PAROLA AL CONDANNATO

Condannato a sei anni per assalto al blindato: «guardavo solo le fiamme e ridevo»

Rosci: «giustizia manipolata dai poteri forti»

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Condannato a sei anni per assalto al blindato: «guardavo solo le fiamme e ridevo»

L'assalto

TERAMO. «Non ho lanciato niente, guardavo solo il mezzo che andava a fuoco. Per questo mi hanno dato 6 anni di carcere».
Davide Rosci è stato condannato lunedì per l’assalto al blindato dei carabinieri avvenuto il 15 ottobre del 2011, nel corso della manifestazione degli Indignati a piazza San Giovanni a Roma.
Dal 20 aprile scorso si trova ai domiciliari. Adesso scrive una lettera in cui ammette di non essere più «sereno» come lo era nel momento in cui i carabinieri hanno bussato alla sua porta e lo hanno dichiarato in arresto. A ventiquattrore dalla sentenza ha cominciato lo sciopero della sete e della fame «per attirare l’attenzione e far abolire la legge di devastazione e saccheggio introdotta dal regime fascista oltre 80 anni fa».
Rosci era sereno perché, spiega, «riponevo fiducia nella giustizia» e aveva la consapevolezza «che gli inquirenti non avessero in mano niente di compromettente». Pensava anche che «nonostante il grande clamore creato ad hoc dai mass-media, il processo fosse equo ed imparziale, così come previsto dalla legge».
«Mi sbagliavo!», si legge nella sua missiva. «Ieri ho visto la vera faccia della giustizia italiana, quella manipolata dai poteri forti dello stato, quella che si potrebbe tranquillamente definire sommaria».
Una giustizia che lo ha condannato a 6 anni di carcere «solo per esser stato fotografato nei pressi dei luoghi dove avvenivano gli scontri» e «non perché immortalato nel compiere atti di violenza o per aver fatto qualcosa vietato dalla legge, ma per il semplice fatto che io fossi presente vicino al blindato che prende fuoco. Non tiro una pietra, non rompo nulla, non mi scaglio contro niente di niente. Mi limito a guardare il mezzo in fiamme in alcune scene, e in un’altra ridere di spalle al suddetto».
Tali “pericolosi” atteggiamenti, gli sono costati gli arresti domiciliari (8 mesi) ed ora la condanna di primo grado che non accetta: «definirla sproporzionata sarebbe un eufemismo».
Rosci annuncia che porterà avanti lo sciopero della fame e della sete «fino allo stremo» per fare in modo «che nessun’altro subisca quello che ho dovuto subire io e pertanto così come fece Antonio Gramsci, durante la prigionia fascista, anche io resisterò fino allo stremo per chiedere l’abolizione della legge di devastazione e saccheggio, la revisione del codice Rocco e che questo sistema repressivo venga arginato».
E poi ancora: «non chiedetemi di starmi zitto e accettare in silenzio tutto ciò, consentitemi di sfogarmi contro questo sistema marcio, che adotta la mano pesante contro noi poveri cristi e che invece chiude gli occhi dinanzi a fatti ben più gravi come il massacro della Diaz a Genova e i vari omicidi compiuti dalle forze dell’ordine nei confronti di persone inermi come Cucchi, Aldrovandi, Uva e molti altri ancora. Non posso accettarlo».