COLD CASE

Ammazzò la moglie nel 1990: marito confessa:«l’ho uccisa io»

La Squadra Mobile di Pescara risolve un “cold case” grazie ad un testimone

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Pierfrancesco Muriana

Pierfrancesco Muriana

PESCARA. Non è mai troppo tardi. La Squadra Mobile di Pescara ha dimostrato oggi che anche a distanza di molti anni è possibile fare luce su un delitto sebbene mascherato da allontanamento volontario.


Oggi sappiamo che si tratta invece di un uxoricidio avvenuto in provincia di Pescara nel lontano 1990.
Giulio Cesare Morrone, 34 anni all’epoca, è ritenuto responsabile dell’omicidio volontario della moglie, Teresa Bottega, di un anno più grande, di cui si persero le tracce nel marzo di 22 anni fa, quando la donna, almeno apparentemente, si allontanò dalla sua abitazione a Santa Teresa di Spoltore dove viveva con il marito e due figli minori.
Negli archivi il caso era classificato, fino a due mesi fa, come una delle tante scomparse di cui raccontano le cronache.
Furono le sorelle di Teresa, trascorsi alcuni mesi dall’ultima volta che la videro, a sporgere denuncia.
Il marito, sentito all’epoca dalla Polizia, si limitò a confermarne la sparizione, dando contezza di un rapporto coniugale ormai incrinato, caratterizzato da un precedente allontanamento della donna, al punto da rendere plausibile l’ipotesi di un abbandono del tetto coniugale.
«Il caso», spiega oggi il capo della Mobile, Pierfrancesco Muriana, «è stato riaperto circa due mesi fa, grazie all’altissimo senso civico di un testimone indiretto, il quale, venuto a sapere alcuni particolari della vicenda da un sacerdote - al quale diversi anni prima Giulio Morrone aveva raccontato, non in sede di confessione, di aver ucciso la moglie - ha interessato gli inquirenti che, riscontrata la fondatezza della notizia, hanno riaperto il caso».
Decisivo lo studio preliminare del profilo psicologico del sospetto assassino, tracciato secondo le più moderne tecniche di polizia giudiziaria, affiancato ad un lavoro di contestualizzazione socio-familiare degli avvenimenti.
Tutto ciò ha consentito di orientare efficacemente la strategia di indagine della polizia, al punto tale da indurre il soggetto investigato, dopo una iniziale negazione degli addebiti, ad ammettere, nel corso di una drammatica confessione di fronte alla polizia ed all’Autorità Giudiziaria, di essere l’autore dell’omicidio e di essersi disfatto, quel giorno stesso, del corpo della moglie, scaricato in un corso d’acqua in provincia di Ferrara, località in cui si stanno ora concentrando le attenzioni degli investigatori, con l’aiuto della Squadra Mobile del posto, al fine di individuarne i resti.
All’indagine ha partecipato personale specializzato dell’Unità Delitti Insoluti del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato (si tratta del medesimo ufficio che ha investigato sull’omicidio di Elisa Claps e, più recentemente, sul duplice omicidio di Elisabetta Grande e Maria Belmonte, i cui corpi sono stati rinvenuti in una villetta di Castel Volturno); un ufficio creato nel 2009 dal Capo della Polizia per affrontare delitti irrisolti e casi di scomparsa in stretta sinergia con il Servizio Centrale della Polizia Scientifica.