TERREMOTO

Sentenza Grandi Rischi, escluse dal risarcimento dei danni trenta parti civili

Per il gip «non c’è certezza del nesso causale»

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Sentenza Grandi Rischi, escluse dal risarcimento dei danni trenta parti civili
L'AQUILA. La domanda del pm è stata accolta.

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale dell'Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, ha disposto la definitiva esclusione di una trentina di parti civili - alle quali è quindi negato il diritto di poter chiedere il risarcimento danni - dal processo alla Commissione Grandi Rischi, organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio.
La Grandi Rischi è stata già condannata in primo grado http://www.primadanoi.it/news/cronaca/534271/Abruzzo--sentenza-shock-Grandi-rischi.html , nella sua composizione del 2009: Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis, gia' vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione Civile, Enzo Boschi presidente dell'Ingv, Giulio Selvaggi direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto Case, Claudio Eva ordinario di fisica all'Universita' di Genova e Mauro Dolce direttore dell'ufficio rischio sismico di Protezione civile.
Secondo l’ipotesi accusatoria avrebbero falsamente rassicurato i cittadini dell'Aquila, sottovalutando il rischio sismico una settimana prima della tragica scossa del 6 aprile 2009. L'esclusione era stata chiesta dal pubblico ministero Fabio Picuti. A fine gennaio sono attese le motivazioni del giudice Marco Billi che aveva disposto nella sentenza di condanna anche una provvisionale che sfiora gli 8 milioni di euro per le parti civili di cui oltre due milioni di euro immediatamente esecutiva.
Alla richiesta di esclusione di Picuti le stesse parti si erano opposte tramite i loro avvocati. Il Gip Gargarella, in linea con le tesi del pm, ha ritenuto che per queste specifiche parti «non sembra potersi ravvisare» il nesso causale tra le azioni della Cgr e il comportamento degli aquilani che sono rimasti in casa e sono rimasti feriti o hanno perso la vita dopo la scossa delle 3.32.
«Appare condivisibile - scrive il Gip - l'iter processuale seguito dall'ufficio della procura della Repubblica: valutare in concreto le denunce nel caso in esame, esercitare l'azione penale» per «quelle che avevano piena attendibilità e spontaneità» e invece «chiedere l'archiviazione per quelle ora in esame, che non avevano il tratto di certezza richiesto». Il gip ravvisa infatti il pericolo che «dopo il battage di stampa che ha seguito le prime fasi dell'incriminazione degli odierni indagati» a «livello inconscio» e «nella memoria dei cari delle persone decedute» potrebbe nascere la convinzione che «anche per i loro defunti era stato trovato un colpevole».