POTERI IMPERITURI

Francavilla: la storia di un paese che non vuole cambiare

Un altro sindaco che rischia di cadere a causa di una maggioranza ballerina

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Antonio Luciani

Antonio Luciani

FRANCAVILLA«Il sindaco di Francavilla ha sfiduciato la sua Giunta».

Ieri il tam tam ha rilanciato l’indiscrezione fino a sera inoltrata e molti davano per certa anche la composizione della nuova squadra di Luciani, con tanto di nomi dei promossi e dei bocciati.
«Ma quale crisi e quale sfiducia – ha smentito il sindaco raggiunto telefonicamente – anch’io so di questa voce che gira, ma siccome il protagonista della vicenda sono io, credo di saperne qualcosa di più preciso».
E cioè? «Il mio discorso in Giunta è stato questo: siamo insieme ormai da un anno e mezzo, forse è il caso di tirare le somme del lavoro svolto da ciascuno – ha spiegato agli assessori Antonio Luciani – si tratta dunque di una doverosa verifica interna del lavoro svolto, una specie di tagliando di ciascun assessore e mi ci metto dentro anche io. Di qui a parlare di rimpasto, di sfiducia o di sostituzioni ce ne vuole. Se sarà il caso e quando sarà, non mi affiderò certo alle voci per sentito dire».
 Di più non vuole dire il sindaco che però da un pò di tempo appare meno tranquillo e sorridente, con qualche irrequietezza in più ed una certa insoddisfazione per il clima gelatinoso che ritarda, ostacola e rallenta il suo programma elettorale. Ogni giorno, infatti, nascono mille ostacoli, più o meno reali, e così i tempi si allungano, l’insoddisfazione cresce e pian piano scatta la trappola: la routine della vita comunale prende il  sopravvento sulle iniziative di cambiamento e strozza tutto. Il motore non gira per colpa degli assessori, per cui è necessario il tagliando? Forse. La macchina comunale si accende con qualche difficoltà?  Forse anche questo. 


In realtà il sindaco è stato costretto al tagliando perché si è scontrato con la solita realtà gattopardesca di Francavilla, dove tutto deve cambiare perché non si cambi nulla. Infatti le voci della crisi sono solo l’inizio dell’operazione delegittimazione del sindaco da parte di chi non gradisce più questa Giunta, come è avvenuto in passato per altri primi cittadini poi mandati a casa: il suo predecessore Nicolino Di Quinzio e prima ancora il sindaco Alessandro Bruno. Il denominatore comune di queste vicende è uno solo: quando questi sindaci hanno tentato di mettere le mani nel groviglio di interessi che si sviluppano attorno a Comune, sono stati “licenziati”. Sandro Bruno per aver proposto un Prg che impediva di costruire sulla collina di Francavilla (ma come gli è venuto in mente….), Nicolino Di Quinzio per aver cercato di risanare le finanze comunali saccheggiate da gruppi assetati di soldi pubblici (ma come ti sei permesso….). In mezzo la parentesi del sindaco Roberto Angelucci che a Francavilla non è stato mai contestato per il suo modo di amministrare accumulando debiti. Adesso il rischio licenziamento tocca a Luciani o perché non ha soddisfatto i poteri che contano o perché vuole mettere sotto controllo le spese del Comune.
E allora la crisi della giunta forse c’è (nonostante il sindaco lo neghi) e c’era anche da aspettarselo. Fino ad oggi Antonio Luciani ha cercato di realizzare il suo programma, dando un colpo al cerchio ed un altro alla botte, ora accontentando a destra, ora a sinistra, oggi un costruttore, domani un gruppo di potere, con qualche consulente esterno e/o consigliere politico di peso. Evidentemente non è bastato per l’arrivo di vicende destabilizzanti.

GLI SCANDALI NON BASTANO…
E’ scoppiato di nuovo lo scandalo della Banca Ifis, che ha richiesto indietro i soldi prestati al Comune, ed è di nuovo apparso all’orizzonte il profilo della Corte dei conti. Infatti c’è una postilla esplosiva nella sentenza che condannava l’ex giunta Angelucci ad una sanzione quasi irrisoria rispetto alla grandezza del debito contratto. E cioè che se ci sarà un danno quantificato e preciso per il Comune, l’Amministrazione in carica si deve costituire e la magistratura contabile richiederà i soldi agli assessori di quella giunta.
E’ ripartita la vicenda della piscina, venduta all’asta per 3,2 mln, ma che ora registra uno slittamento di tre mesi di proroga per la firma del contratto e la richiesta di uno sconto di 600 mila euro per lavori eseguiti, ma il Comune sembra contrario. Poi sono partite querele e controquerele all’interno dell’amministrazione. Insomma tante “distrazioni” per chi vuole amministrare. In realtà non è la prima volta che Luciani va dicendo in Giunta: «prendiamoci una settimana di riflessione», ma solo ieri le voci interessate parlavano di crisi, con una regìa che punta a far diminuire la fiducia nel sindaco. E non è stata sufficiente per rasserenare gli animi nemmeno la cena di fine anno allo stabilimento Oltremare, dove c’erano praticamente tutti i consiglieri di maggioranza, gli assessori ed alcuni dirigenti. Il clima della serata è stato tranquillo, ma non entusiasta, come l’umore del sindaco. C’è poco da stare allegri per Antonio Luciani, pressato dal pericolo dissesto del Comune, lasciato senza soldi e con molti debiti, rimproverato per non aver fatto quello che gli impediscono di fare. Il sindaco forse ha capito che è tornato il partito della spesa allegra, dove il Comune è una specie di bancomat per pochi gruppi. Di qui la sua preoccupazione: ha perso qualche consigliere di maggioranza ed altri ne perderà. Così la sua maggioranza sarà in bilico: e se vuole governare dovrà scendere a patti. Altrimenti a casa. Un copione già visto….

Sebastiano Calella