PROCESSI

Terremoto, crollo palazzo via XX Settembre, Comune L’Aquila chiede 1 mln di danni

Venti le parti civili ammesse

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Terremoto, crollo palazzo via XX Settembre, Comune L’Aquila chiede 1 mln di danni

L’AQUILA. Prima udienza dibattimentale ieri mattina sul crollo del condominio al civico 79 di via XX Settembre nel quale morirono nove persone.
Sotto processo con l'accusa di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni gravi sono finiti i costruttori Francesco Laurini, 57 anni, di Magliano dei Marsi, co amministratore della societa' Belvedere proprietaria e committente dei lavori di un fabbricato vicino a quello crollato, e Armido Frezza, di 66 anni aquilano, socio di Laurini, ex presidente Ance e impegnato nella ricostruzione.
Alla sbarra anche Diego Scoccia di 58 anni, di Rocca di Mezzo, progettista e direttore dei lavori, Pietro Paoloni di 59 anni di Rocca di Mezzo, anche lui progettista architettonico e direttore dei lavori e infine Enrico De Cristofaro di 58 anni di Avezzano, collaudatore statico.
Nell'udienza di ieri il giudice del Tribunale dell'Aquila, Giuseppe Grieco ha ammesso tutte le richieste di parte civile: una ventina in tutto tra cui il Comune dell'Aquila che ha avanzato un risarcimento di un milione di euro. Sempre il giudice ha ammesso la citazione nel processo quale responsabile civile della societa' Belvedere Srl che aveva commissionato i lavori a Frezza e della stessa societa' Armido Frezza Srl. L'udienza e' stata aggiornata al 14 maggio.
In particolare Laurini e Frezza sono accusati di aver realizzato un giunto sismico tra le strutture del nuovo edificio e le strutture dell'edificio a confine, poi crollato, non rispettando la distanza minima, così da determinare il "martellamento" degli stessi, e un incremento delle sollecitazioni dei due edifici a causa del sisma. Sempre a entrambi viene contestato l'aver realizzato nel seminterrato dei box auto che avrebbero amplificato il moto sismico con maggiore scuotimento dell'edificio crollato. Analoghe contestazioni sono state sollevate a Scoccia e Paoloni. Infine a De Cristofaro viene contestato il non aver rilevato la inadeguatezza della posizione del giunto sismico tra i due edifici.