LA PROTESTA

Abruzzo. Assalto blindato carabinieri, Rosci al secondo giorno di sciopero: «sto male ma non mollo»

«Da 48 ore senza acqua né cibo»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1587

Davide Rosci

Davide Rosci


TERAMO. Sono passate ormai più di 48 ore da quando Davide Rosci, condannati a 6 anni per l’assalto al blindato dei carabinieri, ha iniziato lo sciopero della fame e sete.
L’iniziativa è stata promossa per chiedere l’abolizione della legge di devastazione e saccheggio, ovvero la revisione del codice Rocco. Rosci è stato condannato non perché avrebbe materialmente messo a fuoco il blindato dei carabinieri ma perché è stato fotografato nei pressi dei luoghi dove avvenivano gli scontri». «Sono stato condannato», ha ribadito in una prima lettera «non perché immortalato in atti di violenza o per aver fatto qualcosa vietato dalla legge, ma per il semplice fatto che io fossi presente vicino al blindato che prende fuoco.
Adesso il giovane scrive una seconda lettera (dopo la prima dei giorni scorsi) nella quale parla dello sciopero della fame. «E’ una prova molto difficile», ammette Rosci, ai domiciliari da aprile scorso, «che mi sta provando notevolmente. Dopo le prime 24 ore, che potrei definire sopportabili, nelle ultime ho iniziato ad accusare pesantemente gli effetti dello stesso. Noto un cambiamento del mio aspetto fisico, la faccia si è asciugata così come si è assottigliato il tono muscolare. Gli armoniosi brontolii della pancia, ormai, mi accompagnano per tutta la giornata così come il mal di schiena, la sensazione di freddo e soprattutto di stanchezza».
Rosci pensa di poter riuscire a sopportare ancora una giornata, massimo due, dopodiché annuncia che chiederà un controllo da parte delle unità mediche per accertare il suo stato di salute.
«Anche se sono consapevole che la cosa migliore in questo momento sia quella di restare in forma per affrontare la già difficile detenzione, comunico di essere intenzionato a portare a termine la mia protesta».
Rosci attende e spera che «a breve» arrivi, da parte di coloro che saranno chiamati a governare, l’impegno concreto ad abolire, in particolar modo, la legge fascista di devastazione e saccheggio: «io non sto chiedendo solidarietà, sostegno o altro, ma solo che vengano spazzate via quelle odiose norme che un dittatore fece emanare e contro le quali i nostri valorosi partigiani combatterono, al sacrificio della vita, per non farle subire a nessun altro in futuro».
Rosci sostiene che la sua sia una battaglia condivisibile, peraltro già messa in campo dalla sinistra italiana anni fa: «per questo», dice, «resto fiducioso dell’appoggio di almeno quei partiti che si dichiarano Antifascisti».
Infine il giovane teramano rivolge un pensiero particolare agli operai Alcoa che in queste ore protestano in Sardegna chiusi nelle miniere e ringrazia quanti lo stanno «nutrendo il mio spirito».