IL FATTO

Da otto mesi senza stipendio i dipendenti del Cus UdA

Crisi di liquidità per il pagamento delle utenze dell’università. Il direttore tace

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CHIETI. Otto mesi senza stipendio e Natale senza un euro.  Non è stata festa per i dipendenti del Cus (centro universitario sportivo) della d’Annunzio, vittime di un braccio di ferro con l’Università.

Infatti, già ad ottobre Mario Di Marco, presidente Cus, ha richiesto all’Uda circa 190 mila euro per le utenze pagate per conto dell’università (ad oggi – secondo il Cus - il totale è lievitato a 230 mila euro, comprensivi anche di alcuni lavori), senza che il direttore amministrativo abbia risposto con un sì o con un no o con la contestazione della cifra e della richiesta stessa.
E questa mancanza di liquidità, sommata ai rimborsi gravosi che il Cus deve sostenere per i debiti pregressi, sarebbe una delle cause per i mancati stipendi ai dipendenti. A nulla sono servite le sollecitazioni al nuovo rettore ed al direttore per fare in modo che i tanto sospirati soldi arrivassero almeno per le feste. Prima di Natale, parzialmente a vuoto è andato anche un ultimo incontro del presidente Cus con il rettore Carmine Di Ilio che comunque si è impegnato a verificare se queste richieste economiche sono legittime e se quindi la ragioneria può firmare il mandato che il direttore Filippo Del Vecchio tiene in sospeso.
 Impegno però finora vanificato perché la funzionaria della ragioneria era in ferie e rientra solo oggi.

LE ORIGINI
In realtà la crisi del Cus è molto più complessa di un pagamento arretrato di utenze: nasce per cause interne, come le spese eccessive per le squadre che partecipano ai campionati, ma nasce soprattutto per l’uso extra-istituzionale che del Cus è stato fatto in passato. Il che è stato poi causa di un contenzioso per l’extra-lavoro svolto: si va dal trasferimento dalle Naiadi di Pescara, ai rapporti con il Comune di Chieti per conto dell’UdA al momento della nascita della facoltà di Scienze motorie ed alle attività ed alla gestione del Ciapi. Ma la rottura del sodalizio UdA-Cus, che data ormai da almeno quattro anni, sembrava aver trovato una soluzione definitiva nel dicembre 2010. Infatti allora il CdA deliberò un accordo “tombale” per tacitare le insistenti richieste di restituzione dei soldi anticipati dal Cus per le attività svolte per conto della d’Annunzio, il tutto elencato in un “conteggio riepilogativo” pervenuto al rettore il 19 novembre 2010. I termini dell’accordo furono riportati in una convenzione venticinquennale che sostituiva la precedente e sullo specifico problema delle utenze il CdA deliberò che «per gli impianti di proprietà dell’Università, la stessa si farà carico di ogni tipo di manutenzione ordinaria e straordinaria e di tutte le utenze, mentre per quanto concerne gli impianti in gestione al Cus, le predette spese sono a carico del medesimo».
 Quanto al resto, la convenzione costa all’UdA 1 mln e 320 mila euro l’anno: «920 mila euro per le attività sportive degli studenti universitari, con un’offerta di 3,5 ore di attività sportiva gratuita per un massimo di seimila studenti iscritti al Cus ed il contributo si intende anche assegnato per la gestione degli impianti sportivi e per ogni tipo di manifestazione sportiva riservata agli studenti universitari ai vari livelli».
Gli altri 400 mila euro sono invece destinati «all’accreditamento, al sostegno ed all’utilizzo gratuito degli impianti di proprietà ed in gestione da parte della facoltà di Scienze dell’Educazione motoria oltre a che al sostegno delle attività didattiche ed assistenza specializzata per la piscina riabilitativa all’interno del Sistema sportivo integrato».
Da parte sua il Cus, con il suo personale e con i suoi impianti, «dovrà incrementare, organizzare, promuovere e gestire, sotto la vigilanza del Comitato per lo Sport universitario, ogni tipo di attività sportiva riservata agli studenti, ai docenti ed al personale».
 Tutto a posto? Finalmente il Cus esce dalle ristrettezze economiche? Macché. Si scopre infatti che, a causa di una cessione di credito, di questo milione e trecentoventimila euro, ben 900 mila li incassa la Bls che ha anticipato molti soldi per le attività svolte negli anni dal Cus per conto dell’università. E quello che resta (appena 35 mila euro/mese) è insufficiente per le attività istituzionali e per gli stipendi, anche se arriveranno i soldi delle utenze. E di questo sono perfettamente a conoscenza l’attuale rettore e tutti i vecchi componenti del Senato accademico e del CdA che nel 2010 nominarono una commissione interna per valutare se le richieste del Cus fossero fondate o meno. Ne uscirono una relazione dettagliata sulla richiesta (poi tagliata, ma non contestata) di 43.749.565,22 euro da parte del Cus, e quella convenzione di 25 anni che fece storcere il naso a molti docenti, soprattutto quelli che ignoravano la vera storia dei rapporti tra la d’Annunzio ed il Cus. Ma era tutto scritto in una lettera al vecchio rettore ed in una richiesta protocollata (con il conteggio riepilogativo) indirizzata anche a Giovanni Palazzi, presidente dei revisori dei conti, ed ai componenti della Commissione interna del CdA, che poi approvò la convenzione.


Sebastiano Calella