MISTERO PERPETUO

Abruzzo. Scomparsa Roberto Straccia, ecco perché la Procura vuole archiviare

«Nessuno ha assistito al suo annegamento»

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CORTEO PER ROBERTO STRACCIA UN ANNO DOPO

L'ultimo corteo un anno dopo

PESCARA. Una richiesta inoltrata al gip dal pm Giuseppe Bellelli: «archiviare per insussistenza di reati».

La famiglia Straccia si oppone con forza e sabato scorso è tornata a sfilare, insieme a parenti e amici, per le vie della città. Pressante la richiesta: «non chiudete il caso, diteci come è morto Roberto».
Nella richiesta di archiviazione il sostituto procuratore spiega che ogni pista è stata seguita, ogni controllo è stato effettuato e sebbene manchi il ‘film’ della morte del giovane ci sono tutti gli elementi per sostenere che non ci siano reati da perseguire né elementi per «aprire nuovi fronti investigativi utili».
Resta «indeterminata», ammette la procura, «la natura dell’evento, accidentale o volontaria». Risposte non ne sono arrivate nemmeno dall’ispezione della stanza di Roberto, nonostante si sia scavato nel suo passato, siano stati acquisiti e analizzati i contatti telefonici, telematici, informatici contenuti nel computer, nell’hard disk esterno. Sono stati ascoltati parenti e amici e testimoni. «Non è emerso nulla che possa far seriamente ritenere che Roberto sia rimasto vittima di un sequestro di persone o di un omicidio».
Per questo «in assenza di traccia materiale e del minimo indizio logico» l’ipotesi delittuosa «deve essere ragionevolmente esclusa»
E’ sempre il pm che nella richiesta di archiviazione aggiunge: «non possono protrarsi sine die (le indagini, ndr) solo per assecondare i suggerimenti più singolari da chiunque provengano e le più diverse piste di volta in volta indicate da professionisti dei casi irrisolti».

«MORTO SUBITO DOPO LA SCOMPARSA»
Per la Procura il giovane di Moresco è morto il giorno della scomparsa, «nelle immediatezze dell’ultimo avvistamento da parte della telecamera di video sorveglianza». La causa della morte viene ritenuta «asfissia da annegamento in mare». Dagli accertamenti sul cadavere ritrovato sul litorale di Bari sono risultati negativi le indagini chimiche e tossicologiche eseguite sui tessuti. Questo vuol dire che Roberto non aveva assunto né alcolici né tantomeno droghe. Inoltre sempre dall’autopsia è emerso che sul corpo del giovane non ci fossero lesioni o «segni riferibili a manovre di afferramento o costrizione poste in opera ante o post mortem». Nessuno dunque lo avrebbe aggredito. Infine le correnti marine del basso Adriatico nel periodo dicembre- gennaio «giustificano ampiamente il ritrovamento del corpo a Bari». Nessun dubbio, dunque nemmeno su questo punto.

«L’IPOD SI E’ SPENTO SUBITO»
Rilievi tecnici sono stati compiuti anche sul lettore musicale che Roberto aveva con sé per fare footing. La procura di Bari ha disposto due consulenze tecniche irripetibili: l’apparecchio, dicono i periti, ha smesso di funzionare appena il giovane è finito in mare. Proprio da questo elemento si è riusciti ad associare un orario alla caduta in acqua «avvenuta alle 15.36». L’Ipod ha smesso di funzionare alle 15.36 e 18 secondi. I consulenti: «il dispositivo è stato in grado di funzionare dopo il contatto con l’acqua marina per non più di 20-50 secondi». Rispetto all’ultima immagine ripresa dalla telecamera Selex Finmeccanica nei pressi del Porto turistico (ore 14,39) è passata meno di un’ora.

LA BIBITA CON IL PESTICIDA
Il pm, nel ricordare che Roberto era una ragazzo «tranquillo, un po’ introverso, gentile e disponibile, sportivo e benvoluto da tutti» annota un episodio del 2004 quando il giovane finì nel reparto di Rianimazione dopo aver bevuto una Sprite con all’interno un pesticida  usato nell’azienda agricola del padre. Roberto all’epoca aveva solo 16 anni, l’inchiesta venne archiviata e non si capì mai cosa accadde veramente. Come c’era finito il pesticida dentro la bibita? La famiglia ha sempre negato che potesse essere un tentativo di suicidio. Per il magistrato questo episodio «costituisce tuttavia un riferimento biografico ed anamnestico che non può essere misconosciuto»

«NON E’ CADUTO DAL PONTE DEL MARE»
Il pm esclude con certezza che Straccia sia caduto in acqua dal Ponte del Mare ovvero «da una altezza di 15 metri sul porto canale e con un fondale molto basso». Questo perché sul corpo non sono state riscontrate lesioni. Ma la procura ritiene fondata la testimonianza di una coppia di anziani che dice di aver visto Roberto sul ponte fare stratching.

LA TELECAMERA CHE NON LO RIPRENDE
C’è una telecamera, quella dello stabilimento ‘Apollo’, 200 metri dopo il Ponte del Mare, che non riprenderà mai il passaggio di Roberto. Il filmato mostrerà invece la corsa di due runners che nelle immagini precedenti seguivano Roberto a brevissima distanza. Secondo la Procura lo studente dopo aver superato il Ponte «deve aver imboccato una via d’uscita lungo il molo nord, non monitorato dai sistemi di video sorveglianza perché inattivi e da quella zona è finito in mare per ragioni indeterminate (accidentalità o volontarietà)».

«NESSUNO HA ASSISTITO ALL’ANNEGAMENTO»
«Ci sono a Pescara», scrive ancora Bellelli nella richiesta di archiviazione, «punti all’estremo del porto canale, o sul molo o anche verso la riva, sufficientemente distanti da occhi elettronici ed umani, per spiegare come, in un freddo e ventoso pomeriggio di fine autunno, nessuno abbia assistito, neppure da lontano, all’annegamento di Roberto, solo tra le onde»

Alessandra Lotti