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Abruzzo. Poste italiane, sindaco di Montefino si barrica nell’ufficio per fermare chiusura

Cospa chiede documenti sul riordino

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L’AQUILA. Si è barricato all’interno dell’ufficio postale per impedire che lo sportello chiudesse a metà mattinata.

Enrico Piccari, sindaco di Montefino, mille anime in provincia di Teramo, ha provato anche questo per evitare che si sbattesse la porta in faccia a persone anziane in attesa di riscuotere la pensione.
Il gesto del primo cittadino, secondo il presidente dell’Anci Abruzzo, Antonio Centi, la dice lunga sulla «vergognosa condotta aziendale» che Poste Italiane sta attuando nella nostra regione. Tagli e chiusure in nome di una riorganizzazione che va a scapito dei cittadini, soprattutto quelli dei piccoli centri.
Le Poste sostengono che la riduzione dell’orario degli uffici postali periferici sia stata fatta «Correggendo le possibili diseconomie riscontrate nella gestione della rete postale pubblica, fermo restando il puntuale rispetto degli obblighi di servizio universale».
Anche la prefettura aquilana aveva confermato la regolarità dell’azione a seguito di una protesta dell’associazione Cospa diretta da Dino Rossi che nei giorni scorsi ha chiesto chiarimenti in merito alla chiusura delle Poste di Ofena.
Tuttavia il Cospa ha fatto domanda per ottenere la documentazione di monitoraggio di tutta la provincia aquilana, con la quale le poste centrali hanno di fatto ridotto gli orari, «facendo di tutt’erba un fascio senza tenere conto della densità della popolazione».
In tutto Abruzzo sono oltre 60 gli uffici a rischio chiusura, ovvero quelli ritenuti dalla società «al di sotto dei parametri di economicità». Si vorrebbe riuscire a stringere accordi con gli enti locali e trasformare quegli uffici in «centri multiservizi». In pratica una sorta di supporto all’amministrazione locale dove occuparsi della cartografia digitale o fornire una serie di servizi a pagamento, come il rilascio di certificati anagrafici o la possibilità di saldare il ticket sanitario.
Un mese fa proprio Centi ha chiesto al presidente Chiodi di assumere una iniziativa assieme ai presidenti delle altre Regioni «per affrontare tale gravissimo problema, con l'autorevolezza della propria funzione, stante la dimensione nazionale della vicenda».
«Purtroppo - commenta Centi - non soltanto non ho ricevuto un cenno di risposta alla mia richiesta ma, forse per mia colpa, non ho nemmeno notizie di eventuali iniziative del presidente in tale direzione».
«Poste Italiane S.p.A». protesta ancora l’esponente dell’Anci, «intende ridimensionare drasticamente la propria rete di uffici, puntando sempre piu' a diventare banca e sempre meno azienda di servizi pubblici; l'Autostrada dei Parchi ha aumentato in maniera insopportabile dal primo gennaio i pedaggi automobilistici e non sembra che le suddette due gravi situazioni stiano impegnando piu' di tanto i responsabili politici della Regione. Non possono essere soltanto i sindaci ad attivare anche azioni estreme per difendere le popolazioni abruzzesi»