IL CASO

Abruzzo. Il direttore Cimini si sente diffamato, cita e perde. A pagare però è il Parco

Il caso della citazione vinta da PrimaDaNoi.it contro il direttore del Parco Majella Nicola Cimini

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Nicola Cimini

Nicola Cimini


ABRUZZO. «Visti gli atti il giudice rigetta la domanda risarcitoria di Cimmini Nicola; Condanna Cimmini Nicola al rimborso delle spese di lite in favore di Rosa Manuela, Biancardi Alessandro e la Donlisander Communication, che quantifica in complessivi euro 2000 per ciascun convenuto, di cui 1000 per diritti e 1000 per onorari, oltre Iva e Cpa».
Le disposizioni della sentenza del giudice civile Massimo Marasca sembravano chiare, benchè “Cimmini” fosse evidentemente individuabile in “Cimini Nicola”. Il Parco Majella con estrema disinvoltura comprende che ad essere condannato sia l’ente pubblico. La differenza non è così sottile visto che il bonifico arriva direttamente dal Parco, cioè le spese per questa lite sono state pagate da tutti i cittadini. Totale poco più di 7mila euro uscite dalle casse pubbliche.
Fa strano ma è così. In estrema sintesi i fatti: un giornale scrive, il direttore del Parco si sente diffamato, cita in giudizio e richiede cifre astronomiche, perde ma a pagare non è chi ha deciso di azionare il giudizio (sbagliando) ma l’ente per il quale lavora e di cui è la massima espressione gestionale da quasi vent’anni.
Benchè si tratti di spese e diritti (non di risarcimento danni) personalmente proviamo non poco imbarazzo a ricevere queste somme che appartengono a tutti gli abruzzesi.
Una citazione strana anche dal punto di vista del merito visto che –pur volendo- sarebbe difficile per un giornalista diffamare un ente in quanto privo di vita propria o di autodeterminarsi, semmai si può diffamare “la gestione”, cioè le persone per le loro scelte amministrative ma sempre persone. Il "Parco ente" tra le altre cose non potrebbe mai sentirsi da sé diffamato così come non può essere da sé suscettibile. E poi basterebbe rileggere quegli articoli per capire se le eventuali critiche –oggi sappiamo legittime- erano rivolti al Parco o a chi lo gestisce. E se al centro c’è la persona-amministratore sarebbe stato opportuno che Cimini si fosse pagato da sé le spese legali e la seguente multa.
Verrebbe da chiedersi chi avrebbe incassato i soldi in caso di vittoria. Una domanda che avrà ben presto risposte una volta aggirati gli ostacoli relativi all’accesso agli atti, vista anche la mancanza assoluta di documenti sul sito web istituzionale, mancanza peraltro mai denunciata da alcun cittadino o amministratore pubblico...
Quante volte il Parco si è arrischiato in cause del genere, quante ne ha vinte e quante perse? Qual è la spesa negli anni e quanto l’introito accumulato da giudizi vittoriosi?
Quello che sappiamo per certo è che anche l’avvocato (Camillo Tatozzi) viene pagato dallo stesso ente pubblico per questa e altre cause giudiziarie.
In una vecchia richiesta di accesso agli atti del 2010 proprio in riferimento alla nomina dell’avvocato avevamo chiesto lumi ma il direttore Cimini sfoderò commi, articoli, dribblò e scrisse:


«visti gli artt. 22 e seguenti della legge 241/90
visto dpr 12-4-2006 n.184
considerato che il sottoscritto nella sua qualità di direttore generale dell’Ente Parco Nazionale della majella, in virtù dei poteri allo stesso attribuiti con i decreti Ministeriale nomina, non chè di quelli allo stesso direttamente derivanti in forza del regolamento di organizzazione dell’ente adottato ai sensi dell’art. 27 bis del Dlgs n.29/1993, attuale art. 27 del Dlgs n.165/2001 e art. 70 comma 6 del Dlgs n 165/2001, dall’art. 16 del dlgs n. 165/2001 con particolare riferimento alla lettera f), così come ritenuto dal consiglio di stato, sez IV, con decisione n.102 del 10 -1- 2002 e come confermato dal provvedimento presidenziale n.24 del 28-6-2004 e dal proprio contratto individuale di lavoro,
ha il potere in nome e per conto dell’Ente parco nazionale della Majella di promuovere e resistere alle liti di qualsiasi natura e tipo, pertanto non necessitava di alcun atto deliberativo di autorizzazione. Tanto considerato e stante l’assenza della documentazione della quale si richiede si comunica l’impossibilità di accogliere la richiesta di cui trattasi».

A parte le citazioni legislative incomprensibili ai più (il cittadino qualunque è destinato a non capirci un accidenti) sembrerebbe di capire che non vi sia alcun atto di incarico relativo all’avvocato e allo specifico procedimento giudiziario attivato. La cosa pare comunque dubbia e singolare per un ente pubblico che deve avere un atto formale di incarico per un professionista esterno (consulente): come verrà liquidato in questo caso il legale in mancanza di atti? Più verosimilmente, può ritenersi che, siccome la nostra richiesta di atti faceva riferimento ad una «delibera di nomina» e poiché un documento individuato come «delibera» non esiste, nessun altro atto relativo alla consulenza ci è stato consegnato (come per esempio potrebbe essere una determina dirigenziale che incarica il legale).
Un modo burocratico di tenere comunque fuori il cittadino qualunque che chiede informazioni.
Di sicuro della vicenda specifica tutti i consiglieri ed i sindaci dei comuni aderenti al Parco, nonchè i consiglieri provinciali e regionali, potranno chiedere direttamente conto magari anche sollecitando un controllo della Corte dei Conti per capire se davvero quello del direttore del Parco Majella sia un operato corretto e se davvero il diritto amministrativo concede questo tipo di privilegi agli amministratori pubblici che possono fare qualunque cosa tanto non pagheranno mai (a differenza per esempio della controparte).
Vedremo in quanti vorranno fare chiarezza sulla vicenda o magari calerà nuovamene il silenzio perchè tanto "così fa tutti"?
Di sicuro la gestione del Parco Majella da sempre registra pochissime lamentele, critiche o opposizioni il che farebbe pensare ad una gestione ecumenica e quasi perfetta. Ma pare che non sia proprio così, di certo però amministratori pubblici pronti ad esporsi non ce ne sono e nessuno ci ha ancora spiegato il perchè.
Eppure in tempi di spending review bisognerebbe controllare molto più attentamente questi enti pubblici, che si nutrono di milioni di euro, che di fatto non adempiono ad alcuna norma di trasparenza, che gestiscono il denaro pubblico così come abbiamo descritto e beneficiano della enorme tranquillità e della calma degli splendidi monti abruzzesi.
Insomma a quando una sana divulgazione di informazioni sulla gestione di questo e di altri Parchi?

a.b.