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Camorra e riciclaggio. Arresti anche in Abruzzo

Operazione della Dda di Napoli. Sequestri per 120mln di euro anche a Chieti e L’Aquila

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NAPOLI.  Un'operazione contro il riciclaggio di denaro della camorra è scattata all'alba in tutta Italia.

 Centinaia di agenti della Dia, stanno eseguendo decine di provvedimenti cautelari in carcere emessi dal GIP di Napoli su richiesta della DDA del capoluogo campano.

Arresti sono in corso a Napoli, Milano, Bergamo, Brescia, Caserta, Bologna, Roma, Chieti, L'Aquila, Avellino, Benevento, Salerno e Catanzaro. All' operazione della Dia, denominata "Fulcro", partecipano Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza.
Sono stati sequestrati beni per 120 milioni di euro .  Si stratta di un sequestro preventivo d'urgenza con il quale vengono bloccati  beni immobili, aziende, automezzi e rapporti finanziari che secondo le indagini facevano capo agli arrestati e ai loro familiari.
I sequestri sono stati eseguiti in sette regioni a 36 fiancheggiatori o prestanome del clan. Nel mirino, come riporta il sito di Repubblica,  80 aziende di Milano, Brescia, Mantova, Roma, e Frosinone; aziende agricole in provincia di Perugia; supermercati in Abruzzo, fabbriche tessili e stirerie nell'area vesuviana.

COLLETTI BIANCHI
Tra gli arrestati ci sono alcuni "colletti bianchi" del clan: l' avvocato Salvatore Ambrosino, 45 anni, che fungeva da consulente del clan per l' acquisizione di beni nelle aste pubbliche - che era diventata una sorta di specializzazione del clan - e l' imprenditore immobiliare Pasquale Ciccarelli, 60 anni, marito di un notaio e candidato a sindaco di Ottaviano (Napoli) nel 2009 con il sostegno del clan al quale - ha detto in una conferenza stampa il Procuratore aggiunto di Napoli Rosario Cantelmo - «era organico»
. A reggere la cosca dei Fabbrocino - dopo l' arresto, nel 2006, del boss Mario Fabbrocino, che sta scontando due ergastoli - era, secondo gli inquirenti, il pluripregiudicato Biagio Bifulco, 55 anni. Assegnato al regime di libertà vigilata a Brescia, Bifulco ne aveva approfittato per allargare la rete dei traffici dell'organizzazione camorristica in Lombardia. Riciclando i capitali delle estorsioni, Bifulco aveva creato un'impresa nel settore dell' abbigliamento, della quale risultava dipendente. Sul proprio territorio i Fabbrocino imponevano tangenti di circa il 30% (e fino al 50%) per l' attività di recupero credito, un' altra specializzazione della cosca, riuscendo a infiltrarsi anche in appalti pubblici, come il rifacimento di alcuni tratti della Statale 268. Qui le tangenti versate dalle imprese erano state tra il 3% e il 5%, ma il clan era riuscito a fare assumere propri elementi. Radicato alle pendici del Vesuvio, il clan Fabbrocino ha legami con i Licciardi di Secondigliano, con la frazione Amato-Pagano degli "scissionisti", i Mazzarella di San Giovanni a Teduccio, e i fratelli Russo di Nola, la cui latitanza - secondo gli investigatori - fu protetta a lungo e finanziata dagli uomini dei Fabbrocino. Profondamente radicato nell'area vesuviana - secondo quanto emerso dalle indagini - il clan Fabbrocino cerca il consenso sociale e non impone tangenti a negozi e piccole imprese, concentrandosi sui grossi appalti, sulle aste fallimentari e sul recupero crediti.
«Il loro controllo del territorio - ha detto il pm Cantelmo - era totale: uno dei rivali sopravvissuti all' egemonia dei Fabbrocino, l'ex cutoliano Giuseppe Radunanza è stato costretto a una vita blindata in casa, dove vive barricato nella camera da letto».
 Le indagini condotte dalla Dia di Napoli sono cominciate nel 2008 e hanno ricostruito una rete di società ed esercizi commerciali che hanno più volte cambiato pelle e assunto nuove denominazioni. Ai 24 arrestati è stata notificata un' ordinanza di custodia cautelare di ben 700 pagine.
E in Abruzzo non ci sarebbero stati arresti ma solo sequestri in provincia dell'Aquila, in particolare nella zona di Tagliacozzo.