LE CARTE DELL'INCHIESTA

Inchiesta Finmeccanica, pressioni per lasciare il prefetto indagato a L’Aquila

Al telefono: «ora tutti a L’Aquila vogliono venire»

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Giovanna Iurato

Giovanna Iurato

ROMA. L'ex vicecapo della Polizia Nicola Izzo e l'ex prefetto de L'Aquila, Giovanna Iurato, avrebbero esercitato pressioni affinché l'appalto di 37 milioni di euro per il Cen di Napoli fosse aggiudicato dal Raggruppamento temporaneo di imprese (Rti) guidato dalla Elsag Datamat, società del gruppo Finmeccanica, pur non avendo l'offerta requisiti adeguati.
E' quanto si legge nell'ordinanza del gip di Napoli sull'inchiesta riguardante il Centro elettronico nazionale della polizia. I due prefetti, rileva il giudice, «con collusioni o altri mezzi fraudolenti, abusando dei loro poteri e in violazione dei loro doveri, turbavano la gara del pubblico appalto» relativo alla fornitura di un sistema di gestione centralizzata della videosorveglianza presso il Cen di Napoli. Per entrambi la procura ha chiesto l'interdizione dai pubblici uffici.
Lo scorso novembre Izzo si è dimesso dopo le polemiche seguite ad un esposto anonimo (il cosiddetto 'corvo' del Viminale) che lo definiva il «puparo» di una «combriccola» che avrebbe favorito aziende «amiche» nell'aggiudicazione dei milionari appalti tecnologici del ministero.
La Iurato, prefetto all'Aquila da maggio 2010 a ottobre 2012, è stata poi nominata capo dell'Ispettorato generale di amministrazione del ministero dell'Interno. A raccontare il ruolo avuto dai due alti dirigenti del Viminale nella vicenda, alcune testimonianze acquisite dai magistrati.

LE TESTIMONIANZE
In particolare quella di Anna Smilari, all'epoca direttore del settore Informatica dell'Ufficio tecnico e analisi di mercato del Dipartimento di pubblica sicurezza. Smilari spiega di essersi messa in allarme perché la Elsag aveva costituito un 'Rti' con le altre imprese invitate, ad eccezione della Selex, esprimendo dubbi sul fatto che una gara per la quale la legge impone la partecipazione di almeno cinque concorrenti si riducesse ad una offerta unica. Ma chi ha deciso le imprese da invitare?
Smilari sostiene che la scelta è stata fatta da Izzo (in qualità di Autorità di gestione dei fondi del 'Pon sicurezza) e Iurato (all'epoca direttore dell'Asse 1 dei fondi Pn Sicurezza). Quest'ultima conferma. L'ex vicecapo della polizia, invece, sottolinea di non aver «partecipato ad alcuna riunione in cui si discuteva delle scelte delle ditte da invitare. Fu il prefetto Iurato che mi venne a comunicare una rosa di nomi su cui io concordai».
Ma l'offerta fatta dall'Rti non è per niente convincente, tanto che la Commissione aggiudicatrice la boccia. Izzo e Iurato, tuttavia, rileva sempre l'ordinanza, non demordono, invitano «ad andare avanti» e trovano il modo di aggirare l'ostacolo. Nella sua deposizione Smilari dice di aver detto chiaramente a Iurato che «il Rti stava rifilandoci quella che in gergo romanesco suole definirsi una “sola”, spiegandole che «la macchina che ci veniva offerta era di molto inferiore a quella da noi richiesta».

LO SFOGO DI IURATO AL TELEFONO
Ma la Iurato non si convinse, «accusandomi di voler favorire la Emc2 (un'altra società, ndr)». Stesse accuse furono espresse alla dirigente da Izzo. Quando la Commissione esprime parere negativo, Izzo e Iurato, prosegue l'ordinanza, «utilizzavano un escamotage tecnico giuridico, grossolanamente illegittimo nei suoi presupposti e nelle sue finalità, con cui far proseguire la procedura senza dar luogo a nuovi inviti e a nuove offerte».
Dopo che il 31 maggio 2010 viene interrogata in procura a Napoli e formalmente indagata, Iurato si sfoga al telefono con il marito Giovanni Grazioli (tra l'altro dirigente della stessa Elsag), commentando un articolo in cui si accosta il nome del prefetto Izzo alla vicenda del Cen.
«Finalmente - dice la dirigente - nominano la persona che è stata il deus ex machina, che è il capo nostro, finalmente lo nominano perché io il nome non l'avrei mai fatto...finalmente si capisce perché se no il capro espiatorio di tutto sono stata io, finalmente esce quello che veramente ha fatto tutto».
Stessa posizione la sostiene in una conversazione con il prefetto Giuseppe Procaccini, capo di gabinetto del ministro dell'Interno.

«CONSAPEVOLI DELLE ILLEGITTIMITA’»
«Io - dice Iurato - condividevo tutto con l'autorità di gestione. Izzo era quello che comunque dava le indicazioni su quello che si doveva fare». Il giorno dopo l'interrogatorio c'é poi una telefonata tra Izzo e Iurato che, notano i magistrati, «tentano di rimbalzarsi reciprocamente la sostanziale responsabilità delle scelte, nella consapevolezza della loro illegittimità».
Izzo: «Nessuno più di te conosce questa materia, tutti noi altri siamo degli avventizi».
Iurato: «No, però tutto quello che facevamo lo condividevamo, comunque siccome tu dicevi di andare avanti naturalmente per andare avanti quella era la strada per non perdere i soldi».
Izzo replica: «Gianna, sicuramente era quella la strada, sicuramente era quella la strada legale perché non è che abbiamo detto facciamolo perché era una strada illegale».
Per il gip si tratta di una conversazione, avvenuta all'indomani del coinvolgimento nell'inchiesta della Iurato, «per certi versi drammatica perché giocata in punto di fioretto dai due protagonisti pienamente coinvolti che tentavano di rimbalzarsi reciprocamente la responsabilità delle scelte nella consapevolezza della loro illegittimità».

INDAGATA MA DOVEVA RESTARE A L’AQUILA
Dopo l'interrogatorio Iurato racconta anche al marito che il capo della polizia, Antonio Manganelli, ha parlato con l'allora ministro dell'Interno, Roberto Maroni, il quale gli aveva detto che lei doveva rimanere al suo posto come prefetto dell'Aquila.
Grazioli: «Pronto»
Iurato: «Hei Giovanni».
Grazioli: «Sì».
Iurato: «Il capo ha parlato con il ministro».
Grazioli: «Sì».
Iurato: «Non mi vuole muovere da là».
Grazioli:«Eh, ci stavo pensando anch'io, perché questo è un attacco a lui».
Iurato:«Ora vuole venire lui direttamente là per il...»
Grazioli: «Sì, sì, sì...»
Iurato: «Tutti all'Aquila vogliono venire».

«MAGISTRATI SQUALLIDUCCI CON LA VOGLIA DI ESSERE FAMOSI»
Sono centinaia le conversazioni intercettate nell'ambito dell'inchiesta avviata nel 2007 dai magistrati della procura di Napoli. In alcune si ricorre a espressioni colorite, in altre sono contenuti anche pesanti giudizi sui pm che conducono l'indagine.
E' il caso del colloquio tra il prefetto Giovanna Iurato e il marito, Giovanni Grazioli, ingegnere e collaboratore di Elsag, una delle società del gruppo Finmeccanica finite nel mirino degli inquirenti partenopei.
«Sono sempre questi soliti squalliducci di magistrati da salotto televisivo che devono assolutamente far vedere che sono bravi», dice Grazioli.
Nella stessa telefonata sempre Grazioli, riferendosi ancora ai magistrati: «questa gente si comporta in modo ignobile. Senza la minima professionalità, senza il minimo senso del dovere, semplicemente con lo scopo di apparire sui giornali e di risultare simpatici a qualcuno per poi fare carriera; questa è la magistratura, lo sapevamo da prima, non è una novità».

«IL PORCO PER LE ORECCHIE»
«In questo momento abbiamo il porco per le orecchie». Così, alludendo alla possibilità più che concreta di aggiudicarsi appalti nel settore della sicurezza, si esprime Luigi De Simone, responsabile Elsag per la Campania, in una conversazione con Francesco Subbioni, amministratore delegato di Electron Italia. L'intercettazione è inserita nell'ordinanza del gip.
«Così noi - aggiunge De Simone - entriamo con i piedi nel piatto in modo ancora più pesante perché abbiamo il tempo di fargli capire un po' noi cosa sappiamo fare».
Secondo il gip, la conversazione dimostra «la visione unitaria del gruppo in relazione agli appalti relativi alla sicurezza».

C’E’ CHI DICE NO
Uno degli snodi fondamentali dell'indagine è rappresentato dal trasferimento da Napoli del questore Oscar Fioriolli, avvicendato da Antonino Puglisi. Quest'ultimo, infatti, secondo la ricostruzione dei magistrati, si oppone alla realizzazione della 'Cittadella della Polizia', contrariamente al suo predecessore. In una telefonata Lucio Gentile, indicato come faccendiere e intermediario di affari, chiede a Fioriolli di presentargli Puglisi:
Lucio Gentile: «ma tu, prima di andare via, mi puoi dare una 'consecutio temporum' con il tuo, con Puglisi, con quello che viene, come.... Com'é, una brava persona? (…) Tipo noi, voglio dire, una persona abbastanza... E' tipo noi, abbastanza affabile?».
Fioriolli: «sì, sì sì».
Lucio Gentile: «no, se magari una sera prima di andare vi..., oppure anche nei primi giorni durante il trasloco riusciamo a fare una cena con lui».

«PROGETTO UNITARIO DEL GRUPPO FINMECCANICA»
L'indagine, scrivono i magistrati, fa emergere «l'unitarietà del progetto criminoso del gruppo Finmeccanica»: uomini del gruppo attraverso «sistematici interventi», avrebbero «pilotato gli appalti in favore di imprese riconducibili alla holding». Tutto ciò, «attraverso l'intermediazione» del faccendiere Gentile, e stringendo «relazioni affaristiche con esponenti istituzionali, quali Mautone e Fioriolli».
In serata, ieri, Finmeccanica ha sottolineato che le indagini «riguardano una specifica attività svolta da due società del Gruppo, e non coinvolgono la holding né, tantomeno, l'intero Gruppo»ed ha auspicato che «si evitino generalizzazioni e strumentalizzazioni».
In seguito al trasferimento di Fioriolli - sostengono i magistrati - i progetti del gruppo rischiarono di andare in fumo e pertanto si cercò di coinvolgere, senza esito, il nuovo questore. Si organizzò allora quella che gli inquirenti hanno definito «la cena della continuità» ovvero l'incontro tra esponenti delle istituzioni e il faccendiere Gentile. La cena, organizzata da quest'ultimo, doveva servire a mettere in contatto il gruppo interessato agli affari con il nuovo questore, Antonino Puglisi. Avrebbero dovuto partecipare tra gli altri, oltre a Gentile, Mautone, Fioriolli, l'allora comandante provinciale dei carabinieri Gaetano Maruccia. L'incontro tuttavia non si svolse per «l'atteggiamento di totale chiusura» assunto dal nuovo questore Puglisi.
I contatti tra Fioriolli e i manager delle società sono documentati anche da una serie di fotografie, alcune scattate all'esterno della questura di Napoli e inserite nell'ordinanza di custodia. Contatti stretti, se si pensa che l'allora questore «non esitava a chiedere direttamente ed espressamente un'intercessione per ottenere 'un posto' per la figlia».

GLI ARRESTATI
In cella (la procura aveva chiesto 15 ordinanze di custodia in carcere o ai domiciliari) sono finiti Gualdaroni, ex amministratore delegato di Elsag Datamat spa e oggi ad di Telespazio, Francesco Subbioni, ad di Electron Italia e consigliere di Elsag, Gentile e Mautone. Ai domiciliari Fioriolli, Guido Nasta, consigliere della Elsag, Luigi De Simone, responsabile Elsag per la Campania ed Enrico Intini, definito nelle carte «costruttore di riferimento» del gruppo Finmeccanica. Intini, viene ricordato, è l'imprenditore barese che aveva ingaggiato Gianpaolo Tarantini come mediatore per usare la sua conoscenza con l'ex premier Berlusconi per fare affari. Di Tarantini nell'ordinanza viene riportato un interrogatorio della fine 2009, in cui 'Gianpi' ricorda di aver conosciuto Intini tramite Roberto De Santis, imprenditore «molto legato al Pd».
Intini nel 2001 fu incaricato dalla regione di assorbire 98 ex Lsu con una sua azienda, la Sma Abruzzo. Dopo una serie di difficoltà l’operazione fallì e quei lavoratori finirono nella Collabora Engineering che si trasformò in Abruzzo Engineering, società mista partecipata dalla Regione Abruzzo e da Selex (Finmeccanica). Anche su Collabora Engineering la procura de L’Aquila ha aperto una inchiesta che ha ravvisato danni in seguito ad una truffa sulle cessioni delle quote azionarie.