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Teramo Lavoro. Per i 110 dipendenti si apre la strada della disoccupazione

«Non ci sono le condizioni giuridiche e finanziarie per firmare nuove convenzioni»

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Valter Catarra

Valter Catarra

TERAMO. Per i dipendenti della società in house della Teramo Lavoro si apre la strada della disoccupazione.


La riunione di venerdì sera in Prefettura - alla presenza del Prefetto Valter Crudo, della Regione con l’assessore regionale Paolo Gatti e del direttore regionale del settore nonché responsabile dell’Autorità di gestione del Fondo sociale europeo, Germano De Sanctis, e dell’amministratore delegato della Teramo Lavoro Venanzio Cretarola - e quella che si è svolta sabato mattina in Provincia non sono state sufficienti a sciogliere nodi giuridici e amministrativi che si frappongono alla prosecuzione del rapporto di lavoro.
«Ad oggi non ci sono le condizioni, finanziarie e giuridiche, che consentano ai dirigenti di firmare nuovi disciplinari con la Teramo Lavoro e, quindi, non ci sono le condizioni per proseguire con i contratti di lavoro. Al momento la Provincia non ha ancora ricevuto dalla Regione i circa 750 mila euro che ci erano stato sospesi e non possiamo anticipare con fondi di bilancio perché avendolo già fatto siamo rimasti senza cassa», ha spiegato il presidente ai sindacati i quali hanno chiesto la prosecuzione del rapporto di lavoro anche solo per consentire l’accesso alla cassa integrazione e che, insieme ai lavoratori, hanno deciso di occupare la sala consiliare e iniziare lo sciopero della fame.

L’annuncio dell’assessore Paolo Gatti di avere autorizzato uno stanziamento di circa 800 mila euro alla Provincia di Teramo (3 milioni e 200 mila per tutte e quattro le Province) per le attività del POR 2007/2013 non viene considerato presupposto giuridico sufficiente per la stipula di una nuova convenzione con la Teramo Lavoro. «Perché ci possa essere la copertura di spesa e quindi l’impegno occorre, come del resto spiega bene la nota della Regione, sottoscrivere una specifica Intesa interistituzionale e un conseguente accordo bilateterale e per completare questo iter ci vorranno alcune settimane. Prima di allora – ha chiarito il Presidente - stando a tutti gli autorevoli pareri tecnici ascoltati, non è possibile firmare una nuova convenzione con Teramo Lavoro».

«POCHE POSSIBILITA’ DI UN EVENTUALE REIMPIEGO»

Ma non è la sola questione sul tappeto. Gli 800 mila euro non coprono comunque le spese per tutti i 66 dipendenti della Teramo lavoro pagati con il Fondo sociale europeo e non ci sono i fondi di bilancio per pagare gli altri 44 dipendenti impegnati in settori diversi da quello del Lavoro. Inoltre, per quanto riguarda la nuova programmazione dei Por, in qualità di “organismo intermedio” la Provincia, per avere i fondi della Regione, deve obbligatoriamente garantire i servizi essenziali con personale dipendente e può rivolgersi all’esterno solo per figure professionali specifiche e specialistiche. Tutte condizioni che riducono la possibilità di un eventuale reimpiego a tutti e 110 i dipendenti della Teramo Lavoro.

«Noi abbiamo un impegno con i sindacati e con la Teramo Lavoro – ha aggiunto il presidente – il 17 gennaio il Tar dovrà pronunciarsi sui ricorsi presentati dalle Province contro i tagli del Governo, ci manteniamo in contatto con la Regione per verificare se possiamo accelerare la stipula del nuovo Por. Considerata la nostra volontà di esperire ogni tentativo e le richieste dei sindacati ci rivediamo a metà gennaio, quando saranno presenti tutti i dirigenti interessati, augurandoci che per allora siano maturate situazioni che ci consentano di rivedere le nostre decisioni».

Alla riunione ha preso parte anche l’assessore al Lavoro, Eva Guardiani, che ha sottolineato «l’affanno della Provincia a continuare ad erogare i servizi in questa condizione».
Secondo Riccardo Mercante, però, «per la giunta provinciale a firma Catarra le responsabilità sulla cattiva gestione e sulla mancanza di risorse in bilancio per pagare gli stipendi sono pesanti e riconducibili a spese ed elargizioni decise troppo spesso con faciloneria e forse con “familismo amorale”. Mi riferisco in modo particolare a quelle relative al suo staff personale, ai premi dei dirigenti, agli aumenti d’indennità a pioggia, alla figura non necessaria del direttore generale, alle spille d’oro, cravatte griffate ecc.. Per non parlare di quelle relative agli innumerevoli viaggi all’estero dei componenti della giunta con persone al seguito oggetto peraltro di una mia richiesta di atti depositata ben tre mesi fa e rimasta ancora oggi inevasa contro regolamento per opera, o meglio non opera del fido dirigente Di Liberatore».