L'UDIENZA

Processo Housework. Le difese: «falle e incongruenze nel teorema accusatorio»

Gli avvocati smontano le ricostruzioni della Procura

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Processo Housework. Le difese: «falle e incongruenze nel teorema accusatorio»
PESCARA. Si è tenuta ieri l’ennesima udienza del processo per presunte tangenti al Comune di Pescara.


Tra gli imputati ci sono l’ex sindaco Luciano D’Alfonso, il suo braccio destro, Guido Dezio, alcuni dirigenti del Comune e imprenditori tra i quali Carlo e Alfonso Toto e Massimo De Cesaris.
Dopo la requisitoria del pm Gennaro Varone, che si è conclusa la settimana scorsa, tocca adesso alle parti civili e alle difese che, ognuno per i propri assistiti, stanno tirando le file e sfoderando particolari che sarebbero «illogici», «incongruenti» o semplicemente mancanti.
Ogni avvocato parla almeno per un’ora e analizza per ogni capo di imputazione che riguarda il proprio assistito le accuse, i documenti prodotti nel dibattimento e le testimonianze ascoltate per cercare di scardinare o insinuare dubbi nel collegio giudicante.
Qualche volta si ha l’impressione che alcuni avvocati riescano ad illustrare reali mancanze e ponendo l'attenzione su alcune maglie lasciate troppo larghe nell’imbastire il processo ma si tratta spesso di argomenti strettamente inerenti questioni giuridiche, cavilli, interpretazioni normative, funzionamento di istituti giuridici. Quasi mai viene contestata la ricostruzione dei fatti.
L’avvocato Mirco D’Alicandro, difensore dell’imprenditore Giacomo Costantini, ha contestato l’accusa del pm secondo la quale D’Alfonso sarebbe stato il “mandante” di una serie di atti corruttivi compiuti dai «componenti della sua squadra d’azione» in attuazione di un «unico disegno criminoso». Il difensore ha spiegato ieri come l’accusa abbia individuato e contestato come corruzione una serie di fatti che riguardano due soggetti, tra cui un funzionario o dirigente del Comune e un imprenditore, ma il soggetto che se ne sarebbe avvantaggiato è un terzo (D’Alfonso). In pratica secondo il difensore il nostro codice non prevederebbe questo tipo di costruzione del reato che sarebbe per lo più un «reato impossibile». Per D’Alicandro la procura sarebbe caduta in una «lacuna logica» in grado di compromettere la stessa accusa poiché mancherebbero le prove del legame tra il funzionario che compie ipotetici atti illegittimi ed il soggetto che se ne avvantaggia. Il difensore ha anche parlato di «preconcetto dubbio» nel voler perseguire soggetti per cifre irrisorie o sproporzionate, o nella ricostruzione di alcune vicende che riguarderebbero lo stesso Costantini, accusato anche di aver fatto sparire una borsa durante le perquisizioni. «La borsa non è sparita, la questione è stata sollevata dal mio assistito, la borsa è ricomparsa dopo pochi minuti e dallo stesso verbale di perquisizione si evince che dentro non vi erano documenti di interesse. La vicenda è dunque priva di pregio», ha spiegato ancora D’Alicandro.

COLLUSIONE DELLA COMMISSIONE MA NON TUTTI I COMPONENTI VENGONO INDAGATI
L’avvocato Pier Michele Quarta, difensore dell’ex dirigente del Comune Luciano Di Biase, ha ricordato che dalla procura il suo assistito viene indicato come componente della «squadra» ma già il gup nel rinvio a giudizio ha decretato che non vi facesse parte. Le accuse per di Biase ruotano intorno alla gara dell’area di risulta ma –ha fatto notare l’avvocato- Di Biase avrebbe compiuto atti che di fatto avrebbero favorito o avrebbero dovuto favorire l’impresa Toto sponsorizzata da D’Alfonso. Ma Di Biase avrebbe fatto questo in qualità di componente di una commissione comunale composta da 5 membri.
«Uno si aspetterebbe che siano stati indagati anche gli altri componenti», ha detto l’avvocato Quarta, «invece no, non c’è stata alcuna indagine sulla commissione, eppure in alcuni punti si parla di “piena collusione della commissione”».

BROCCHI: «SU CIRONE ACCUSE INFAMANTI»
Tra gli avvocati che hanno parlato ieri anche Leo Brocchi difensore del dirigente comunale Vincenzo Cirone il quale ha cercato di smontare l’accusa nei confronti del suo assistito (tra le altre il falso ideologico) poiché avrebbe firmato una determina che prevedeva il pagamento di parte del compenso per l’architetto Toyo Ito per attività che non sono state svolte.
«Una accusa infondata per motivi molto semplici», ha detto Brocchi, «Cirone ha firmato un impegno di spesa e basta. Non ha liquidato nulla. Quando è stata impegnata la somma la prestazione non era ancora stata effettuata e comunque era di là da venire. Cirone è accusato di un reato infamante come la corruzione ma su di lui nessuno ha cercato nulla».

«NESSUN VANTAGGIO PER LA DELTA COSTRUZIONI»
Sulla stessa linea gli altri difensori che hanno individuato anche minimi aspetti e piccole incongruenze che saranno poi valutate dai giudici. Anche il difensore della Delta costruzione, la società che si è aggiudicata il progetto di finanza dei cimiteri, ha contestato la ricostruzione del pm: dalla lievitazione dei prezzi («è falso l’aumento del 400%»), alle «domande retoriche ad effetto», alla volontà del Comune di favorire la ditta che «non è stata affatto favorita, anzi tutte le clausole contrattuali erano peggiorative per l’azienda». Inoltre l’avvocato ha fatto notare come la procura abbia comparato prezzi non omogenei poiché prima dell’appalto il Comune affittava a prezzi politici i loculi e, separatamente, spendeva soldi per le opere mentre con il progetto di finanza le due voci sono accorpate e per questo sarebbero apparentemente cifre maggiori ma non in valore assoluto.
Sono ancora molti gli avvocati che dovranno parlare e si vedrà quanti riusciranno a convincere davvero il collegio. La sentenza è prevista per febbraio 2013.
Alessandro Biancardi