RICOSTRUZIONE

Legge su rischio sismico, scettici gli ingegneri Teramani: «silenzio assordante della politica»

«Non aggiunge nulla su sicurezza degli edifici»

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Legge su rischio sismico, scettici gli ingegneri Teramani: «silenzio assordante della politica»

L'Aquila

TERAMO. Dopo l’incontro del 6 dicembre, presso gli uffici della protezione civile della Regione Abruzzo «siamo circondati da un silenzio assordante».

La denuncia arriva dall’ Ordine degli Ingegneri della provincia di Teramo a pochi giorni dalla entrata in vigore della legge sismica della Regione Abruzzo.
La nuova norma regionale non aggiunge nulla in termini di sicurezza sugli edifici. L’Ordine contesta «le assurde richieste economiche per il rilascio delle autorizzazioni simiche visto il particolare momento di crisi che investe il settore delle costruzioni: stiamo parlando di riduzione anno su anno di oltre l’8% di investimenti nel settore e con un decremento di oltre l’85% delle richieste di rilascio di concessioni edilizie. Sono numeri che non necessitano di nessun commento e nello specifico abbiamo chiesto all’assessore di ridurre notevolmente i costi autorizzativi e dare un piccolo segnale di speranza al settore».
Ma gli ingegneri contestano anche il modello organizzativo dello Sportello Unico Edilizia presso i Comuni coinvolto nel rilascio delle autorizzazioni simiche, la carenza di risorse umane all’interno degli uffici del Genio Civile che, nonostante la crisi del settore, non riuscirebbero ad assolvere ai nuovi compiti autorizzativi a cui demandati.
Le proteste investono anche i fondi messi a disposizione delle Province, da parte della Regione, per il funzionamento dei Geni Civili e si chiede l’ istituzione immediata di un sistema informativo «che possa abbattere i costi e i tempi di rilascio delle autorizzazioni, come previsto dalla norma stessa, e non legarlo ai soliti verbi continuativi di comodo “stiamo provvedendo” stiamo facendo”».
L’ordine degli Ingegneri della provincia di Teramo ha dunque ritenuto necessario evidenziare la problematica, rilevando che, «pur rivestendo un valore socioeconomico non di secondo piano, non è di interesse alle componenti politiche cui si riscontra un assordante silenzio di totale inerzia ed indifferenza».