ma si toglierà la vita o si farà uccidere»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2329

Abruzzo. Il bombarolo ancora in fuga. Lo psicologo: «ora si rischia l’emulazione»

Un camper simile a quello di Di Santo, bianco con guaina verde sul tetto targato AL417676

 

PESCARA. Inizia oggi il settimo giorno di ricerche di Roberto Di Santo.
L'operaio 58enne di Roccamontepiano deve rispondere del reato di tentata strage, incendio doloso e danneggiamento aggravato, per avere tentato di far saltare in aria, con un ordigno artigianale collegato a bombole di gpl, martedì scorso una villetta trifamiliare a Villanova di Cepagatti.
L'uomo, poco prima aveva incendiato una vettura di un vicino di casa, mentre giovedì scorso, poco dopo le 21, aveva riservato lo stesso trattamento all'auto della sorella, posizionandola nell'atrio del tribunale di Chieti (Guarda le immagini).
Intanto sabato notte a Spoltore è andata distrutta una Mitsubishi a causa di un incendio doloso. Il rogo, scoppiato alle 3.50, non sarebbe però collegato a Di Santo. L'immediato intervento dei vigili del fuoco ha impedito che le fiamme si potessero propagare ad altri mezzi o costruzioni.
Il proprietario dell'auto, un 50enne incensurato del posto, già ascoltato dai carabinieri, ha riferito di non avere mai subito minacce. I carabinieri del Comando provinciale di Pescara, coordinati dal colonnello Marcello Galanzi, in collaborazione con gli altri Comandi della regione, ma anche di fuori Abruzzo, e sotto la direzione del pm Silvia Santoro, stanno proseguendo senza soste le ricerche dell'uomo, che è fuggito a bordo del suo camper.
Di Santo, con pochi soldi - le carte di credito ed eventuali bancomat, anche se la circostanza non è stata confermata dagli investigatori, sarebbero inutilizzabili perché bloccati - potrebbe avere problemi a procurarsi cibo e generi di prima necessità.

«PERICOLO EMULAZIONE»
Intanto Enrico Delli Compagni, psicologo clinico e forense, direttore della Comunità Educativa "Sirena" e giudice esperto presso il Tribunale di Sorveglianza di L'Aquila delinea un profilo psicologico dell’uomo.
«Il soggetto appare essere uno stragista con un piano determinato», spiega Delli Compagni. «Nella nomenclatura classica potrebbe essere definito o un mass murderer (assassino di massa) o uno spree-killer
(assassino compulsivo)» in quanto «accorpora alcune caratteristiche dell'una e dell'altra definizione. I mass murderer sono soggetti che commettono o cercano di commettere una strage in un unico momento e in un unico luogo con una idea di rivendicazione sociale in mente (recente caso di Newtown), mentre per gli spree killer il piano appare non esserci e lasciano una scia di sangue senza precauzioni, venendo catturati abbastanza rapidamente (come nel film ‘Un giorno di ordinaria follia’.
Per l’esperto Di Santo sarebbe affetto da «schizofrenia paranoide con deliri di grandezza. Ha necessità di comunicare nonché di gestire la propria ansia e la propria necessità di essere "riaccettato" da una società di cui è poco più satellite, attraverso la creazione di un proprio capro espiatorio. Non sentendosi in grado di competere con la società-problema si pone al di sopra accreditandosi come ultimo profeta». 


I discorsi iniziali, le rivendicazioni, «non appaiono peregrine, in taluni aspetti sono anche condivisibili», va avanti Delli Compagni, «per poi inerpicarsi in interpretazioni filosofico- religiosi che travalica il confine dell'accettabile in termini di confronto dialettico concreto. Il signor Di Santo, infatti, si perde nell'esegesi biblica e di altri testi sacri innalzandosi come unico reale conoscitore delle teorie e delle parole delle religioni monoteistiche, fino a diventare a tratti escatologico».
Secondo lo psicologo l’uomo avrebbe un piano definito e quella tempistica dei "10 giorni" da lui dichiarata,
unita al secondo attentato, «lascia intendere che è mutata la sua modalità comunicativa, dal blog alle
bombe/attentati».
«Difficilmente tornerà indietro, porterà il proprio piano fino alla fine, convinto così di poter salvare il mondo e con esso l'uomo o che, in qualche modo, queste sue azioni smuovano istinti rivoluzionari che lo pongano a martire sociale» prosegue lo psicologo. «Ha iniziato la sua personale guerra sociale e molto probabilmente arriverà a conclusione con la sua morte. Difficilmente questi soggetti si lasciano catturare, di solito o si suicidano o mettono in atto il cosiddetto suicidio per procura, ovvero hanno comportamenti tali da farsi uccidere volontariamente».
Per l’esperto ora però si corre il rischio dell'«effetto Werther», emulatori, soggetti alla deriva che vedono nell'azione di Di Santo una «soluzione ai loro problemi simili».