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Abruzzo. Parco Majella: tensioni per approvazione del bilancio e la proroga al direttore

Il presidente della comunità del parco chiede i documenti e nessuno sa se vi è stata l’ennesima proroga Nicola Cimini

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CARAMANICO. Una raccomandata inviata ai vertici del Parco della Majella per richiedere una lunga lista di atti che finora non sono stati consegnati e che costituiscono la base per capire la gestione di questo ente pubblico.
A sottoscrivere la richiesta di due pagine è il sindaco di Caramanico Terme, Mario Mazzocca, soprattutto in qualità di presidente della comunità del Parco Majella, cioè l’organismo composto dai sindaci dei paesi che formano il Parco (da oltre un anno commissariato) e che sovrintendono e controllano la gestione.
Si tratta di uno dei tanti enti pubblici non sempre sotto i riflettori, poco conosciuto e poco trasparente che macina comunque moltissimi milioni di euro per la sua gestione che pare non si riesca a controllare con facilità.
Da anni poche persone, e nemmeno senza troppo vigore, hanno lamentato la difficoltà di accesso agli atti di gestione (determine e delibere) e non sempre si è trattato di cittadini qualunque… Da anni riceviamo lettere e segnalazioni anonime su presunti abusi e mala gestione dell’ente ma nessuno finora si è dimostrato così civile da esporsi a viso aperto per paura di incomprensibili ritorsioni, non si capisce di chi.
Oggi Mazzocca, anche in vista dell’imminente approvazione dei bilanci di previsione e consuntivi, richiede documenti come la bozza dell’ “Assestamento del Bilancio di Previsione per l’esercizio finanziario 2012” completo in ogni suo documento costitutivo; la bozza del “Rendiconto Generale esercizio finanziario 2012” completo in ogni suo documento costitutivo; l’elenco dettagliato delle liti e/o dei contenziosi giudiziari promossi e/o subiti dall’Ente, con relativa specifica degli esiti giudiziari, dal 1° gennaio 2003 ad oggi; l’elenco dettagliato degli oneri, sostenuti per fronteggiare gli esiti giudiziari sfavorevoli per l’Ente, relativi e consequenziali a liti e/o contenziosi giudiziari sia promossi che subiti dall’Ente medesimo, dal 1° gennaio 2003 ad oggi; «argomento che va debitamente approfondito», scrive Mazzocca, «dal momento che già nel corso dell’esercizio finanziario 2006 si rilevò un aumento di 104.610 euro rispetto all’esercizio precedente». Segue una lunga serie di altri documenti che dovrebbero testimoniare ufficialmente introiti e spese dell’ente.
Il presidente della Comunità del Parco chiede al commissario e al direttore Cimini se corrisponda al vero la notizia pubblicata da PrimaDaNoi.it sulla sentenza del tribunale di Sulmona che ha condannato alle spese di giudizio Cimini, dopo aver intentato una causa civile per diffamazione. Le spese sono state pagate dal Parco Maiella insieme a quelle per la tutela legale.


Mazzocca vuole, inoltre, vedere i documenti che hanno incaricato l’avvocato Camillo Tatozzi per la causa contro PrimaDaNoi.it, cosa che non era riuscita a noi in un accesso -di fatto- negato dallo stesso Cimini nel 2010. E poi c’è l’ennesima questione che si trasforma in mistero: la proroga del direttore Cimini.
L’impressione che emerge è che il Parco Majella ruoti tutto intorno a questa figura amministrativa di vertice che vanta diversi primati tra cui quello della longevità essendo stato nominato nel 1996 -inizio servizio primo gennaio 1997- anche se la legge sembrerebbe prescrivere un incarico che poteva durare al massimo cinque anni. Il contratto del direttore è però stato più volte prorogato non senza qualche protesta (ma sempre timida e priva di qualunque effetto) anche dei revisori dei conti.
L’ultima proroga c’è stata nel 2011 dopo la nomina dell’allora Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, del nuovo Commissario Straordinario dell’Ente Parco Nazionale della Majella, Franco Iezzi di Sulmona.
Ora si è nella situazione grottesca di avere la certezza che il contratto di Cimini è scaduto il 31 dicembre 2012 e nessuno è in grado di sapere se sia stato prorogato oppure no, cioè se il Parco ha ancora lo stesso direttore o uno nuovo.
Il perché è sempre legato all’avarizia della diffusione di documenti introvabili sul sito e non facilmente accessibili. Ma anche di questo in passato nessuno si è lamentato così come nessuno si è accorto che esiste una legge precisa che obbliga gli enti pubblici alla trasparenza.