IL CASO

Aca, ancora irregolarità “segrete”: il maxi “premio di risultato” va a…

L’azienda commissariata continua ad emettere atti irregolari. Anche quello che liquida 62mila euro al suo vertice

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Ezio Di Cristoforo

Ezio Di Cristoforo


PESCARA. L’Aca ha raggiunto tutti i risultati previsti, nessuna sbavatura, servizio perfetto, acqua pura e nessun disagio per gli utenti, bollette per niente salate.

Deve essere questa la realtà percepita all’interno della azienda acquedottistica che gestisce il servizio idrico in 62 comuni abruzzesi visto che al suo presidente del Consiglio la stessa azienda ha liquidato ben 62.387 mila euro di premio di risultato.
Nel mondo ovattato, silenzioso e oscuro della azienda che non sarà ricordata per la sua trasparenza, né per i suoi esempi di buona amministrazione immune da inchieste penali, si aggiunge oggi questo odioso tassello che sembra un vero e proprio schiaffo ai cittadini-sudditi e alle istituzioni tutte che di fatto si sono dimostrate incapaci e impotenti di fronte alla continua commissione di azioni illegali (vedi le ultime inchieste penali) o illegittime con la emissioni di atti quantomeno dubbi (vedi le elezioni degli ultimi consigli di amministrazioni, l’aumento delle tariffe dell’acqua a fronte di condutture vecchie e emergenze idriche…).
Tra le diverse determine dirigenziali del 2012 ve n’è una molto recente, la 479, che assegna al presidente del Consiglio di amministrazione, Ezio Di Cristoforo, oltre 62mila euro di premio di risultato. Un risultato che per la gente comune rimane oscuro visto che nulla si è voluto dire a proposito ma che costerà molto, non solo in termini economici.
Infatti tanto per cambiare anche questa determina è stata contestata dalla autorità di controllo (l’attuale commissario unico dell’Ato) che ha mosso rilievi duri attraverso il suo dirigente amministrativo, Nino Pagano, che ne ha svolto il controllo obbligatorio (controllo analogo).
Nell’atto di verifica il dirigente Pagano evidenzia che la determina dell’Aca è stata inviata solo il 21 novembre 2012 e cioè circa 50 giorni dopo l’avvenuta approvazione. La normativa che disciplina il controllo analogo (cioè il controllo che l’ente superiore compie su quello controllato), in questo caso l’atto, è arrivato oltre il tempo massimo «questo potrebbe influire sulla corretta attività di controllo». Cioè: se gli atti da controllare ce li mandate a cose fatte il controllo potrebbe essere difficile o persino inutile se per esempio si è già data esecuzione.
Chi ha stabilito il premio a Di Cristoforo? Ma naturalmente l’assemblea dei soci che fanno parte dell’Aca, cioè i 62 sindaci che da sempre con una larghissima maggioranza si sono stretti intorno a Di Cristoforo, lo hanno votato nonostante le inchieste  e le pesanti accuse (tra cui il clamoroso furto di acqua potabile e l’installazione di un contatore che la procura ritiene abusivo, in casa sua).
Ma la legge in proposito è chiara e pone in capo ad ogni singolo componente dell’assemblea (soci) la responsabilità dei loro atti in seno all’assemblea. Se si vota un atto illegittimo la responsabilità è loro.
Il dirigente dell’Ato che controlla fa notare come mancherebbero in questo caso criteri certi di determinazione del premio che sembra essere stato determinato senza parametri “scientifici”: il risultato raggiunto qual è? Dove era stabilito e pianificato? In base a quali parametri si è raggiunta la cifra di 62mila euro?
Niente di predeterminato per cui è stato molto semplice per l’Aca fare un bel regalo di Natale al proprio vertice.
Ad ogni modo l’Ato (controllore) ha stabilito che sull’argomento non ha alcun potere mentre invece ce l’ha l’assemblea dei soci a cui viene rimandato l’argomento e l’incombenza di verificare, controllare e predeterminare i parametri.
Saranno allora ancora i sindaci a decretare la legittimità dell’atto o a porre parametri giustificativi per il premio già assegnato.
«Resta inteso», si legge nel documento dell’Ato, «che i costi derivanti dall’atto di determinazione devono rientrare all’interno dei costi operativi riconosciuti in piano d’ambito. Qualora ciò non fosse, nessuna autorizzazione di incremento della spesa è concessa» (come dire se questi soldi sono già stati stanziati e stabiliti, bene, altrimenti non si può sforare per dare il premio a Di Cristoforo).
Ma una azione del genere integra il danno erariale oppure no? Alle procure di buona volontà la risposta.
Questo ennesimo episodio di sfida al buon senso e alla buona amministrazione però arriva dopo anni di polemiche pubbliche sulla gestione del "partito dell’acqua" che ancora si agita dietro la società pubblica che è riuscita ad aumentare le tariffe dell’acqua, che è uscita quasi indenne dallo scandalo dell’acqua avvelenata di Bussi nonostante documenti hanno provato come per anni l’Aca sapesse dei veleni ed abbia taciuto, che è uscita quasi indenne dalle inchieste penali su concorsi e clientelismo che non hanno saputo fermare una gestione clientelare e partitica che ha come ricaduta l’aumento delle tasse ed il progressivo scadimento del servizio.
Anni di opacità hanno permesso di far calare il silenzio sugli investimenti milionari promessi sulle reti che sono fatiscenti e vicine al collasso per cui milioni di euro se ne vanno per riparazioni giornaliere appaltate con procedura d’urgenza mancando di fatto l’applicazione del piano degli investimenti.
Oltre il premio c'è di più, molto di più.