ATTORI E SPETTATORI

Teatro sull’area di risulta: «la storia del ponte del Mare si ripete»

Interessata anche la Fondazione Pescarabruzzo. Tra incarichi e voglia di spendere le nuove promesse ai pescaresi

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2574

Teatro sull’area di risulta: «la storia del ponte del Mare si ripete»

Masci, Lepore, Mascia

PESCARA. Il ritornello che si ripete -specie sotto campagna elettorale- è sempre lo stesso: una pioggia di soldi, appalti, lavori e diluvio ininterrotto di promesse.
Quello del teatro sull’area di risulta arriva dopo altre decine di annunci simili. E c’è sempre una amministrazione (che importa se di colore diverso o addirittura “opposto”) a premere per lavori milionari (che importa se ci sono ombre, domande senza risposte o se ne sa molto poco).
L’unica cosa importante sembra spendere, dare incarichi e appalti. Sul tema del teatro l’amministrazione comunale non ha brillato per la trasparenza in passato ed anche oggi mancano informazioni, coinvolgimento, chiarezza su procedure, incarichi, progetti, linee  e scadenze.
Il Governo Mascia cerca un ‘socio’ che sia disposto ad investire 24 milioni di euro per la costruzione di un teatro da 1.200 posti, evidentemente l'amminstrazione ha le idee già chiare sul progetto.
L’architetto Michele Lepore, al centro tra il sindaco Mascia e l’assessore regionale e consigliere comunale, Carlo Masci durante l’annuncio dei giorni scorsi, è la “fotografia” migliore di quello che sta avvenendo e che ha a che far anche con la stessa stabilità traballante della maggioranza.
In passato di domande ne abbiamo fatte molte sui molteplici incarichi dell’architetto preferito da Masci e Mascia, il quale ha avuto dal Comune l’onere di rivedere piazze e strade lasciando la sua impronta di stile in molte opere.
Proprio sugli incarichi a Lepore ci sarebbero da anni esposti -presumibilmente archiviati- che chiedevano di far luce e chiarezza su quello che si agitava nelle stanze. Né la magistratura e tantomeno il sindaco hanno inteso rispondere o spiegare fenomeni ripetitivi (gli incarichi) oppure inquietanti come determine in bianco con aggetto prestabilito (l’ennesimo incarico proprio come Rup per il teatro dell’area di risulta) e contenuto lasciato in bianco da riempire se e quando lo si vorrà.
Il caso del restayling di Piazza Salotto (che fine ha fatto?) è in tutto simile alla vicenda di oggi sul teatro; basta sostituire l’oggetto e la situazione è perfettamente sovrapponibile. Il sindaco iniziò dicendo che la piazza appena riammodernata doveva essere rivista e migliorata, magari con «una fontana monumentale», una ben precisa già disegnata da Lepore. Ne vennero fuori le solite schermaglie politiche e solo dopo ci si chiese a che titolo l’architetto Lepore era stato incaricato per progettare la nuova piazza. «Incarico gratuito» disse Lepore mentre un documento attestava il contrario.
Alla fine i predestinati per un verso o per un altro la spuntano sempre e così anche per il teatro di risulta tutto ritorna.
Ora si vuole davvero il teatro perché utile all’interesse di tutti o un nuovo pretesto utile all’interesse di alcuni?
Sulla vicenda è intervenuta anche l’associazione Terra Nostra che intravede similitudini con l’operazione del Ponte del Mare di Luciano D’Alfonso. All’epoca Mascia era un fervente oppositore e non vedeva di buon occhio quelle donazioni provenienti da diversi imprenditori e dalla Fondazione Pescarabruzzo. Anche Carlo Masci protestò scrivendo alla Fondazione e chiedendo se non fosse il caso di destinare quei soldi altrove.
Oggi quella stessa Fondazione presieduta dagli stessi uomini (professor Nicola Mattoscio) dice di voler fare la sua parte visto che in passato, nel 2004, si era detta disposta ad investire cifre consistenti per l’opera. Ci sarebbe già un progetto ma il Comune ha idee diverse.
«Non ci preoccupano le polemiche di parte», dice Terranostra, «ma il fatto che esso sarà un’opera decontestualizzata senza una visione totale di tutta l’intera area dove sorgerà. Non vorremmo che accadesse ciò che è accaduto per il ponte del mare, cattedrale che affaccia sul degrado dell’ex-COFA, per il solo fatto che la Fondazione abbia messo in bilancio i fondi per la realizzazione del teatro. Altro aspetto che incomprensibile di questa vicenda sono le parole del presidente Mattoscio quando dichiara che “ La Fondazione Pescarabruzzo ha natura privata ma moralmente quelli in cassa sono soldi della comunità destinati ad essere spesi per finalità istituzionali. Il mio ruolo è quello di garante della custodia del patrimonio". Noi rispondiamo che la proprietà è un diritto. Trattandosi di cultura "urbanistica", come lo è il teatro monumentale, i "grandi architetti" saranno accontentati, i costruttori che piangono per il crollo del mercato immobiliare avranno la loro fetta , la politica farà gran bella figura ed i cittadini ,"proprietari morali dei soldi" ,avranno meno angosce con un tetto sopra la testa pur non essendo proprietari di diritto. Ci auguriamo almeno che per il teatro non fallisca l'impresa capofila come è accaduto per il Ponte del Mare».