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Aids, parte a Pescara un progetto per far emergere la malattia allo stadio iniziale

Giustino Parruti, infettivologo: «molti non sanno di essere sieropositivi»

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Giustino Parruti

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ABRUZZO. La nuova strategia per combattere l’Aids e l’Epatocarcinoma come conseguenza dell’epatite B e C è stata presentata nei giorni scorsi all’ospedale di Pescara.


Le due giornate di studio sono state anche l’occasione per aggiornare i numeri dei malati di Aids riferiti al 2012, naturalmente accorpati per Provincia secondo la prassi dell’Istituto superiore di sanità. Il che significa che mentre Pescara e Teramo hanno un solo reparto di malattie infettive ciascuna, per Chieti il dato è comprensivo anche del reparto di Vasto, come per L’Aquila che comprende anche Avezzano. Intanto va chiarito che una cosa sono i numeri dei casi segnalati ed un’altra sono i numeri dei malati residenti. In questo anno finora si sono registrati 274 casi a Pescara (di cui 195 residenti), 140 a Teramo (con 138 residenti), 120 a L’Aquila e 82 a Chieti. Numeri importanti (616), in aumento rispetto ai 575 casi del 2011, così distribuiti per residenza: Chieti con 118, L’Aquila con 122, Pescara 168 e Teramo 167. Proprio questi numeri spiegano la nuova strategia presentata a Pescara e cioè quella di arrivare ad una diagnosi precoce dei portatori di virus senza segni di malattia per evitare una successiva diagnosi in uno stadio avanzato della malattia e per consentire migliori possibilità di trattamento con un sensibile risparmio (oggi la cura di un caso conclamato costa dai 2 mila ai 4 mila euro/mese). Ed in Abruzzo circa il 40% dei casi osservati presenta una stadio avanzato, rispetto al 35% nazionale dei casi diagnosticati attraverso il livello di linfociti che indicano lo stadio della malattia. Di qui il progetto di “Prevenzione della presentazione tardiva e avanzata dell’infezione da Hiv mediante il potenziamento della diagnosi nella fase cronica asintomatica” il cui obiettivo è realizzare un coordinamento tra medicina ospedaliera e medicina territoriale.
«Si tratta di due progetti obiettivo molto innovativi e molto importanti in entrambe le patologie – spiega Giustino Parruti, primario del reparto di malattie infettive – per l’Aids i malati al 98% rispondono bene alle nuove terapie e quindi oggi si battono nuove strade per la prevenzione. In particolare la strategia che si impone è quella di riuscire a far emergere il malato che non sa di esserlo per evitare che si presenti in ospedale a malattia avanzata e che intanto possa contagiare altri. Per l’Epatocarcinoma si è deciso di studiare la genetica del virus e dell’ospite in tutti i pazienti “arruolati” dall’ospedali: lo scopo è di individuare i fattori predittivi della malattia, per scoprirla in anticipo e non in fase conclamata».
 Saranno attivate azioni istituzionali per la diffusione del test anonimo e gratuito dell’Hiv, sarà stabilito un contatto tra medici di medicina generale e reparti di malattie infettive, sarà poi creata una “web comunity” con possibilità di consigli da parte di infettivologi, psicologi e biologi per mettere a disposizione conoscenze specialistiche mirate. Ancora più complesso e lungo, ma aperto a molte collaborazioni, il progetto sull’Epatocarcinoma, che sarà oggetto di un successivo approfondimento.
Sebastiano Calella