L'INCHIESTA

Gioielli e banchetti con i soldi della Provincia di Chieti: la GdF indaga

L’indagine fa parte di un’operazione nazionale sui costi della politica

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Gioielli e banchetti con i soldi della Provincia di Chieti: la GdF indaga
CHIETI. Bocche cucite alla Provincia di Chieti sull’indagine in corso da parte della Guardia di Finanza sulle spese della politica.

Gli investigatori stanno puntando le loro lenti di ingrandimento sui rendiconti dei gruppi consiliari e sull’uso della carta di credito in dotazione alla presidenza  per sapere se eventualmente vi sono  state irregolarità o   “magheggi” nei bilanci, per esempio con lo spostamento da un capitolo all’altro di voci che invece erano vincolate.
 C’è poi il filone dei debiti fuori bilancio e dell’affidamento dei lavori, il che non fa parte tecnicamente delle spese della politica, ma di un metodo comunque di amministrare la cosa pubblica.
L’inchiesta è ancora in corso ma da diverse fonti autorevoli emergono alcuni particolari in seguito al sequestro di determinati documenti e chi sa comincia a parlare, visto il clima generale, per cui ricostruendo e verificando i vari “si dice” l’attività dei finanzieri sembra andare in due direzioni: si va dalle delibere ai rendiconti dei gruppi consiliari, agli estratti conto delle carte di credito, ai giustificativi di spesa «per attività politica».
Con una prima sorpresa: non tutti i gruppi politici hanno presentato rendiconti, così come per la carta di credito del presidente: non si trovano proprio o non sono stati protocollati i giustificativi dei prelievi dell’ex presidente Tommaso Coletti, mentre risulterebbe in ordine la contabilità dell’attuale presidente Enrico Di Giuseppantonio che – peraltro – a precisa domanda ostenta la massima tranquillità: «Su di me non troveranno nulla – ha dichiarato il presidente in carica - perché io mi sono sempre attenuto alle regole e al massimo contenimento dell’uso della carta di credito».
Attenzione particolare dei finanzieri anche per i contratti interinali della passata amministrazione, quelli che scatenarono polemiche roventi sul numero dei chiamati e sulla vicinanza delle elezioni. In pratica la GdF di Chieti sta setacciando la contabilità attuale e soprattutto quella passata, sia per approfondire alcuni esposti diretti contro la gestione della Provincia sia per dar corso ad un “ordine di servizio” nazionale per il controllo dei costi della politica.
E’ presto per dire se sono state riscontrate irregolarità, ma in Provincia c’è tensione soprattutto per le eventuali spese non riconducibili all’attività politica dei gruppi e del presidente.
Da quello che filtra non sembra che ci siano irregolarità del tipo di quelle registrate nei giorni scorsi in Lombardia o in Piemonte, dopo la performance del capogruppo “Batman Fiorito” che nel Lazio ha portato al suo arresto, anche perché le risorse sono minori. Sembra però che qualche spesa registrata con la carta di credito – di cui non si trova il rendiconto di Coletti - potrebbe appartenere più alla sfera privata che a quella pubblica: si parla infatti di acquisto di gioielli e di rimborsi spesa per viaggi o per alberghi e ristoranti, che secondo la legge dovrebbero essere strettamente attinenti alla attività politica.
Per i gioielli non si parla di importi molto alti, ma in assenza di giustificativi probabilmente si dovrà risalire alle gioiellerie per verificare se si trattava di un acquisto privato o comunque legato all’attività istituzionale, ad esempio un premio assegnato per qualche motivazione ben documentata. Insomma la difficoltà di reperire documenti giustificativi rende ancora più complessa l’inchiesta, che però sembra già a buon punto. Invece sui contratti degli interinali già in passato la Gdf aveva indagato, rimettendo una relazione che è all’attenzione della Corte dei Conti.
Oggi invece si parla di un buco nei versamenti Irap per i contratti a tempo determinato e si scava sulla regolarità dei versamenti Inpdap per i dipendenti effettivi a tempo indeterminato.
Anche questa indagine amministrativa – come la precedente sui contratti interinali - probabilmente prenderà la via della magistratura contabile e non quella della locale Procura della Repubblica.
Se invece i finanzieri dovessero trovare spese folli o irregolarità gravi allora ritornerebbe in gioco la procura penale che potrebbe ipotizzare reati come falso, peculato e truffa.
Si vedrà.

Sebastiano Calella