IL FATTO

In carcere ingiustamente per 6 anni, no al risarcimento. Comincia sciopero fame e sete

Petrilli: «non mi arrendo»

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Giulio Petrilli

Giulio Petrilli

L’AQUILA. Cinque giorni fa ha iniziato lo sciopero della fame e della sete e non si arrende.

Giulio Petrilli è stato arrestato quando aveva 22 anni con l'accusa di partecipazione a banda armata con funzioni organizzative in “Prima Linea. Poi, però, la giustizia lo ha assolto. Dopo sei lunghi anni di carcere.
Lui, che oggi ha 55 anni, ha chiesto il risarcimento danni per l’ingiusta detenzione ma la Corte d'Appello di Milano ha detto no.
«Protesto», racconta, «contro l’ingiusta ordinanza della corte d’assise che ha rigettato la mia istanza di risarcimento per ingiusta detenzione. Sono stato assolto dopo sei anni di carcere, dall’accusa di partecipazione a banda armata con funzioni organizzative».
La motivazione addotta dalla corte d’appello è che, frequentando esponenti dell’antagonismo illegale, avrebbe tratto in inganno gli inquirenti.
«Quello che più sconvolge nella sentenza», continua Petrilli, oggi con un ruolo attivo nel Partito democratico aquilano, con delega alla giustizia, «è che i giudici hanno affermato chiaramente che a loro non interessa il giudizio penale, cioè la mia assoluzione.Non si passa più a valutare le sentenze, ma si emettono giudizi morali, in base ai quali si concede o meno il risarcimento per ingiusta detenzione.
Questa mia forma di protesta, nasce dal fatto, che quando si emettono simili ordinanze, il diritto non viene più relegato ad elementi di prova, ma a valutazioni soggettive extragiudiziarie, tanto che c’è il disinteresse sul giudizio penale e sulla sentenza assolutoria».
Rispetto a questa «palese ingiustizia» Perilli ha presentato ricorso nelle sedi opportune, a iniziare dalla Corte di Cassazione. In caso di un eventuale esito negativo, proseguirà inoltrando ricorso alla Corte Europea di Strasburgo e anche alla sezione Diritti Civili delle Nazioni Unite.
«Questo mio sciopero della fame e della sete, è una denuncia di questa palese violazione del diritto.
La privazione della libertà personale, fatta in modo illegale , va risarcita sempre, questo concetto è la base del diritto, non si può non affermare questo principio. Altrimenti c’è l’arbitrio. Come nella mia ordinanza».

SOSPESO LO SCIOPERO DELLA SETE
Dopo cinque giorni Petrilli ha sospeso lo sciopero della sete, «in quanto le condizioni fisiche non consentono ulteriormente di andare avanti», annuncia lui stesso, «ma proseguo lo sciopero della fame per protestare contro l’ordinanza della corte d’appello di Milano. Questa mia protesta, non riguarda solo il mio caso ma tantissimi altri», assicura. «Oggi solo a un terzo delle  persone assolte dopo un periodo detentivo viene riconosciuto il risarcimento».
All’incirca su tremila domande annue solo ottocento vengono accolte,  per gli altri, come nel suo caso c’è il rigetto. Questo perché nella legge sul risarcimento c’è un comma, che stabilisce che una persona anche se è stata assolta, ma con il suo comportamento ha tratto in inganno gli inquirenti non va risarcita.
«Questo vuol dire», protesta Petrilli, «che chi assolto dopo la carcerazione preventiva, ma viveva in quartieri pieni di pregiudicati e magari li  frequentava, o semplicemente li conosceva, non va risarcito. Chi assolto per il reato di eversione, ma conosceva persone dell’area dell’antagonismo ugualmente non va risarcito».
Lo sciopero va avanti per abolire il comma n. 1 dell’articolo 314 del codice di procedura penale, che prevede che anche in caso di assoluzione, se una persona ha avuto comportamenti non idonei non va risarcita.