MOTIVAZIONI

Abruzzo. Delitto Melania, sentenza shock: «Salvatore uccise dopo l’ennesima umiliazione»

Rese note le motivazioni della sentenza di condanna all'ergastolo. Gli avvocati non commentano

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Abruzzo. Delitto Melania, sentenza shock: «Salvatore uccise dopo l’ennesima umiliazione»

Melania Rea

TERAMO. «Lei stava facendo pipì e lui si è eccitato».


Disegnano uno scenario mai ipotizzato le motivazioni depositate ieri dal gup di Teramo, Marina Tommolini, che ha condannato a ottobre scorso all'ergastolo Salvatore Parolisi.
Sono 67 le pagine in cui il gup farebbe emergere come la prova fattuale della colpevolezza sia più forte di quella scientifica. Il documento, che non è ancora nelle disponibilità delle parti, è stato pubblicato dal quotidiano Il Tempo.
Quel delitto, ha ricostruito il giudice, sarebbe la risposta al rifiuto di Melania ad avere un rapporto sessuale al bosco delle Casermette dove la coppia si sarebbe diretta il giorno della scomparsa della giovane mamma di Somma Vesuviana da Colle San Marco. La donna doveva fare pipì e si era nascosta dietro al chiosco; il marito avrebbe voluto avere un rapporto sessuale, ma Melania avrebbe rifiutato scatenando la sua ira culminata con le 35 coltellate mortali.
Per il gup la dinamica dell'omicidio è «ben diversa da quella ipotizzata» e l'assassinio di Melania non è collegata a oscure storie di caserma, ai tradimenti di Parolisi e neppure, in ultima istanza, al suo rapporto con Ludovica, che anzi per il magistrato è «un amore mai provato».
Sempre secondo il gup Melania chiese a Parolisi «di andare al chiosco della pineta, curiosa di conoscere i luoghi ove si addestrava il marito ed in cui era già stata, dovendo però desistere per la neve». Lì la giovane avrebbe avuto necessità di fare pipì e si sarebbe appartata dietro al piccolo bar e «il marito, vedendola seminuda, verosimilmente si è eccitato, avvicinandola e baciandola per avere un rapporto sessuale». Il no di Melania, pronunciato con parole dure, avrebbe scatenato la reazione del caporalmaggiore, che «ha reagito all'ennesima umiliazione, sferrando i primi colpi».
Sempre secondo quanto riporta Il Tempo il gup sostiene che «quel delitto sarebbe maturato a causa della frustrazione vissuta da Parolisi nell’ambito del rapporto con Melania. Un rapporto divenuto «impari», con Melania «figura dominante» e che quel 18 aprile avrebbe armato la mano del caporalmaggiore. Che non avrebbe avuto alcuna intenzione di lasciare Melania e che si sarebbe effettivamente recato con la moglie a Colle San Marco, per poi però spostarsi a Ripe di Civitella». Uno scenario completamente diverso, dunque, da quanto raccontato per mesi dai familiari di Melania in tv che hanno sempre parlato di una donna innamorata quanto fragile e di un Parolisi spregiudicato e infedele.
Salvatore avrebbe colpito la moglie con un coltello a serramanico portatosi dietro forse per cercare un albero della cuccagna.
Secondo il giudice si è trattato dunque di un delitto d'impeto che non avrebbe nulla a che vedere con le relazioni extraconiugali.
Ma nè i legali del caporal maggiore (Valter Biscotti e Nicodemo Gentile) nè il legale della famiglia Rea (Mauro Gionni) hanno ancora avuto copia nè hanno avuto possibilità di leggerla per capire cosa abbia convinto il gup Tommolini a condannare al carcere a vita il sottufficiale.
Il "no comment" accomuna difesa e parti civili. «Non possiamo rilasciare commenti senza aver letto le motivazioni della sentenza», dicono i legali. Per i difensori di Parolisi, al di la' dei commenti, sembra certa la strada del ricorso in Appello, se non altro perchè vogliono dimostrare la completa estraneità al delitto di Ripe di Civitella (avvenuto il 18 aprile del 2011 nel bosco delle Casermette) ed anche che Parolisi ha detto sempre la verità. E' stata questa l'impostazione difensiva tenuta durante il processo.

TRA SALVATORE E LUDOVICA 5395 CHIAMATE IN 2 ANNI
Nella sentenza di condanna a Parolisi, il Gup Tommolini parla anche del rapporto tra il caporal maggiore e la soldatessa Ludovica Perrone e pur escludendo implicazioni dirette sul'omicidio, afferma che la relazione tra i due era ancora in atto. Per dimostrare probabilmente che Salvatore ha detto troppe bugie anche sul rapporto tra i due agli inquirenti, cita le telefonate intercorse tra i due: dal 2 settembre 2009, data presumibile dell'inizio del rapporto, al 27 aprile 2011 Salvatore e Ludovica si sono scambiate 5395 chiamate e 4012 sms. Il che significa che nei 603 giorni del loro rapporto tra i due c'é stata una media di 8,9 telefonate al giorno e 6,6 messaggi tale da spingere il giudice ad affermare che «vi era da circa due anni una stabile relazione sentimentale ancora in corso».

«PRENDE SPUNTO DAL VERO E LO RIELABORA»
«Nel tentativo di allontanare i sospetti», Parolisi «ha fornito, con proprie dichiarazioni e interviste televisive, una mole di menzogne che, inconsapevolmente, hanno costituito una sorta di confessione», continua il gup.
«Una mole di menzogne (così come era solito fare nella propria vita quotidiana) - scrive il magistrato - che ha offerto al giudicante una chiave di lettura che ha consentito di ricostruire la dinamica dell'accaduto, il movente e l'effettiva personalità di un uomo che ha vissuto e vive una propria realtà, che prende spunto dal vero, lo rielabora e, quindi, lo eleva a verità tanto da essersi già assolto dai terribili delitti commessi».