COLD CASE

Uccide la moglie e confessa dopo 22 anni: «è stato uno scatto d’ira»

«Non ricorda la data esatta del delitto»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

5758

La vittima

La vittima

PESCARA. Ha ammazzato la donna in casa, poi l’ha caricata in auto e ha gettato il corpo in un canale in provincia di Ferrara.


Da lì adesso ripartiranno le ricerche per tentare l’ultimo passo: riportare la donna a casa e restituire il corpo ai familiari.
Si è chiuso con una durissima confessione il giallo della scomparsa di Teresa Bottega sparita nel 1990 dalla sua casa di Santa Teresa di Spoltore. Il caso venne archiviato come allontanamento volontario. Soddisfatti gli uomini della Mobile di Pescara, guidati dal dirigente Piefrancesco Muriana che hanno così chiuso un ‘cold case’, nome che si attribuisce ai delitti irrisolti.
La svolta è avvenuta a ottobre scorso nell’ambito dell’inchiesta dei pm Cristina Tedeschini e Valentina D'Agostino.
L’uomo, Giulio Cesare Morrone, 34 anni all’epoca del delitto e oggi 58, è stato messo alle strette e ha confessato: è stato un omicidio d’impeto, non premeditato. Uno scatto d’ira finito male, ha assicurato.

La donna sarebbe stata strangolata poi l'uomo si sarebbe disfatto del corpo, ai margini di un corso d'acqua, scaricandolo a Bondeno (Ferrara), dove sarebbe arrivato in auto guidando come ad un automa.
Non ricorda il giorno preciso dell’omicidio, ha parlato dei «primi mesi del 1990». La  data esatta l’ha rimossa dalla sua testa. Durante la confessione è parso addolorato ma non ha mai pianto, hanno rivelato gli investigatori. Lui oggi è un uomo libero, piccolo imprenditore, installatore di impianti elettrici e antifurti: per lui non sono scattate le manette dal momento che non ci sono i presupposti per ritenere che ci sia un pericolo di fuga (è rimasto in citta negli ultimi 24 anni) né tanto meno un inquinamento delle prove. Nei prossimi mesi inizierà il processo.
«Non ha mai infangato il ricordo della donna», ha detto Muriana in conferenza stampa, «ha ammesso che in quegli anni lui teneva un comportamento dissoluto».

UNA RIVELAZIONE CHE RIAPRE IL CASO
Gli inquirenti dopo due mesi di indagini hanno rimesso a posto i vari tasselli e ricostruito la vita di quella coppia ormai sgangherata: il matrimonio era agli sgoccioli. Teresa soffriva per questo rapporto in crisi tanto che prima della morte era arrivata a pesare meno di 50 chili, ha detto Muriana. «Era un mucchietto di ossa, una donna esile». Mentre lui era «un giovane esuberante al quale piacevano la bella vita e le donne». Amante del body building aveva un fisico possente, come oggi.
L’uomo avrebbe avuto anche alcune relazioni extraconiugali prima del delitto ma le donne in questione non sono state ascoltate perché «non ci avrebbero fornito nessun elemento in più rispetto a quanto non siamo riusciti a ricostruire da soli».
  La svolta c’è stata quando un testimone ha riferito alla polizia quanto a sua volta aveva saputo da un prete. 

IL SACERDOTE
«Due mesi fa il testimone ci è venuto a raccontare dettagli importanti che hanno fatto riaprire il caso. Abbiamo fatto uno studio psicologico, una macchina del tempo investigativa, ricostruendo i comportamenti dei protagonisti, ricostruendo quello che era l'ambiente in cui si sono verificati i fatti. E abbiamo carpito il punto debole dell'uomo che si era avvicinato ultimamente alla religione».
Decisivo è stato il ruolo del sacerdote che non ha, secondo l'ordinamento italiano, come ogni cittadino, l'obbligo di denuncia, neanche per un reato grave come quello di omicidio.
«Il sacerdote ci ha spiegato che, in quanto sacerdote, ha ricevuto la confidenza (e non la confessione), come padre spirituale e che quindi non voleva tradire la fiducia del suo assistito. Il sacerdote - ha spiegato ancora Muriana - però qualcosa ci ha detto, avendo anche un ruolo attivo nel cercare di convincere l'omicida a confessare».
Il prelato non è perseguibile, dunque, per non aver denunciato. Né tanto meno può essere accusato di favoreggiamento: «non aveva obbligo giuridico di denunciare ma l’ obbligo giuridico di dire la verità nel momento in cui lo abbiamo interrogato, e questo lo ha fatto». 

LA FAMIGLIA SPACCATA
Teresa Bottega era la prima di sei figli (4 femmine e due maschi), tutti ascoltati in Questura. Teresa era anche madre di due figli, un ragazzo che all'epoca aveva undici anni e che è scomparso in un incidente nel 2011; una ragazza, che all'epoca aveva 13 anni, oggi è sposata con figli.
«Figli - ha aggiunto Pierfrancesco Muriana - che hanno vissuto per anni, pensando che la mamma li aveva abbandonati, e che poi hanno saputo che la madre era stata ammazzata dal loro padre».
La famiglia, ha poi aggiunto l’investigatore, «oggi non ha sete di vendetta. A loro non importa vedere l’uomo in carcere ma sono felici perché il cerchio si è chiuso. Hanno mostrato una compostezza e una dignità incredibili. Ci hanno detto che questo sarà il più bel Natale della loro vita perché hanno finalmente avuto una certezza su quello che è accaduto».
Il capo della Mobile ha poi rivelato che la famiglia in questi anni si è spaccata. Alcuni pensavano che la donna fosse stata vittima di un delitto altri hanno creduto all’ipotesi della scomparsa. Ad un certo punto sono arrivati a stabilire un «tacito consenso», hanno messo da parte i dubbi «per non fare del male ai bambini». Per questo «avevano quasi rimosso l’avvenimento adagiati sulla tesi ufficiale della scomparsa». Capitava comunque di incontrarsi ancora con il marito, l’ultima volta al funerale del figlio morto in un incidente stradale. 

RITROVARE IL CORPO
Adesso ci si concentra sulla ricerca del corpo e dopo tanti anni non sarà una impresa facile.
La polizia, insieme a Morrone, ha già fatto un sopralluogo a Bondeno (Ferrara) dove l'indagato ha detto di aver gettato il corpo. «Noi abbiamo una speranza più che fondata e cioé che il corpo della donna sia riaffiorato dall'acqua e che, non essendoci stata a suo tempo una indagine per omicidio, ma solo una denuncia di scomparsa, dopo sette mesi, sia stato recuperato e catalogato come uno dei tanti cadaveri ignoti che, con l'esame del Dna potremo identificare».
Secondo gli inquirenti potrebbero esserci altre persone, oltre al prete, che abbiano ricevuto la confidenza e che gravitano nel mondo della chiesa (neocatecumenali), ma che non sono sacerdoti. «Persone - ha detto il capo della Mobile - che invitiamo a collaborare».

a.l.