IL FATTO

Aumento pedaggio e milioni dal Governo: tutte le (auto)strade (di Toto) portano a Roma

Nella manovra finanziaria un comma gira alla concessionaria autostradale decine di milioni di euro

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Carlo Toto

Carlo Toto

ABRUZZO. A destra o sinistra Toto c’è. Gli amici si vedono nel momento del bisogno e Dio solo sa in questi mesi di crisi e recessione quanto bisogno vi sia di aiuti pubblici per mantenere in sesto le aziende.
E tutte le autostrade di Toto portano a Roma, senza troppa fatica è lì che risiede l’epicentro del successo.
Se le aziende sono del signor Carlo Toto un modo si trova sempre e così sono destinate a giungere a meta i nuovi mirabolanti traguardi del magnate abruzzese che si tratti di autostrade, cementifici, bonifiche o aerei.
Un emendamento inserito tra i mille discussi nei mesi che precedono l’approvazione della finanziaria (di cui si sono vantati direttamente in un comunicato congiunto Legnini e Tancredi) di fatto allevia i sacrifici del gruppo industriale abruzzese (che possiede tra le altre anche Strada dei parchi, concessionaria delle autostrade A24 e A25) per lavori di miglioramento antisismico.
Sono mesi cruciali per l’imprenditore che pare stia in qualche modo tentando di mettere fine alla sua avventura in Alitalia monetizzando finalmente l’operazione di fusione della sua AirOne che gli ha permesso di entrare nella compagnia aerea nazionale. Nel frattempo il figlio Riccardo tenta di ripercorrere le orme paterne provando a far decollare la compagnia Livingston in attesa di stringere alleanze con altri gruppi importanti.
Toto è poi impegnato in Italia e all’estero in mega appalti -molti dei quali pubblici- con la Toto spa mentre in Abruzzo cerca di sfondare nel settore cave (per completare la filiera del cemento) e creare nuovi cementifici. Naufragato quello di Sulmona pare che le attenzioni siano cadute ora su un sito che apparentemente sarebbe il peggiore in assoluto per le sue criticità “insite” ma che per Toto invece può diventare la via verso il successo. Il sito è quello di Bussi e grazie all’aiuto degli amici senatori (Marini e Gianni Letta) l’imprenditore abruzzese potrebbe ricevere ben 50mln di euro per la reindustrializzazione che in pratica significa bonificare l’area dell’intervento industriale (e solo quella) .
La mega discarica di Bussi, creata in un secolo dalle scorie residue della Montedison, mentre il processo penale è in corso, potrebbe essere bonificata a carico dei contribuenti sollevando i veri responsabili.
Mentre accade tutto questo dalla Gazzetta Ufficiale si scopre che nella manovra di Bilancio approvata poco prima di Natale il comma 183 è di fatto un regalo bello grosso. Peccato che la notizia arrivi in concomitanza con l’improvviso aumento delle tariffe autostradali che, come accade ormai ogni anno, segnano un vero salasso per chi è costretto a viaggiare sulle strade di Toto.
Maurizio Acerbo (Rifondazione comunista) segnala la norma e parla di alleanza bipartisan Pd-Pdl in favore dell’imprenditore.
«Nonostante continui a spremere gli utenti dell'autostrada come limoni», dice Acerbo, «la politica abruzzese e nazionale continua a lavorare al servizio di Toto. Non solo Pd, Pdl e terzo polo tacciono sui continui rincari ma in Senato è stato inserito un comma ad personam nella legge di stabilità».

LA NORMA PRO TOTO
La norma pro-Toto è il comma 183 dell'articolo 1 della legge 228 del 24 dicembre 2012 (finanziaria 2013) norma introdotta dal maxiemendamento in commissione 1.9000.
L'emendamento è stato introdotto in Senato mentre erano relatori i senatori Paolo Tancredi e Giovanni Legnini. L’emendamento è stato approvato una seconda volta per emendare errori materiali ma il contenuto è rimasto immutato per quanto riguarda il comma 183.
Di sicuro per gli «investimenti» e le «migliorie», le «opere antisismiche e la messa in sicurezza dei viadotti» ci sono soldi pubblici per una cifra che potrebbe raggiungere e superare i 30 mln di euro, per alcuni anche molto di più.
Con il medesimo emendamento sono stati stanziati 30 mln per la statale 652 Tirreno Adriatica per gli anni 2014 e 2015; 20 mln per il 2013 e 2014 per il dissesto idrogeologico in Abruzzo e appunto l’emendamento che riguarda Toto che nella formulazione originale «prevede la rinegoziazione della concessione tra lo Stato e la società concessionaria delle autostrade A24 e A25, al fine di evitare un incremento delle tariffe insostenibile per l’utenza, dovute alle conseguenze del sisma del 2009 ed alla necessità di procedere agli adeguamenti antisismici, nonché alla messa in sicurezza dei viadotti e delle gallerie».
Insomma invece di aumentare le tariffe lo Stato dovrebbe pagare la differenza, intanto però…

IL COMMA 183
« In considerazione della classificazione delle autostrade A24 e A25 quali opere strategiche per le finalità di protezione civile per effetto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 ottobre 2003, e successive modificazioni, e della conseguente esigenza di procedere all’adeguamento delle stesse alla normativa vigente per l’adeguamento sismico e la messa in sicurezza dei viadotti sulla base dei contenuti delle OPCM n. 3274 del 2003 n. 3316 del 2003 e successive modificazioni, per l’adeguamento degli impianti di sicurezza in galleria a norma del decreto legislativo 5 ottobre 2006, n. 264, e successive modificazioni, per l’adeguamento alla normativa in materia di impatto ambientale e per lavori di manutenzione straordinaria delle dette autostrade, nonché per la realizzazione di tutte le opere necessarie in conseguenza del sisma del 2009, ove i maggiori oneri per gli investimenti per la realizzazione dei citati interventi siano di entità tale da non permettere il permanere e/o il raggiungimento
delle condizioni di equilibrio del piano economico finanziario di concessione nel periodo di durata della concessione stessa, il Governo, fatta salva la preventiva verifica presso la Commissione europea della compatibilità comunitaria, rinegozia con la società concessionaria le condizioni della concessione anche al fine di evitare un incremento delle tariffe non sostenibile per l’utenza».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

«Ora è facile immaginare che otterrà anche un allungamento della durata della concessione per continuare a mungere gli abruzzesi», conclude Acerbo, «le inchieste giudiziarie hanno ampiamente dimostrato i legami tra il gruppo Toto, la politica e la pubblica amministrazione. E' francamente incredibile che norme di questo genere vengano inserite nella "legge di stabilità" senza che vi sia stata alcuna informazione all'opinione pubblica. Quando si votano emendamenti di questo tipo sarebbe doveroso fornire delucidazioni.

Pochi sanno che grazie a una norma del 2009 targata Berlusconi ai gestori privati delle autostrade è stato concesso anche di eseguire i lavori "in house". Praticamente Toto, per fare un esempio, può affidare direttamente alle sue imprese senza gara opere e lavori di manutenzione su cui poi si calcoleranno anche i pedaggi. E' evidente che la subalternità della politica a un potente gruppo imprenditoriale la pagano i cittadini con i continui rincari».

MASCITELLI (IDV): EMENDAMENTO DI TANCREDI E LEGNINI

«La sostanza dei fatti», dice il senatore Alfonso Mascitelli (Idv), «è in quello che prevede il contenuto dell'emendamento dei due relatori alla finanziaria, Tancredi e Legnini, approvato in Commissione Bilancio dalla maggioranza con il voto contrario dell'IdV e poi recepito nella finanziaria all'art. 1 comma 183. Prendendo a pretesto l'esigenza di procedere all'adeguamento sismico e alla messa in sicurezza dei due tratti autostradali, a tre anni dal terremoto, gli investimenti che comunque ogni concessionaria autostradale è tenuta a svolgere potranno consentire, nel caso della concessionaria dell'A24 e A25, di ridefinire le condizioni del piano economico finanziario, a vantaggio ovviamente della stessa concessionaria, senza escludere tassativamente ulteriori incrementi delle tariffe purché considerate 'sostenibili' per l'utenza. Ancora una volta le scelte di questo governo e della maggioranza che lo ha sostenuto hanno fatto sopportare ai cittadini, con le proprie tasche, la difesa degli interessi dei soliti noti: banche, oligopoli e concessionarie».