L'INCHIESTA

Arresti Cepagatti, la procura scandaglia le ditte gestite dai D'Alessandro

C'è n'è una anche intestata al costruttore romano Maurizio Luciani

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PESCARA. La procura di Pescara ha la certezza che si siano utilizzate ditte per “interposizione” col fine di confondere le acque ed eterodirigere appalti pubblici. Non c’è ancora la certezza su come si sia riusciti ad arrivare all’obiettivo.
L’indagine che ha portato all’arresto di Cesare Leone, vicesindaco di Cepagatti, e agli imprenditori Claudio e Antonio D’Alessandro è giunta ad una sua fase cruciale, dopo oltre un anno e mezzo di attività segreta. Sembrerebbe che dalle perquisizioni operate il giorno degli arresti siano state raccolte informazioni e documenti interessanti sia per confermare le ipotesi accusatorie già note, sia per approfondire aspetti che per ora sono ancora segreti ma che potrebbero portare ad un vero e proprio terremoto in grado di essere percepito in tutta la regione.
Si sa fin dal primo giorno che una ditta vicina ai D’Alessandro ha avuto almeno un appalto nell’ambito della ricostruzione di una scuola ad Avezzano ma gli inquirenti in questi giorni stanno scandagliando decine e decine di gare per capire se possano essere state viziate.
Centrali appaiono, per la procura, le figure dei due imprenditori D’Alessandro che gestiscono decine di aziende tra le quali anche alcune non formalmente di loro proprietà. Questo particolare sarebbe noto ai tecnici e ai responsabili degli enti pubblici i quali, oltre a non denunciare la stranezza, spesso avrebbero controllato poco.
Il risultato è che i costi degli appalti lievitano in proporzione ai guadagni dei privati (comprese eventuali corruzioni).
Tra i nomi che vengono citati nell’ordinanza (ma che a quanto risulta non sarebbe indagato), c’è quello di Maurizio Luciani, personaggio importante dell’imprenditoria abruzzese con prevalenza di interessi a Roma.

IL BIG LUCIANI TRA ROMA E ABRUZZO
E' Luciani il titolare della ditta che si aggiudica formalmente l’appalto dell’illuminazione cittadina di Cepagatti con la Edil Tecnica srl.
Luciani è un imprenditore, costruttore e immobiliarista romano molto noto in Abruzzo: 65 anni, presidente della società Villaggio Mediterraneo che si è occupata della costruzione del mega complesso edilizio servito a Chieti in occasione dell’evento sportivo del 2009.
Negli ultimi vent’anni ha lavorato per il Coni, il ministero della Difesa, il Comune di Roma, la Regione Lazio.

Il suo gruppo si chiama "Paradigmi costruttivi spa", e opera nelle costruzioni e negli appalti pubblici. Suo nonno, come ricostruisce un articolo de Il Giornale di qualche anno fa, aveva fondato il Lanificio Benedetto Luciani, a Roma, che arrivò a dar lavoro, negli anni Cinquanta, a tremila persone. Poi il destino dell’ azienda fu segnato dalla morte precoce di suo padre. Maurizio, una laurea in economia, ricominciò da solo, scegliendo un settore diverso. Ora il complesso delle sue attività fattura intorno agli 80 milioni di euro.
Per il complesso dei Giochi del Mediterraneo, nato per ospitare gli atleti e le delegazioni, ha investito insieme ad altri soci 150 milioni di euro. «Lo abbiamo costruito in tempi record», ha detto sempre al Giornale, «e se non ci fossimo stati noi i Giochi si sarebbero spostati a Pescara...».
Ma Luciani, che crede fortemente nelle potenzialità dell’Abruzzo, ha investito anche a Fossacesia, in complesso turistico residenziale e alberghiero con un investimento di circa 120 milioni di euro. In tutto 180mila metri cubi: villette, appartamenti, un complesso alberghiero e residenziale.
Insieme a Luciani lavorano anche i figli Massimo che si occupa della parte residenziale privata, Marcello, che segue gli appalti pubblici.

IL GIRO DI DITTE PER L'INTERPOSIZIONE
Nei prossimi mesi la Forestale che indaga dovrà chiarire come Leone e gli imprenditori D’Alessandro abbiano in realtà condizionato le due gare di appalto di Cepagatti e Montesilvano.
Ora, tra le 11 ditte partecipanti alla gara di Montesilvano, fa notare il gip Luca De Ninis tre fanno capo direttamente ai fratelli D’Alessandro e sono il Consorzio stabile Abruzzo lavori, la Edil Pescara srl (di proprietà di Pattara) e la Tecnorestauri srl; inoltre una appartiene ai fratelli Cesare e Giuliano Leone (Elettroimpianti Leone).
Tuttavia anche le altre ditte avrebbero dei rapporti con coloro che la procura considera ai vertici di questo sistema.
C’è per esempio la ditta Lpg che secondo la procura ha certamente rapporti per “interposizione” con la ditta del vicesindaco di Cepagatti come dimostra una conversazione trascritta dalla forestale («digli che eventualmente, a Ce’ (Cesare ndr) quello lo può fare pure, lo possiamo fare al nome della Lpg di Giammarino…») .
Sempre attraverso le intercettazioni la procura riesce a sapere che Claudio D’Alessandro ha rapporti stretti per interposizione negli appalti aquilani con la ditta Cogema srl e allo stesso modo appaiono intercorrere rapporti molto stretti collaborazione con la ditta Giacomo Di Prospero .
«In questa situazione», annota il gip, «appare altamente verosimile che le gare siano state guidate verso la società schermo dei D’Alessandro mediante accordi preventivi; grazie ai quali gli appalti regionali vengono preventivamente divisi nell’ambito di un gruppo organizzato di imprenditori in danno della pubblica amministrazione».
Insomma pare di capire che il giudice si sia persuaso della gravità dei comportamenti e delle pesanti ombre che gravitano intorno a questi due appalti ma anche sugli altri nei quali in qualche modo sono intervenute le ditte schermo.
Dunque per il giudice che ha stabilito gli arresti domiciliari sussistono «evidenti le esigenze cautelare, da un lato, relative al pericolo di reiterazione dei reati della stessa specie di quelli per cui si procede dall’altro il pericolo per la genuinità delle fonti di prova», in altre parole il pericolo di inquinamento delle prove è fondato.
Per quanto riguarda il pericolo di reiterazione dei reati secondo il giudice c’è «la totale assuefazione all’abuso dei pubblici poteri ed il loro sistematico asservimento alle finalità economiche personali perseguite dai protagonisti, oltre alla loro notevole capacità di occultamento dietro le società schermo gestite dai fratelli D’Alessandro e di collegamento con una pluralità di soggetti giuridici in grado di condizionare l’esito delle gare».
Si tratta comunque di attività delittuose «tuttora in corso di esecuzione per le quali c’è la necessità assoluta di interromperle» cosa che può essere fatta «soltanto con le misure cautelari».

PRECEDENTI PENALI CHE PESANO
I fratelli D’Alessandro sono, inoltre, entrambi censurati per reato specifico (turbata libertà degli incanti) e per altri reati. Antonio ha anche un precedente per truffa: «pregiudizi che confermano il giudizio negativo desumibili dalla condotta monitorata nell’indagine, la loro intensa capacità a delinquere e la mancanza di scrupoli e resipiscenza», scrive il giudice.
Quanto a Leone «la formale incensuratezza appare ampiamente soverchiata dai tratti marcatamente negativi della personalità e della mancanza assoluta di rispetto per gli oneri connessi alla carica pubblica ricoperta, usata in modo platealmente strumentale a fini privati. Essa non può essere considerata, pertanto, elemento idoneo a determinare un giudizio più favorevole».
Alessandro Biancardi