IL FATTO

Abruzzo. Formazione e lavoro Province: precari a casa, servizio in tilt

Gli effetti nefasti della spending review e della mancata riorganizzazione delle Province

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Abruzzo. Formazione e lavoro Province: precari a casa, servizio in tilt
ABRUZZO. L’impatto più evidente è sui Centri per l’Impiego; praticamente in tutte e quattro le province da ieri mattina c’è una insolita fila agli sportelli a causa del rallentamento del servizio. In alcuni casi sospeso.

Si rilevano disagi e difficoltà in numerosi settori anche delle Province dove con il nuovo anno non ci si può più avvalere dei dipendenti precari o di enti strumentali. A Teramo per esempio i Centri per l’impiego non possono più avvalersi della Teramo Lavoro: 110 persone alle quali la società in house non ha potuto rinnovare i contratti in scadenza perché la Provincia, a causa dei tagli confermati con la Legge di stabilità, è stata costretta a non reiterare le convenzioni.
In questo momento, infatti, non ci sono né le risorse del Fondo sociale europeo (situazione comune anche ad altre Province) utilizzate dal settore Lavoro né quelle di bilancio che servono agli altri settori. Per quanto riguarda il settore Formazione e Lavoro l’anno è cominciato molto male.
Disagi come detto si registrano in tutta la regione e segnalati sia da semplici utenti che non riescono a stabilire un contatto con l’amministrazione sia da parte di operatori della formazione che vedono le loro pratiche arenate oltre a non avere risposte.
Per quanto riguarda il settore formazione della Provincia di Chieti, su un organico di 46 persone, i dipendenti sono rimasti in quattro: difficile riorganizzare un servizio efficiente con questi presupposti.
Sono gli effetti diretti della spending review e del taglio di risorse agli enti locali e nella fattispecie delle Province che fino ad un mese fa dovevano essere riorganizzate (tagliate) per cui il governo non ha previsto il caso in cui tutto rimanesse come sempre, dovendo le Province comunque garantire servizi ai cittadini.
Il presidente della Provincia di Teramo, Walter Catarra, insieme all’assessore al Lavoro, Eva Guardiani, sta valutando un’ipotesi di riorganizzazione riguardante tutti e cinque i Centri della provincia: dalla sospensione dei servizi specialistici assicurati da figure professionali fornite dalla Teramo Lavoro, alla riduzione degli orari di sportello fino all’accorpamento di alcuni di essi.


A Teramo, però, circostanze e condizioni sono peculiari ed è per questo che l’assessore Eva Guardiani, nella conferenza dei dirigenti della settimana scorsa, ha già formulato la sua proposta: chiudere il Centro di via Campana e trasferire i servizi in via Taraschi.
«Nella sede dell’Assessorato, in via Taraschi, soprattutto con la scadenza dei contratti della Teramo Lavoro, possiamo recuperare ad uso utile molte stanze. Inoltre vi sono dipendenti del settore che possono coadiuvare i loro colleghi del Centro per l’Impiego – dichiara la Guardiani – si tratta di mettere a punto questioni pratiche e logistiche che devono essere affrontate dai dirigenti ma è una soluzione altamente percorribile. Risparmiamo gli oltre quattromila euro di affitto al mese, utilizziamo locali vuoti, razionalizziamo l’organizzazione del personale a tempo indeterminato e, soprattutto, garantiamo i servizi essenziali con il minor disagio possibile agli utenti».
A fianco dei servizi specialistici, oggi sospesi, i Centri devono garantire servizi pubblici essenziali come le procedure per la mobilità e la disoccupazione di utenti che, evidentemente, vivono già una personale condizione di difficoltà avendo perso il lavoro. Poi ci sono, solo per citare le più frequenti, quelle relative alle comunicazioni obbligatorie fra datore di lavoro e dipendenti e le attivazione di tirocini.
«In questa assurda guerra alle Province il Governo non ha calcolato gli enormi costi sociali delle sue azioni – afferma il presidente Catarra – da oggi in molte Province italiane è il caos e non solo per i Centri per l’Impiego. Le decisioni che abbiamo dovuto assumere negli ultimi giorni non hanno precedenza nella storia dell’ente e le conseguenze e gli effetti negativi si cominceranno a misurare in tutta la loro drammaticità nei giorni a venire».
Il riferimento è anche alle decisioni assunte a maggioranza nel Consiglio dell’ultimo dell’anno.


E’ stato deliberato di avviare immediatamente le procedure di dismissioni per le seguenti società: Borghi scarl; il Centro Ceramico Castellano; la Socart società consortile artigiani; il Consorzio Alfa; la Banca Etica. Deliberata anche la revoca delle partecipazioni in altri organismi: Museo dello Splendore di Giulianova; Area Marina Torre del cerrano; Associazione Culto e Cultura; Teatro stabile abruzzese; Società dei Concerti “Riccitelli”; Coordinamento Agenda 21; Associazione delle Città Strategiche; Unione province d’Abruzzo; Lega delle Autonomie. Per alcune di queste iniziano le procedure di revoca ma, come specificato in
A fianco dei lavoratori teramani è sceso il consigliere regionale Pd, Ruffini che parla di «persone che svolgono da oltre 10 anni questi servizi e che si sono altamente professionalizzate. In molti casi sono figure insostituibili con personale interno della Provincia. Per questo ritengo che non si debba buttare a mare un patrimonio umano così rilevante, specialmente in un momento come questo che spinge molte persone a rivolgersi ai centri per l’impiego».
I soldi –secondo Ruffini- ci sono e arriveranno dai fondi regionali, pari a 3 milioni di euro, che l’assessore regionale Gatti ha stanziato in favore delle province che gestiscono i centri per l’impiego. Nella delibera è previsto anche un acconto subito pari al 50 per cento del totale.
«Queste somme sono una prima risposta», aggiunge Ruffini, «adesso bisogna ragionare a lungo termine e trovare una soluzione per prorogare i contratti dei dipendenti, evitare la paralisi totale dei centri per l’impiego che con la crisi economica assolvono una funzione importante».