LA SENTENZA

Il Consiglio di Stato boccia il campeggio di Pretoro: “ci sono opere abusive”

Ribaltate le decisioni del Tar Pescara, smentiti Comune, Provincia e Aptr

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Il Consiglio di Stato boccia il campeggio di Pretoro: “ci sono opere abusive”

L'ingresso del camping




CHIETI. Il Consiglio di Stato accoglie l’appello del Parco della Majella sul campeggio di Pretoro.
Vengono così cancellate le sentenze del Tar Pescara favorevoli allo stesso camping “La Maielletta”, ad alcuni campeggiatori ed al Comune di Pretoro che si erano opposti alle multe elevate dalla Guardia forestale per i preingressi costruiti di fronte alle roulotte.
Era stata poi impugnata anche la successiva ordinanza di demolizione emanata dal Parco. Quei manufatti – secondo il CdS – sono opere abusive che nessuna alchimia giuridica o politica può giustificare: di qui la sentenza che condanna Comune, camping e campeggiatori, con spese a carico per 6 mila euro più accessori. Conseguenza immediata sarà anche che le singole multe e le eventuali sanzioni a carico del Comune e del camping dovranno essere pagate.
 Dopo sei anni di battaglie legali, con denunce penali alla Procura di Chieti, ricorsi amministrativi ed al presidente della Repubblica, posizioni contraddittorie dell’Aptr (l’azienda di promozione turistica regionale) e della Provincia di Chieti - dapprima contrarie e poi favorevoli al Camping tanto da classificarlo con tre stelle - questa sentenza chiarisce in modo chiaro che le forzature della legge non portano da nessuna parte.
In effetti la vicenda fu così accesa che a Pretoro divenne anche oggetto di scontro sul blog del Comune tra i sostenitori del Camping ed il perito che contestava le legittimità degli atti sul campeggio e che oggi ha avuto ragione. Addirittura un funzionario dell’Aptr di Chieti, che aveva sollevato perplessità su quella pratica di classificazione turistica, fu esautorato dall’incarico e sottoposto a sanzione disciplinare. Così come fu smentito dal Tar un architetto del settore urbanistico della Provincia di Chieti, che aveva detto no all’autorizzazione del camping e alle acrobazie giuridiche che volevano sanare quella situazione a rischio. Ora invece il CdS ha condiviso il ricorso del Parco «che assume la natura abusiva delle opere e la legittimità delle sue ordinanze di demolizione» ed ha promosso anche la Guardia forestale che nel 2006 aveva multato 111 campeggiatori. Infatti i preingressi all’epoca sanzionati sono strutture fisse, vietate dalle norme tecniche di attuazione del Piano regolatore del Comune e del Parco stesso, oltre che dell’accordo sottoscritto tra i due enti. Insomma «contrastano con la rigenerazione della vegetazione naturale sui terreni destinati a campeggio».


  Per cui «non meritano condivisione i rilievi sollevati» nel ricorso del Comune sulla differenza tra campeggio e parco di campeggio perché comunque i preingressi «si rivelano un inutile ed esteticamente poco apprezzabile inurbamento del territorio». Ma c’è di più. Per evitare multe e demolizione, c’erano state la richiesta al Demanio regionale di restituire i terreni al Comune ed il cambio di destinazione d’uso dell’area campeggio.
In sentenza si legge che «il Parco della Majella si duole della erroneità delle sentenze (del Tar, ndr) nelle parti in cui, aderendo alla ricostruzione delle parti appellate, non avrebbero tenuto in debito conto che la sdemanializzazione del terreno del camping e il mutamento della destinazione d’uso non avrebbero prodotto alcun effetto di sanatoria delle opere abusive».
 E su questo aspetto il collegio giudicante ritiene che «dal combinato disposto delle leggi regionali questi due fatti lasciano impregiudicata la questione del carattere abusivo delle opere realizzate senza titolo su quelle aree. E se ciò vale per i profili urbanistico-edilizi, vale ancora di più per escludere la possibilità di sanatoria».
«A questo mondo c’è giustizia finalmente – dichiara Antonio Di Pasquale, il perito protagonista di questa battaglia - resta però l’amarezza mia e di alcuni campeggiatori di fronte alle istituzioni che dovevano essere dalla parte del cittadino e della legge, ma che ci hanno ostacolato. E resta lo sconcerto di sapere che oggi il campeggio è praticamente abbandonato, anche se appare nelle guide turistiche. Ma la storia forse non finisce qui: la sentenza potrebbe attivare l’interesse della Corte dei conti ed aprire la guerra del risarcimento danni contro tutti quelli che hanno chiuso un occhio su una vicenda di abusivismo».

Sebastiano Calella