VERSO LE ELEZIONI

Beppe Grillo contro Lolli: «è stato rinviato a giudizio». Ma deputato aquilano smentisce

Il comico genovese inserisce l’abruzzese nell’elenco dei candidati con 'problemi'

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Giovanni Lolli

Giovanni Lolli

L’AQUILA. Il deputato abruzzese del Partito Democratico citato da Beppe Grillo, promotore del Movimento 5 Stelle, come esempio di politico che ha problemi con la giustizia.
Ma da L’Aquila arriva la smentita: «non sono mai stato rinviato a giudizio». Tutto è partito dalla trasmissione di La 7 di lunedì sera. Il candidato premier Pierluigi Bersani nel corso della trasmissione Otto e mezzo ha detto di non conoscere le persone nelle liste del «pdmenoelle» (così Grillo chiama il Pd) che hanno problemi con la giustizia.
«Non se ne occupa», ha scritto il comico genovese sul proprio blog. «Si fida del comitato dei garanti composto da persone irreprensibili come Caterina Romeo, condannata a 1 anno e 4 mesi per violazione alla legge elettorale».
Così Grillo per facilitare «l'arduo compito» gli segnala gli altri. E tra un Vladimiro Crisafulli, (Enna), «rinviato a giudizio per concorso in abuso d'ufficio» e Antonino Papania, (Trapani) che «ha patteggiato davanti al gip di Palermo una pena di 2 mesi e 20 giorni di reclusione per abuso d'ufficio» ci infila anche Giovanni Lolli, (L'Aquila), «rinviato a giudizio con l'accusa di favoreggiamento, prescritto».
Ma Lolli smentisce e spiega dove è finito il proprio procedimento: «non sono mai stato rinviato a giudizio da nessuno, ma solo iscritto nel registro degli indagati per una vicenda relativa alla Missione Arcobaleno in Kossovo, dall'allora magistrato barese Emiliano, (poi eletto sindaco di Bari nella fila del Pd, ndr)».

UNO SCANDALO ENORME
Era il 1999 quando il governo D'Alema stanziò i fondi per sostenere i kosovari in fuga dalla loro terra, bombardata dalla Nato per scacciare le truppe dell'allora leader serbo Slobodan Milosevic.
La campagna di sottoscrizione fu imponente e accompagnata da una grande solidarietà degli italiani. Furono acquistati beni di prima necessità, che rimasero però ammucchiati in centinaia di containers, bloccati per mesi tra l'Italia e l'Albania. Lo scandalo scoppiò dopo un servizio di Striscia la Notizia ed un articolo pubblicato dal Corriere della Sera e ripreso dal settimanale Panorama, che denunciò furti e sprechi ed anche la presenza di 679 container pieni di aiuti lasciati a marcire nel porto di Bari.
L'inchiesta riguardò proprio gli aiuti italiani nei Balcani e presunti casi di corruzione tra funzionari preposti agli aiuti. Tra gli indagati anche l’ex sottosegretario allora al vertice della Protezione civile, Franco Barberi, (recentemente condannato in primo grado a 6 anni di carcere a L’Aquila nell’ambito del processo alla Grandi Rischi). Il deputato aquilano Giovanni Lolli, candidato dopo le primarie al parlamento, ricorda di essere stato indagato per favoreggiamento, «in quanto avrei avvertito un dirigente della Cgil di Bari di avere il telefono sotto controllo, stop».
Quando Emiliano divenne sindaco di Bari, il procedimento passò ad un altro giudice. Sette anni dopo i primi arresti, la procura barese è stata costretta ad archiviare il caso senza nemmeno celebrare la prima udienza preliminare. Scattò la prescrizione, ricorda Lolli: «la Procura chiese il rinvio a giudizio, ma da allora il Gip non ha mai deciso in proposito, e quindi si è arrivati alla prescrizione per scadenza dei termini del mio caso quindi Grillo dice delle inesattezze, per di più per un reato limitato al favoreggiamento».