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La Provincia di Pescara la “pensiona” a 61 anni: «devo andarmene per forza»

Le rimostranze di una dipendente che sostiene che l’ente pubblico non potrebbe cacciarla

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PESCARA. La provincia di Pescara ha collocato in pensione due dipendenti di categoria D1, sebbene loro inizialmente non lo avessero chiesto.

Una delle due ha assecondato la volontà dell’Ente pubblico. L’altra probabilmente dovrà farlo, nonostante non ne abbia alcuna intenzione e sostiene che la Provincia abbia disatteso le nuove norme entrate in vigore nel dicembre 2011 (riforma Fornero).

Sarebbe stata data una lettura errata, secondo l’opinione della dipendente, del cosiddetto sistema delle quote per il collocamento a riposo dei dipendenti e si sarebbe fatta passare tale operazione come obbligatoria per l’ente.
L’ex dipendente che ci ha scritto sostiene inoltre che se l’ Ente avesse voluto procedere alla risoluzione unilaterale prima del dicembre 2011, cioè prima dell’entrata in vigore della legge Fornero, probabilmente avrebbe potuto farlo, poiché allora erano diversi i requisiti per il pensionamento.
La suddetta lavoratrice ha rivolto un quesito al Sole 24 ore, chiedendo se la Provincia debba applicare la risoluzione unilaterale del contratto di lavoro a chi compia 40 anni di contribuzione in data 13/11/2012 (il suo caso), ma la risposta è stata negativa: «no, l’amministrazione non è obbligata a risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro al raggiungimento dei 40 anni di contributi, per coloro che avevano maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2011».
Il Comune di Pescara, Ente dello stesso comparto, risulta che collochi in pensione d’ufficio i propri dipendenti al compimento del sessantacinquesimo anno di età (la dipendente in questione ha 61 anni).

Perché dunque questa diversa interpretazione di una legge nazionale da parte di due enti che distano (fisicamente) 100 metri l’uno dall’altro?
L’Inpdap, interrogato dalla ex dipendente sulla legittimità della risoluzione unilaterale operata dalla Provincia di Pescara, non si è pronunciato: ha ritenuto la questione strettamente attinente alla libera determinazione delle parti, circostanza questa che impedisce che l’istituto possa intervenire sul caso.
La dipendente sostiene inoltre di aver trovato «scarsissima attenzione» alle sue esigenze da parte degli uffici della Provincia che non vogliono assecondare la sua volontà di restare in ufficio. «Una volta», commenta amaramente, «c’era la buona usanza di ringraziare per il servizio prestato le persone che andavano in pensione, ora si viene collocati a riposo in modo forzato senza che le proprie ragioni siano adeguatamente ascoltate».

E per qualcuno che va via probabilmente ci sarà qualcuno che arriva. Le Province sono salve e se l’Ente pescarese assumeva anche in vista della chiusura adesso non rinuncerà a nuovi acquisti.

Probabilmente non sarà necessario nemmeno bandire nuovi concorsi ma basterà far scalare qualche graduatoria ancora valida.