LA SENTENZA

Abruzzo. Donna morta dopo gli interventi: il chirurgo Marco Basile condannato ad 8 mesi

Il reato è di omicidio colposo per ritardi nell’intervento. E’ il caso del rene sparito e poi ricomparso

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Abruzzo. Donna morta dopo gli interventi: il chirurgo Marco Basile condannato ad 8 mesi

Il medico Marco Basile

PESCARA. Alla fine è arrivata la condanna per una accusa gravissima anche se nella misura minima possibile.
Il medico chirurgo dell’ospedale di Pescara, Marco Basile, 54 anni, è stato condannato questa mattina dal giudice monocratico  del tribunale, Massimo De Cesare, alla pena di 8 mesi per omicidio colposo.
 Vengono così confermate le negligenze del medico in questa sentenza (di primo grado e alla quale presumibilmente Basile farà appello) per non aver fatto tutto il possibile per salvare la vita di una sua anziana paziente.
I fatti risalgono al 2007 quando Costanza Vieste, 74 anni, morì nel mese di gennaio in seguito ad una serie di interventi. Nel mese di aprile 2008 Basile fu arrestato dalla polizia di Pescara, allora diretta da Nicola Zupo, e furono arresti clamorosi che provocarono molte reazioni indignate della categoria dei medici con interventi ripetuti dell’Ordine che difendeva l’iscritto arrestato.
Le accuse in prima battuta furono soppressione di atti pubblici, falso in atti pubblici e omicidio colposo.
Il giorno dopo il decesso della donna, la figlia, non del tutto convinta delle cure prestate dal nosocomio, presentò una denuncia in Procura.
In base alla presunta notizia di reato fu aperta l'inchiesta per cui il pm, Gennaro Varone, potè chiedere l'autopsia sul corpo della anziana.
Dalla documentazione sequestrata si scoprì che la donna era stata sottoposta al primo intervento all'ospedale di Pescara ad ottobre 2006 quando i medici tentarono di asportare il tumore all'intestino. L'operazione fu laboriosa, complicata ma di routine: fu estratto gran parte dell'intestino dall'addome per poter intervenire col bisturi per poi ricucire e riportare l'organo nella sede naturale. La donna ritornò in reparto con una lunga cicatrice verticale sulla pancia.
Poche settimane dopo si scoprì che qualcosa non aveva funzionato: i punti non avevano tenuto: la ferita si aprì e dall'intestino le sostanze avevano dato il via ad una violenta infezione.
Bisognava intervenire nuovamente con una operazione chirurgica che si tenne il 27 novembre 2006.
Ancora una volta la donna ritornò nel reparto per la degenza. Ma qualcosa continuò a girare storto.
Ci si accorse subito che c'era un «grumo di sangue», una emorragia che avrebbe potuto compromettere gli organi e non si capì come si fosse formato.
Scattò d'urgenza la terza operazione (il 6 dicembre 2006).
L'intervento venne svolto senza particolari problemi,–almeno è quello che emerse dalla ricostruzione dei documenti ufficiali- venne asportato il grumo di sangue e ricucita per la terza volta la donna.
Passarono meno di due mesi e la donna morì.
Durante le indagini gli inquirenti scoprirono  che nel registro dove vengono normalmente annotati gli interventi mancavano due pagine: erano proprio quelle dove in un primo momento si sarebbe verbalizzato l'esito della operazione del 27 novembre (la seconda).

In questa vicenda si innescò poi la presunta sparizione di un rene della signora.
Una lastra del 4 dicembre, fatta due giorni prima del terzo intervento è chiara: vi sono due reni. Ma durante l’autopsia il rene non si trovò e si pensò che fosse stato asportato durante l’operazione.
Sarà poi l’incidente probatorio e l’intervento del perito nominato dal giudice a fare chiarezza su questo aspetto che non ha facilitato le cose.
Nel corso dell'udienza si prese atto della perizia (depositata a novembre 2008) dei consulenti Giuseppe Fortuni e Antonino Cavallari nominati dal gip Luca De Ninis, che stabilì che il rene era al suo posto ed era atrofico e rimpicciolito rispetto alle dimensioni normali.
Una conferma che ha cancellato definitivamente le ipotesi che si erano succedute dopo la morte della donna all'ospedale di Pescara secondo le quali il rene sarebbe stato asportato per un grossolano errore durante l’operazione.
Su questa vicenda lo stesso medico indagato, Marco Basile, aveva sempre rigettato ogni accusa assicurando che lui non aveva mai asportato il rene alla donna.
Nell’ambito del processo di primo grado conclusosi oggi il giudice ha nominato un altro perito il quale avrebbe in sostanza confermato le ipotesi della precedente consulenza tecnica ravvisando tuttavia gravi responsabilità colpose e ritardi nell’intervento del chirurgo per salvare la paziente.
Quest’ultima consulenza tecnica ha pesato in maniera decisiva sul giudizio finale del giudice che non ha potuto decidere diversamente anche se limitandosi al minimo della pena.
Basile è stato poi assolto per il reato di falso.

a.b.